La pole dance spiegata dalla due volte campionessa italiana

Tricks, consapevolezza corporea e vertigini, Valeria Bonalume: "attraverso il movimento riesco a comunicare il mio mondo interiore".

È un'anima in movimento e in continua evoluzione. Il linguaggio del corpo è il suo principale veicolo di espressione. Brianzola di nascita, Valeria Bonalume all'età di cinque anni ha iniziato a praticare la ginnastica ritmica. Si è diplomata come tersicorea lirica e istruttrice di danza alla Scuola Professionale SPID di Milano e nel 2010 ha incontrato la pole dance diventando pioniera di quella che da lì a poco sarebbe diventata una disciplina artistica molto amata. È diventata due volte campionessa italiana di pole dance e una terza in coppia e le sue performance, contraddistinte da eleganza, forza e pathos, sono richieste a livello internazionale per grandi eventi e videoclip. Danzatrice, coach, modella e attrice Valeria è alla continua ricerca di stimoli. Ora vive a Milano in zona Navigli nella sua casa atelier, un laboratorio di scambio a livello artistico e umano tra chi vuole mettersi in gioco.

Sandro Brant

Lavori da sempre con il movimento corporeo. Com'è iniziato tutto?
Ho iniziato a fare ginnastica ritmica a quattro anni e ho continuato a praticarla fino a 18 anni allenandomi ogni giorno e facendo gare. Era il mio mondo. Per me muovermi era un'esigenza, attraverso il movimento riuscivo a comunicare il mio mondo interiore. Con il tempo poi questo bisogno è diventato un vero e proprio lavoro sul corpo, sulla mente e sul respiro. Ho frequentato poi la SPID Dance Academy di Milano, scuola triennale di danza, canto e recitazione, diplomandomi come tersicorea lirica e istruttrice di danza.

Quando ti sei innamorata della pole dance?
Ho lavorato come danzatrice partecipando a musical e insegnando fino all'età di 28 anni quando casualmente ho conosciuto la pole dance grazie a un video di Felix Cane, colei che portò la pole dance dai night ai campionati. Io ero molto eterea e sono stata "fulminata" da questa disciplina che mixava la forza della ginnastica con la delicatezza della danza. Comprai online un palo, lo misi in casa e iniziai ad allenarmi prima da sola guardando dei video poi con la performer e istruttrice Marion Crampe che mi consigliò di partecipare ai Campionati Italiani di Pole Dance. Da lì a nemmeno un anno partecipai ai campionati e mi posizionai al primo posto. Subito dopo mi iscrissi, in totale ignoranza ("ride", ndr), ai Mondiali di Pole Dance posizionandomi tra le prime 12 al mondo. Vinsi ancora i Campionati Italiani e cominciai a viaggiare per insegnare nelle varie scuole europee e allenandomi con tante altre professioniste. Ho portato la mia pole dance dal teatro a eventi aziendali e tv.

Sandro Brant (sandrobrant.com)

Com'è nata questa disciplina?
La pole dance arriva dai night club americani e australiani ed è nata con performer con i tacchi. Le ballerine erano talmente brave e facevano evoluzioni pazzesche che sono iniziati i campionati all'interno dei night. La pole dance però ha anche qualcosa a che fare con il Mallakhamb, un'arte marziale indiana praticata dagli uomini su un palo, e con la disciplina circense chiamata palo cinese.

Come ci si avvicina alla pole dance?
La prima volta che ho afferrato il palo mi sono detta: "È impossibile!". Le mani mi scivolavano e la braccia mi facevano male. All'inizio hai tutte le paure del mondo perché la pole dance ti mette a nudo in tutti i sensi. Devi indossare un abbigliamento minimal perché il corpo deve avere grip sul palo. E molti hanno timore a spogliarsi. Alla prima lezione infatti si viene vestiti, già alla seconda si è quasi in mutande e reggiseno ("ride", ndr). Già alla prima o massimo alla seconda lezione riesci a "stare" sul palo. Dopo poche settimane il tuo corpo è già cambiato. Il suo apprendimento è veloce, sicuramente più veloce rispetto alla danza. La maggior parte di chi si avvicina alla pole dance inizia mettendosi il palo in casa. In palestra viene ancorato, ma in casa si può utilizzare quello a pressione.

Quali sono i primi "passi" di questa disciplina?
Sono i tricks che uniti in una coreografia formano una combo. Tra i principali trick ci sono il climb, il chair, il carousel, le inversioni...

Qual è il target delle persone che si avvicinano a queste disciplina?
È una disciplina per tutte le età. Per esempio io ho un'allieva di 8 anni e una di 68 anni che è un portento. Quando ho iniziato a fare pole dance, dieci anni fa, si avvicinavano a questa disciplina perlopiù donne dai 18 anni in su. Ora non c'è limite di età. Ai corsi si presentano anche bambine, bambini e tanti uomini.

Come si svolge una tua lezione di pole dance?
Amo insegnare privatamente, con una, massimo due, persone. Per me l'insegnamento è uno scambio. Ho formato molte insegnanti e performer, ma faccio corsi anche per persone che lo praticano come sport. Cerco di insegnare attraverso i tricks ad avere maggiore consapevolezza del proprio corpo. Ascoltando il proprio corpo a volte si riescono anche a individuare e risolvere problematiche della propria vita.

Cosa provi quando sali sul palo?
Strano a dirsi, ma io soffro di vertigini. Su un palo volante, sospeso a sette metri da terra senza rete sono però talmente concentrata e mi piace così tanto quello che faccio che la paura passa in secondo piano. Come mi sento quando sono sul palo? Mi sento me stessa, sento che posso essere quello che sono senza giudizio e che posso sperimentare.

Progetti per il futuro?
Da piccola ho suonato il violoncello e cantavo nel coro. Recentemente ho recitatato in un film indipendente che uscirà al cinema. Tra i miei progetti per il futuro c'è quello di utilizzare la voce che secondo me è uno strumento molto diretto che arriva prima del corpo. Sto lavorando sulla mia voce grazie a un corso radiofonico. Quello che vorrei fare ora è concentrarmi sulla mia parte attoriale ed espressiva attraverso il cinema, video e voce.

Marco Onofri
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