Quando Yves Saint Laurent creò Opium, la fragranza che scatena l'amour fou

"Con la sua forza incandescente spero che questo profumo possa liberare i fluidi divini e gli incantesimi della seduzione"

Studio 54 Archive By Sonia Moskowitz
Sonia MoskowitzGetty Images

Quando la scia opulenta e magnetica di Opium cominciò a diffondersi nel 1977 insieme al suo nome evocativo e provocatorio fu un vero e proprio shock. Fu Yves Saint Laurent in persona a volere osare e sfatare i pregiudizi olfattivi turbando ed emozionando le donne e gli uomini abituati ad accordi più conformisti. Quello dello stilista francese fu un azzardo geniale perché, placatosi il fermento della novità, a dispetto di tutto, il profumo Opium rimase e rimane, nella sua originalità, un grande classico.

Opium di YSL l'ispirazione. Per conoscere meglio la storia di Opium di Yves Saint Laurent, il celebre profumo orientale-speziato lussuoso, sensuale e conturbante, abbiamo incontrato Chantal Roos, ex presidente del settore bellezza di Yves Saint Laurent, alla quale si deve la creazione e il successo di profumi quali l’Eau d’Issey Miyake, Mâle di Jean-Paul Gaultier e, appunto, Opium. "Entrai in Yves Saint Laurent all’inizio del 1976. Il mio incarico era di occuparmi dei progetti esistenti e di sviluppare una nuova fragranza. La sfida era creare un profumo che rappresentasse l'ésprit di monsieur Saint Laurent. Yves desiderava «un profumo per l’imperatrice della Cina»", comincia a raccontarci Chantal.

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"Se ho scelto Opium come nome per questo profumo è perché ho sperato ardentemente che, con la sua forza incandescente, potesse liberare i fluidi divini, le onde magnetiche, i tirabaci e gli incantesimi della seduzione che fanno nascere l'amour fou, il colpo di fulmine, l'estasi fatale", disse Yves Saint Laurent in occasione del lancio della fragranza nel 1977.

Opium di YSL il packaging. "Era il momento della definizione del packaging. Il designer propose diverse opzioni, ma una in particolare catturò la mia attenzione: l’inro, la scatoletta, di origine asiatica, che nella tradizione veniva utilizzata per contenere polveri medicinali. Tutta laccata con una corda che la chiudeva e la legava alla cintura. Raggiunsi monsieur Saint Laurent alla Maison che mi diede una nappa e dei piccoli gioielli per guarnire la corda. Il profumo, la bottiglia in vetro, la struttura esterna di plastica e tutto il resto, costavano una fortuna! E la realizzazione non era priva di ostacoli: quando tornai dalla Maison, fiera della mia nappa, la fabbrica incaricata della realizzazione del pack mi disse che non potevano assolutamente realizzarla: le donne addette all’assemblaggio avrebbero dovuto cucire e lavorare a mano il gioiello e le nappe. Ci sarebbe voluto un minuto per ciascuna bottiglia".

Opium di YSL il nome. "Uno dei momenti più importanti fu quando Yves Saint Laurent mi chiese: «Chantal, pensi che potremmo chiamarlo Opium?». «Certo!», risposi. Fu l’inizio dei problemi! Subito gli Squibb Laboratories, allora proprietari del progetto, si rifiutarono perché fermamente contro le sostanze stupefacenti. Pierre Bergé dovette combattere con tutta la sua forza. Gli ostacoli erano concreti, sarebbe stato difficile distribuire negli Stati Uniti, in Cina e in Arabia Saudita. Abbiamo dovuto addirittura distribuire i profumi senza riportare sul flacone il nome Opium. Ho anche dovuto firmare un documento dichiarando di non avere tentato di riprodurre l’odore dell’oppio. Inizialmente, i general manager dell’azienda non erano convinti del progetto. Qualcuno dopo la mia presentazione mi disse che ero giovane, non avevo esperienza e che un profumo in una bottiglia di plastica, con un nome simile e a quel prezzo non avrebbe mai funzionato. Ne fui molto addolorata anche se il team della Maison Yves Saint Laurent mi supportò e mi rincuorò".

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Una fragranza lussuosa, un'estrema sensualità per una scia conturbante, provocante e sensuale: Opium edp, Yves Saint Laurent (da 78 euro il 30 ml).

Opium di YSL il colore. "Era il momento di scegliere le tonalità del packaging. Per l’esatta tonalità di rosso, Yves Saint Laurent mi diede un pezzo di legno che io tagliai in quattro, in modo che ogni fornitore potesse avere un riferimento esatto del colore. Dopo qualche giorno, Pierre Bergé me lo richiese indietro. Gli dissi che non era possibile perché l’avevo tagliato a pezzi senza sapere che facesse parte di un arredamento cinese del VIII secolo! Ero mortificata, ma Yves Saint Laurent mi disse che non era un problema».

Opium di YSL il successo. "Per quasi un anno non fummo in grado di raggiungere il 100% delle previsioni di vendita. Nel 1978, dopo avere confermato che questo profumo non incitava all’uso di oppio, lo lanciammo con determinazione negli Stati Uniti. Un’enorme barca cinese nel porto di New York fu il posto eletto per questo evento: monsieur Saint Laurent fu accolto da centinaia di giornalisti e di celebs. Ma come è noto Yves era un tipo molto timido ed essere circondato da una folla simile lo rese un po’ nervoso. Scappammo allo Studio 54! «Per tutti quelli che adorano Yves Saint Laurent» fu il claim pubblicitario dopo che fu rifiutato: «Per tutti quelli che sono addicted a Yves Saint Laurent». In ogni caso, tutti adorarono Opium!", conclude Roos con un sorriso compiaciuto e gli occhi lucidi.

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Opium di YSL si apre con note di pepe rosa, mandarino e pera, matura in accordi di fiori d’arancio, gelsomino di Sambac ed eliotropio e si chiude in una scia di caffè, vaniglia, e patchouli.

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