La migliore acqua da bere è il vero goal (altro che berne litri su litri su litri)

"L'acqua frizzante aromatizzata è più sana delle bibite zuccherate, ma concediamocene al massimo un bicchiere al giorno".

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Quante volte dovremmo bere acqua al giorno è un refrain che ha simpaticamente rotto. Anche perché okay, quanta acqua bere al giorno è un imperativo in perenne combutta con la recente (parziale) promozione dell'acqua gassata, da bere poco ma bene. E se invece facessimo un passo indietro e pensassimo, come nel cibo, a quale acqua bere in base al suo essere buona? Premessa: ricordiamo che l'acqua rappresenta il componente principale delle cellule e dei tessuti del nostro organismo, che però NON è in grado di produrne a sufficienza per soddisfare il nostro fabbisogno. L’acqua assunta, quindi, attraverso la dieta deve essere considerata un nutriente essenziale per la nostra alimentazione. Inoltre bere circa due litri di acqua al giorno favorisce il corretto funzionamento del tessuto epidermico aiutando a veicolare nelle cellule molte delle sostanze nutritive e a eliminare quelle di scarto", spiega la dottoressa Elisabetta Bernardi, biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino. Quindi: la migliore acqua da bere è...

Acqua gassata? Ni. "Le bevande gassate a base d'acqua vanno bene, ma non devono sostituire in generale l'acqua. L'acqua frizzante aromatizzata, ora molto in voga, è una scelta più sana rispetto alle bibite zuccherate, ma concediamocene massimo un bicchiere al giorno. Idratiamoci, invece, con semplice acqua, tè, frutta e verdura e zuppe", suggerisce Andrea Moss, consulente di nutrizione olistica e fondatrice di Moss Wellness.

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Rubinetto o bottiglia? "La differenza sostanziale tra un’acqua di rubinetto e un’acqua minerale è che la prima deriva per lo più da falde superficiali e viene resa salubre e pulita, ossia idonea al consumo, attraverso trattamenti di potabilizzazione come la clorazione. La mineralizzazione dell’acqua è, invece, un processo molto lungo e complesso che è in grado di conferire all’acqua un contenuto salino particolare. È consuetudine classificare le acque minerali sulla base del residuo fisso", spiega Silvia Parola, dottoressa in Scienze Biologiche con specializzazione in Patologia Clinica e Direttore Tecnico e Responsabile Qualità dell'Azienda Acqua Sant’Anna Fonti di Vinadio.

Acqua e residuo fisso. Questa espressione esprime sostanzialmente la quantità di sali presenti nell'acqua: si parte dalle minimamente mineralizzate, con RF < 50 mg/l, particolarmente indicate nell’alimentazione dei lattanti e nella reidratazione e nel ricambio idrico, per arrivare ad acque a medio contenuto salino, spesso caratterizzate da un contenuto ionico prevalente e pertanto associate a specifici effetti fisiologici, per esempio lassativi (acque solfate), o indicate nei processi digestivi (acque bicarbonate), per arrivare ad acque ricche in sali, il cui residuo fisso è > 1500 mg/l, vere e proprie fonti di minerali, da consumarsi in condizioni specifiche per esempio durante l'attività fisica.

Acqua e nitrati. Composti presenti in natura, queste sostanze costituite da azoto e ossigeno sono indice di inquinamento di natura organica, dovuto alle deiezioni animali provenienti da allevamenti intensivi, oppure di natura inorganica, proveniente dagli insediamenti industriali e dai fertilizzanti utilizzati in agricoltura. Il decreto 31/2001 relativo alle acque acque potabili ha fissato un limite massimo di 50 mg/l; il decreto 176/2011 relativo alla qualità delle acque minerali ha abbassato il livello a 45 mg/l, riducendolo ulteriormente a 10 mg/l per le acque destinate all’infanzia. All’interno del nostro organismo i nitrati si riducono a nitriti che, a contatto con le ammine, possono dare origine alle nitrosammine, composti cangerogeni.

Acqua per lattanti. "Nel neonato è necessario un maggior introito idrominerale per potere soddisfare le richieste metaboliche e per assicurare uno stato di benessere clinico. È importante, quindi, che questo apporto avvenga attraverso un'acqua la cui composizione rispecchi e soddisfi le esigenze della crescita. Nel lattante è probabile che sia la sola acidità gastrica a intervenire nei processi digestivi, pertanto nella ricostituzione di una formula lattea è preferibile l’utilizzo di un’acqua oligominerale, meglio minimamente mineralizzata, che possiede un potere tampone minore rispetto a quelle mediominerali o ricche di sali e di conseguenza richiede un minor impiego secretivo da parte dello stomaco per raggiungere il pH ottimale a livello gastrico. Meglio pertanto un’acqua con pH neutro o leggermente acido piuttosto che un’acqua alcalina", conclude la dottoressa Parola.

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