Come trovare il proprio profumo: 4 donne di età diverse raccontano

"Quando ne metto uno mai provato prima mi sembra di indossare un’altra pelle, una personalità inedita. Di volta in volta divento avventurosa, aggressiva, seducente...".

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Joe Robles su Unsplash

L'odore delle rose / è una reazione chimica / se un giorno lo scoprissi / non lo ameresti più?. Il refrain della canzone d’amore e disperazione (forse) più bella degli Ottanta, è la quintessenza dell’interrogativo (forse) più esistenziale che ci poniamo jour après jour. Un profumo può durare a lungo, appena dietro la nuca o per sempre, dentro i nostri ricordi. Un profumo è l’essenza che sta dentro un primo o un ultimo sguardo, tra i polsi di chi ci ha carezzato le tempie, di chi ci ha salutato da lontano, come sconosciuti ritrovati. Il profumo è proustiano, quando sa di avventure che non ricordavamo di aver intrapreso, di persone che non ricordavamo (più) di aver stretto. Il profumo è un’emozione, sta a noi scegliere se vivere col contagocce o inebriandoci. Il perché delle emozioni / perché nascono e poi muoiono / credi a me non lo sappiamo /e non lo sapremo mai.

#1 Ludovica, 34 anni. Il mio primo profumo l’ho scoperto in aeroporto di ritorno da un viaggio a Londra: me lo ha fatto scoprire il mio fidanzato dell’epoca nel duty free. Poco dopo ci siamo lasciati e ho detestato quella fragranza. Ma ho ripreso a indossarla perché era la mia, mi rassicurava molto annusarmi i polsi dopo averla spruzzata. L’ho abbandonato di nuovo quando da profumo semi-sconosciuto è diventato il profumo tra i più venduti al mondo: lo sentivo ovunque e mi nauseava. Crescendo i profumi mi annoiano più in fretta. Amo quelli che hanno sempre una nota di muschio bianco. Mettere il profumo per me è sempre stato un rito molto spartano, lo spruzzo con casualità e di fretta prima di uscire. Mentre adoro sentire il profumo degli altri quando li abbraccio: è uno dei momenti più intimi tra esseri umani.

Foto di Jack Finnigan su Unsplash

2 Cristina, 51 anni. L’olfatto è sempre stato il mio senso preferito. Un mio amico lo ha perso e io impazzirei, al suo posto. Sin da bambina ho usato l’olfatto per creare un album mentale di ricordi legati a un odore, come molti fanno con le canzoni. Da bambina la mamma mi regalava flaconcini di colonie al bergamotto, alla rosa, alla lavanda o alla violetta. Poi mi è capitato in regalo una bottiglietta di essenza di caprifoglio e ho iniziato ad allargare gli orizzonti. Fino al colpo di fulmine a 11 anni: a un’amica coetanea regalano Chanel N.5 (un po’ prestino?) e faccio di tutto per averlo anch’io. Da quel momento i profumi sono diventati una passione smodata. Li berrei, se potessi. Quando ne metto uno mai provato prima mi sembra di indossare un’altra pelle, una personalità inedita. Di volta in volta divento avventurosa, esotica, aggressiva, o seducente. Mi sembra che la mia temperatura si alzi. E poi mi piace collezionarli, maneggiare le bottigliette come se fossero gioielli. Ho anche una fragranza feticcio: si chiama Bain de Champagne di Caron, creato nel 1923. Appena me ne capita a tiro una bottiglia (non spesso) la compro subito!

Foto di Tom Holmes su Unsplash

#3 Carla, 32 anni. Gli odori sono ricordi, sono il segno di un passaggio in un luogo o in una vita. Hanno, per me, più impatto e più importanza di un abito, di una parola o di un volto. Conservo molti ricordi, da quando ero una bambina, legati a odori e profumi, molto molto forti. Ogni odore mi riporta a qualcosa, emozioni, persone, momenti di crescita. È qualcosa di molto personale. T-shirt bianca, jeans e profumo, è tutto quello che serve.

#4 Olivia, 24 anni. Legno e cedro. Durante il periodo più controverso della mia vita, questi, sono state le due essenze che ho indirettamente indossato ogni giorno, o quasi. Legno e credo, legno VS credo, ovvero i profumi degli uomini che ho amato, contemporaneamente, per un anno della mia vita. Che ho indossato su nuca, clavicole, labbra, dita delle mani… Non li scorderò mai. Spesso si “incrociavano”, davano vita all’aroma che accompagnava le mie notti insonni, quelle in cui avrei desiderato una pelle impermeabile…e un cuore pure.

Foto di David Clarke su Unsplash

#5 Valerio, 41 anni. Quando ero bambino mia madre usava un profumo dalla grande bottiglia di vetro color ocra, l’aroma era forte e mi soffocava quando mi abbracciava: una specie di anticipazione infantile del senso di fastidio per l’invadenza dell’amore materno che sarebbe arrivato con l’adolescenza. L’anno scorso sono uscito con mio padre a cercare un regalo per il compleanno di mia madre, un pomeriggio strano perché da anni viviamo in città diverse, e non succede quasi mai che usciamo io e lui, tantomeno a fare compere. Ci è venuto in mente di regalarle proprio quel profumo, una bottiglia grande come quella che mi ricordavo da bambino, ma non siamo riusciti a trovarlo. Alla fine la proprietaria di una profumeria ci ha spiegato che non lo fanno più; anzi che il brand esiste ancora ma il profumo non è lo stesso. Aveva più o meno l’età di mia madre e parlava come se avesse ripetuto quella spiegazione molte volte in passato, ma anche con partecipazione, come se la sparizione di quella precisa essenza fosse una specie di torto generazionale subito dalle donne di quell’età. Quando l’abbiamo raccontato a mia madre lei ha riso, e ci ha chiesto con la stessa gentilezza malinconica della proprietaria della profumeria se non ci eravamo mai domandati perché di punto in bianco anni prima avesse smesso di usare il suo profumo preferito.

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