Siamo a Parigi, negli anni Venti. Tra i viali infiniti e le vie più nascoste, come la misteriosa Rue Laffitte, a un passo da Boulevard des Italiens, si incomincia a sentire una fragranza particolare. Insolita. Non è quella del burro che si scioglie per fare i croissant. È inedita. È il profumo, come lo conosciamo oggi, a esattamente un secolo di distanza. Ed è sicuramente un elemento del beauty case delle ragazze flapper che rimarrà sempre in voga, anche nel nostro decennio; un classico firmato Anni Ruggenti.

La profumeria moderna nasce nella Ville Lumière a inizio secolo, con l’Esposizione Universale, ma si afferma a livello commerciale qualche anno dopo, quando le donne iniziano a imbellettarsi ed emanciparsi. E il rossetto come lo concepisce Maurice Levy nel 1915, ovvero sotto forma di stick, non è più sufficiente. Ci vuole qualcosa che lo accompagni e, soprattutto, long lasting. Le colonie non vanno più di moda: sono troppo delicate. Si scopre il potere olfattivo delle spezie, dei legni. Grazie allo sviluppo industriale, alla nascita dei treni e delle macchine, giunge da Oriente l'oud.

Grandi nasi (così vengono definiti i professionisti che creano le fragranze) e stilisti di moda incominciano a tessere delle relazioni che danno vita ai profumi più noti del Novecento. Essenze che troviamo ancora oggi nelle boutique più prestigiose. Paul Poiret, “il Picasso della moda” conia nei primi anni ruggenti la definizione di “couturier-parfumeur”, a dimostrare che il sodalizio tra creatori di profumi e mondo dell’abbigliamento è sempre più forte. I primi nella veste di connaisseurs di ingredienti olfattivi, gli ultimi come esperti di quello che le donne desiderano, nel 20esimo secolo come oggi: sedurre. Se stesse e, perché no, gli altri.

Tra i profumi più famosi, da indossare sempre con un rouge à lèvres, che inaugurano l’alba degli anni folli del secolo scorso c’è Chypre di Francois Coty, del 1917. Sempre sulle note chypre, Jacques Guerlain propone due anni dopo il mitico Mitsouko. Oggi è indossato da francesi doc come Ines De La Fressange. N°5, Chanel. Una creazione mitica, creata nel 1921, a cura del naso più noto a quei tempi: Ernest Beaux, profumiere della società Rallet. Non è possibile dimenticare le note olfattive di neroli, gelsomino, sandalo e vaniglia (solo per citarne alcune) di Arpège, firmato dalla maison Lanvin nel 1927. E la lista sarebbe ancora lunga. Quello che unisce tutti questi profumi è il loro essere, almeno all’inizio, provocatori. Ma la società sta cambiando e la donna non si chiude più in casa. Esce, si profuma. Nonostante molti di questi siano ancor in commercio, esistono fragranze create di recente in grado di essere già un classico e, soprattutto, di rievocare quegli anni. Come quella orientale-speziata di Opium firmata Yves Saint Laurent, creata nel 1977. Nel 2000 nasce il profumo Musc Ravageur di Fredric Malle, pensato dal naso Maurice Roucel. Si tratta di una tra le essenze più sensuali mai concepite, grazie a note particolari tra cui spiccano muschio, lavanda, fava tonka, tangerino e legno di Guaiaco. I serragli sono un luogo di perdizione, dal sapore orientale. E sono la fonte d’ispirazione per la creazione di nicchia Or du Serail (2014) di Naomi Goodsir. Per la flapper contemporanea con lo spirito de cette époque.

Oggi, come negli anni di Zelda Fitzgerald, le donne amano piacersi ed essere apprezzate. Dunque, rossetto, profumo. Manca il finissage e tutti i segreti che comporta. Le femmes dell’epoca amano truccare il volto con la cipria, perché il “pallore” fa rima con “aristocrazia". Inoltre, usavano sottolineare le sopracciglia con una linea compatta ma sottile, spesso allungata. Questi due aspetti della beauty routine sono stati presto abbandonati. Anche nei Duemila non si utilizzano più, in favore di un colorito naturale e di sopracciglia foltissime à la Cara Delevingne. A essere ancora un must have nel beauty case delle flapper come in quello delle millennial è il mascara. Nato nel 1913, è inventato dal chimico americano T. L. Williams, per sua sorella Mabel. Se il cognome non dice niente, l’azienda che crea da lì a qualche anno forse sì: la Maybelline. Il colosso produce questo iconico prodotto ancora oggi, in tutti i colori e tipologie. Tornando in terra francese, tra le parigine (ed europee) contemporanee, un sempreverde è il rimmel della maison Chanel, che promette di mettere in risalto qualsiasi tipo di ciglia. E di donna.

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