La pelle si riequilibra da sola, supportata da questi skin tools

Due dermatologhe ci spiegano come insegnare alla pelle a ripristinare la funzione barriera.

Una crema sbagliata, una maschera troppo aggressiva, un siero che "tira la pelle". Spesso di fronte a un disequilibrio epidermico ci si sente dire da dermatologi e skin therapist che si tratta di valori fisiologici dell'epidermide alterati. Facciamo un passo indietro. Cos'è il pH della pelle? "La pelle è in grado di svolgere diversi ruoli fondamentali per il nostro benessere generale, ma il suo ruolo più importante è quello di proteggere il nostro corpo dal mondo esterno e il suo pH, uno dei suoi meccanismi chiave di protezione che misura l'acidità o la basicità della pelle. I fattori esterni che stressano la pelle sono l'inquinamento, gli sbalzi di temperatura e le sostanze chimiche aggressive. Il valore ottimale di pH della pelle sulla maggior parte del nostro viso e corpo è compreso tra 4,7 e 5,75. Un pH di 7 è considerato neutro, il pH naturale della pelle è invece leggermente acido cioè 5,5", spiega la dermatologa Mariuccia Bucci.

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"Creato dalla parte acquosa del film idrolipidico che protegge gli strati esterni dell'epidermide il pH della pelle varia leggermente in base sia al sesso sia alla parte del corpo. Inoltre cambia nei diversi momenti della vita. Per riequilibrare il pH della pelle bisogna usare con costanza prodotti che l’aiutino a ripristinare la funzione barriera e la capacità di trattenere acqua. Utilizzare un sapone-non-sapone o un detergente a risciacquo privo di parabeni, sostanze che possono irritare, e di tensioattivi aggressivi che disidratano. È importante passare sempre il tonico necessario per ripristinare il pH della pelle sana, che va dal 5,3 al 6,5, per eliminare bene le tracce di makeup e le particelle inquinanti che si depositano sopra, impedendole di respirare. Da evitare acqua troppo calda e calcarea, meglio acque micellari", conclude Bucci.

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"La pelle è quasi sempre in grado di tamponare da sola le aggressioni esterne e di riportare il proprio pH a valori ottimali che le permettono di svolgere appieno la sua funzione barriera", precisa la dottoressa Emanuela Maria Cecca, dermatologa di MioDottore che ha aderito al progetto di video consulenza online attivato dalla piattaforma. Il pH non è uguale in tutte le parti del corpo, ma esistono strumenti in ambito dermatologico in grado di misurarlo durante la semplice visita medica. "In alcuni casi - prosegue Cecca - quando gli stimoli esterni stressano troppo la pelle o quando alcuni disturbi cutanei, come per esempio la dermatite atopica, la rendono più fragile, il pH della pelle si altera. Ripristinare il pH cutaneo significa quindi mantenere l'ambiente acido ideale perché la flora batterica cutanea sia presente in modo equilibrato e anche la struttura del film idrolipidico, lo strato naturale di lipidi presente sulla pelle, possa fare la sua funzione di barriera protettiva".

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Cosa dobbiamo fare per favorire il mantenimento del pH ideale? "Dobbiamo agire su più fronti usando prodotti delicati sia durante la detersione sia nella fase di idratazione. I detergenti syndet, ovvero detergenti non ionici, per esempio non alterano il pH cutaneo e nemmeno il film idrolipidico. Si riconoscono perché generalmente non fanno schiuma e si presentano in forma di gel o latte o crema detergente. Nella fase di idratazione dovremo tenere presente che una crema studiata per il viso non potrà essere sufficiente sulle mani che hanno un pH diverso e sono esposte a fattori esterni più stressanti. Il mercato offre creme specifiche per le diverse parti del corpo. In generale è sempre meglio scegliere di applicare singoli prodotti senza sovrapporli soprattutto in aree delicate come quella del viso. Anche l'alimentazione e l'abbigliamento influiscono sul benessere cutaneo. Cibi ricchi di vitamina B come i cereali, le proteine animali e il lievito di birra non devono mancare nella nostra dieta. In ultimo, l'abbigliamento influenza la sudorazione e quindi il pH della pelle che tende ad aumentare. Una pelle meno acida è più soggetta alle infezioni e alle irritazioni. Preferiamo, quindi, fibre naturali direttamente a contatto della pelle e limitiamo l'uso di abbigliamento tecnico il più possibile", conclude Cecca.

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