Le bevute post lavoro possono portare i dipendenti all'alcolismo?

«È importante chiedersi l'effetto desiderato nel consumo di alcol dopo il lavoro. È solo piacevole o è anche ansiolitico?».

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Unsplash.com

Con il pretesto di socializzare e rilassarsi, sempre più aziende organizzano delle bevute tra colleghi. Bere alcol post lavoro può portare all'alcolismo?

«Durante il mio primo stage in un'agenzia di comunicazione, le birre facevano il loro ingresso in ufficio dalle 19», ricorda Jeanne (nome di fantasia), 29 anni, project manager a Parigi. «Il giovedì poi si organizzava una piccola festa per rafforzare i legami tra i team», continua.

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Come Jeanne, il 42% dei dipendenti partecipa regolarmente a bevute post-lavoro in Francia, come emerge dallo studio J’aimemaboîte - Privateaser condotto sui dipendenti francesi pubblicato a settembre 2017. Sono perlopiù i giovani a bere e il fenomeno è più evidente nel campo della comunicazione: il 62% degli appassionati di afterwork ha, infatti, meno di 30 anni e il 53% si occupa di marketing o comunicazione.

«Rispondere alla domanda se questa abitudine possa avere un impatto sul consumo di alcol da parte dei dipendenti è difficile», afferma la dottoressa Catherine Simon, psichiatra di Brest. «Abbiamo informazioni in numeri, ma soprattutto su determinate categorie (uomini a basse scolarità, dirigenti donne...). Secondo il documento BEH n° 7-8/2016 c'è un aumento degli alcolisti tra i giovani che prendono parte a questi afterworks».

Questa usanza, importata dai paesi anglosassoni, è arrivata in Francia nei primi anni 2000. Con il pretesto di rafforzare i legami tra i team, alcune aziende organizzano bevute in cui i dipendenti si incontrano per parlare non (solo) di lavoro. «Nell'agenzia, il ritmo è così serrato che bere dopo una giornata di lavoro, è come un premio, porta a una modalità ricreativa», spiega Alicia, 28 anni, community manager in piena riconversione professionale. «E c'è questa idea che non ci possa divertire senza alcol», aggiunge.

«Gli afterworks sono momenti socialmente e collettivamente amichevoli. Questi contesti in Francia sono spesso associati al consumo di alcol», afferma la dottoressa Simon. Un'associazione confermata dal progetto di studio ARAMIS (Attitudes, Représentations, Aspirations et Motivations lors de l’Initiation aux Substances psychoactives) dell'OFDT - Drogues et toxicomanie en France condotto dall'Osservatorio delle Droghe e delle Tossicodipendenze nel 2015, che spiega che il consumo di alcol è «percepito come festoso e amichevole» e «la non-iniziazione può essere un fattore di emarginazione. Questi afterworks, istituiti da alcune aziende non sono forse riproduzioni di quei sistemi collettivi in cui l'alcol è percepito come fattore facilitatore o iniziatico di legami sociali interni?», si chiede la specialista. «Non voglio dire che mi sono sentita esclusa durante una bevuta a causa delle mia astinenza dal bere, ma mi è dispiaciuto che non ci fosse molta altra scelta», racconta Mathilde, 29 anni, in piena riconversione professionale. «In generale, si tratta di succo d'arancia o acqua tonica, perché sono i soft che vengono usati per preparare i cocktail. Poi arriva quel "fatidico" momento in cui tutti sono allegri, tranne te», si lamenta.

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«Mi è capitato di restare al lavoro per bere una birra, per integrarmi», rivela Jeanne, a disagio. Se non esiste un'ingiunzione ufficiale per bere alcolici, gli afterwork, con la scusa di rilassarsi, sono l'occasione perfetta per bere uno o due bicchieri "regolarmente". «Il rischio di dipendenza da alcol è complesso e multifattoriale», afferma la specialista. «Prima di tutto sociale (offerta di alcol, contesto di consumo, situazione sociale), ma anche individuale, per non parlare delle rappresentazioni sociali del prodotto che in Francia sono molto forti. La birra, per esempio, non è considerata alcol nella coscienza collettiva, quando in realtà una birra a 4° (25 cl) contiene tanto alcool quanto un bicchiere di vodka».

Offrire ai propri dipendenti di rilassarsi intorno a una birra non è incoraggiarli a bere? E aldilà del legame sociale (e spesso effimero) che l'alcol può creare, non li sta mettendo in pericolo? Per la dottoressa Catherine Simon, il pericolo arriva non appena l'alcol diventa un modo per decomprimere. «L'alcol ha un effetto depressivo nel lungo periodo anche se inizialmente ha un'azione euforizzante. È, quindi, importante chiedersi l'effetto desiderato nel consumo di alcol dopo una giornata di lavoro difficile (ritmo intenso, lavori ripetitivi...). È solo piacevole o è anche ansiolitico?».

Resta da affrontare la natura legale o meno di questi afterwork. La dottoressa Simon ricorda che questi momenti alcolici in realtà sostituiscono le "bevute" così diffuse nel XX secolo. Inoltre, l'articolo R4228-20 del Codice del Lavoro stabilisce che solo la birra, il vino, il sidro e il sidro di pere sono ammessi sul posto di lavoro e spetta al datore di lavoro proteggere i propri dipendenti e decidere in quale contesto è accettabile bere alcolici. «Sembra un paradosso che un contesto venga stabilito da un'azienda e non dalla legge trattandosi di "dopo lavoro". La responsabilità non può che ricadere solo sull'individuo», si chiede la psichiatra.

Per concludere, «un'azienda è, dal mio punto di vista, vincente se pone la sua attenzione sull'organizzazione del lavoro, sui suoi valori fondanti (umanità, riconoscimenti, rispetto, crescita professionale...) e sulle politiche per fare rispettare questi valori prima di volere creare momenti dedicati ai legami sociali, soprattutto se sono accompagnati dall'alcol».

Via: Marie Claire Francia

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