Plastica e cosmetici: a che punto siamo?

Riusare i flaconi, riciclare gli imballaggi, creare formule biodegradabili ed eliminare le microplastiche: il mondo della cosmetica ha già messo in atto tante soluzionsta andando in questa direzione.

Sulapac Chanel
Courtesy Sulapac

L'ironia di questa drammatica emergenza globale è che «i primi prototipi di qualcosa che assomiglia alla plastica nascono con uno scopo nobile, anzi nobilissimo: nel 1870 due americani, i fratelli Hyatt, brevettano la celluloide con l’idea di sostituire l’avorio nella produzione delle palle da biliardo». Di lì a poco arrivarono pvc e cellophane.
Questa la genesi raccontata da Filippo Solibello, conduttore di Caterpillar su Rai Radio2, nel libro Spam - Stop plastica a mare, 30 piccoli gesti per salvare il mondo dalla plastica (Mondadori, 18 euro). Da cittadino sensibile ai problemi ambientali si è domandato cosa potesse fare per non contribuire al problema in questione visto che la funesta predizione è che, per il 2050, in mare ci sarà più plastica che pesci. Pesci e crostacei che la ingeriscono insieme al plancton, trattenendola in corpo e contaminando ciò che mangiamo. L’industria cosmetica, tra le prime a essere chiamate in causa, sta cercando di contribuire al cambiamento, anche se è chiaro che sarà un insieme di azioni a metterlo in pratica: nuova produzione industriale, trasformazione delle abitudini, impegno da parte di tutti i governi del mondo.

Il bicchiere PCup, in silicone riutilizzabile, non si rompe ed è un’idea italiana per eventi all’aperto e locali sulla spiaggia, che in questo modo evitano i bicchieri usa e getta. In più, PCup si collega allo smartphone con un chip e permette di ordinare e pagare senza dover fare la fila.
Courtesy PCup

Solibello sapeva ben poco di prodotti di bellezza e trucchi ma se ne è dovuto inevitabilmente occupare (in copertina ha messo la celebre foto del cavalluccio abbracciato al cotton fioc). «Non sapevo che la produzione cosmetica italiana incidesse così tanto nel mercato mondiale. Diventa ancora più importante il fatto che siamo stati i primi ad approvare una legge contro le microplastiche nei prodotti (dal 2020 saranno vietate, ndr), perché obbligheremo tutti a seguirci. E viste le ultime manifestazioni dei giovanissimi a favore dell’ambiente, chi vorrà conquistarsi nuovi consumatori dovrà per forza andare in questa direzione». e già dall’inizio dell’anno sono stati messi al bando i cotton fioc in plastica, anche grazie alla lunga azione di sensibilizzazione di associazioni che da anni si battono per questi traguardi, ricorda Solibello.

Eliminare gli imballaggi, completamente, è stato uno dei tentativi messi in atto dal- le aziende con la cosiddetta tendenza di proporre prodotti “nudi”, ovvero senza confezioni. Questo significa solidificare le formule, come shampoo e balsami in stile saponetta, oppure proporre flaconi da riempire potenzialmente all’infinito nel punto vendita, ma questo implica una collaborazione forte dei clienti. Lo hanno fatto alcuni supermercati stranieri con il cibo e il marchio di cosmesi Lush, che l’anno scorso a Milano ha aperto il suo primo Naked Shop con prodotti totalmente privi di packaging.

La turtle jelly bomb di Lush, da usare nella vasca da bagno.
Courtesy Lush

I materiali alternativi sono l’ambito forse più vasto scelto dalle aziende. La stessa Cosmetica Italia, associazione nazionale delle imprese cosmetiche, conferma un lieve calo dell’uso della plastica a favore della carta nelle confezioni (dal 35 al 33% dal 2016 al 2018). Sono però le bioplastiche il fenomeno più interessante, quelle cioè derivate da materiali organici, che possono essere sia compostabili (da gettare nell’umido, per capirsi) che riciclabili nuovamente dopo l’uso. Il colosso del lusso Chanel ha investito qualche mese fa nella start-up finlandese Sulapac, specializzata in materiali derivati dagli scarti del legno mixati ad additivi naturali, adatti per le confezioni ma anche per oggetti come bicchieri e pettini (alcuni esempi sono nella foto di apertura in alto). Anche L’Erbolario si è da tempo rivolto al mondo delle bioplastiche per i propri packaging, dopo una ricerca di due anni sul Polietilene Green (derivato dalla canna da zucchero), completamente riciclabile nella filiera della plastica. Inoltre, ha iniziato a sperimentare un Green Pet (al 30% da fonti rinnovabili) per i flaconi dei bagnischiuma e sta studiando un Green PP, che potenzialmente andrà a sostituire il polipropilene tradizionale. a questo si abbina lo sforzo dell’azienda di Lodi di creare prodotti e imballaggi dalla forma semplice e di materiali facilmente riciclabili.

Le spugne di MartiniSpa in fibra di konjac, una pianta asiatica.
Massimo Spadotto Agemax

Nel settore bioplastiche l’Italia stessa è all’avanguardia: ormai si riescono a produrre materiali da alghe, canapa, funghi, patate, scarti del cibo ecc. Novamont e Bio-on sono due aziende affermate e già coinvolte nella cosmesi. La prima, piemontese, è nota per aver inventato il Mater-bi derivato dal mais (avete presente i nostri sacchetti della spesa?), la seconda, di Bologna, ha già in gamma una serie di polimeri pensati appositamente per il mondo della cura personale. Entrambe hanno proposto sul mercato microplastiche per cosmetici completamente biodegradabili, visto che entro il 2020 le aziende dovranno adattarsi alla nuova legge. Questi microgranuli sono presenti soprattutto in scrub, detergenti corpo, dentifrici, ma anche creme e solari, e sono stati messi sotto accusa per la loro presenza in mare. C’è chi già utilizza nelle formule granuli naturali (noccioli o chicchi di riso frantumati, sfere di jojoba, sale marino...); gli altri dovranno presto scegliere fra le altre alternative ecologicamente innocue.

La difficoltà del riciclo rimane uno dei problemi principali, soprattutto per le cosiddette plastiche miste che sono difficilmente separabili. Solibello nel suo libro se ne occupa andando direttamente alla fonte, da Corepla, il consorzio nato nel 1997 per la raccolta e il riciclo della plastica. «Quanti imballaggi vengono recuperati in Italia? il dato è impressionante: siamo oltre l’83%. È pazzesco. [...] Di tutta questa plastica recuperata solo il 60% viene riciclato o riutilizzato tornando nel processo produttivo». Visto che, secondo molti, le bioplastiche non basteranno a soddisfare tutte le esigenze, sarà cruciale usare plastiche monomateriali e facilmente riciclabili. L’ultima edizione della fiera della cosmetica Cosmoprof ha scelto come tema portante la sostenibilità e nel padiglione dedicato agli imballaggi, il Cosmopack, è stato presentato No.Co – No Compromise, un flacone di polimero Pet riciclato al 100% con caratteristiche di trasparenza, lucentezza e resistenza adatti alla cosmesi di alto livello. È stato realizzato insieme ad Aliplast, azienda in provincia di Treviso che dal 1982 si occupa dei cosiddetti polimeri rigenerati.

I teli in cotone con resina e cera d’api di Beeopak sostituiscono il cellophane. Sono lavabili e si possono mettere nel freezer, sono simili a quelli di Apepak.
Courtesy Beeopak

Alcuni marchi sono già da anni all’opera per raggiungere obiettivi di riciclo totale. Tra questi Davines, che utilizza esclusivamente materiali riciclabili per flaconi, vasi e tappi. Di recente ha aumentato la scelta di plastica derivata dalla canna da zucchero, mentre da sempre evita accuratamente le microplastiche scegliendo granuli naturali. Il lancio della colorazione View biodegradabile tra il 95 e il 99% dimostra l’impegno all’innovazione verde, da sempre nel cuore dell’azienda di Parma. Bioclin, marchio dell’Istituto Ganassini di Milano, ha appena lanciato uno shampoo e shower gel biodegradabile al 100% nella formula: in più, il flacone è Pet riciclato e ancora riciclabile, e l’etichetta è biodegradabile. Bioclin sarà presente anche al festival Slow Fish di Slow Food a Genova, dove il 9 maggio parteciperà a una conferenza per parlare di soluzioni anti-plastica. Klorane da qualche anno propone formule biodegradabili a facile risciacquo, come le ultime della linea alla menta acquatica, e sta pianificando di riformulare pian piano tutte le gamme in questa direzione: i flaconi di shampoo e balsami sono in plastica riciclata tra il 25 e il 50%.

La borraccia di L’Occitane e 24bottles.
L'Occitane/Benoit Lapray

È confortante scoprire che anche il grande gruppo Procter & Gamble si stia interessando al tema perché si tratta di centinaia di milioni di flaconi prodotti ogni anno. Con il marchio Head & Shoulders ha lanciato la linea Derma&Pure con bottiglie che contengono il 25% di plastica riciclata e che sono a loro volta completamente riciclabili. Con Pantene, per ora solo all’estero, ha annunciato l’introduzione di bottiglie in alluminio ricaricabili per shampoo e balsamo, mentre per Oral-B testerà un sistema di riciclo delle testine degli spazzolini sia manuali sia elettrici (che sono un altro grosso problema, infatti quelli in bambù sono ormai abbastanza diffusi anche oltre i circoli di eco-appassionati).

Courtesy Mondadori

Il fermento legislativo in Italia non si ferma: il prossimo obiettivo sarà eliminare le plastiche monouso (cannucce, piatti, bicchieri, molte confezioni dei supermercati...) come votato a fine marzo dal Parlamento europeo, che ha imposto come scadenza il 2021. Comporterà, certamente, un cambio di abitudini radicale per tutti noi. Il traguardo è, però, raggiungibile e ha l’appoggio del ministro dell’ambiente Sergio Costa, che è stato promotore della legge “Salvamare”, un provvedimento complesso che, tra le altre cose, permetterebbe ai pescatori di raccogliere rifiuti al largo e riportarli a riva per lo smaltimento, senza costi per loro.

Chiedo a Filippo Solibello cosa servirebbe per fare il salto di qualità nella lotta all’inquinamento da plastica: «Studiando questo mondo, ho capito che non esistono soluzioni semplici. Serve sempre più riciclo e circolarità della vita della plastica, senz’altro, ma anche una coalizione globale e non solo interventi di singoli governi. Abbiamo competenze e soluzioni per aiutare quei Paesi che sono più indietro sul corretto smaltimento dei rifiuti». Le nuove generazioni hanno fatto capire quale strada intendono seguire: il cambiamento non solo è necessario, ma inevitabile.

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