La terapia del canguro, il contatto pelle a pelle tra neomamma e neonato

“I tuoi vagiti e il tepore della nostra pelle unita mi hanno sciolto in una sensazione incredibile e immensa".

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Momento essenziale per promuovere un sano sviluppo del neonato lo skin to skin, o contatto pelle a pelle, che avviene tra il bambino, in particolare se pretermine e quindi nei reparti di terapia intensiva neonatale, e la sua mamma o il suo papà, prende il nome dai marsupiali che hanno l'abitudine di tenere i loro piccoli nella tasca ventrale. L'efficacia della marsupio-terapia, canguro-terapia o Kangaroo Mother Care (il 15 maggio ricorre la Giornata Mondiale), intervento terapeutico promosso anche dall'OMS, è supportata da numerosi studi che dimostrano che non solo favorisce l'adattamento del piccolo alla vita extrauterina e promuove il legame di attaccamento tra genitore e bambino, ma può ridurre la mortalità e i danni cerebrali, migliorare in modo significativo gli esiti a lungo termine dei neonati con peso alla nascita molto basso, cioè sotto i 2 kg, e favorire così delle dimissioni precoci. Ritrovare i battiti del cuore della mamma, altri suoni familiari e gli odori che lo hanno accompagnato nell'esperienza intrauterina, infatti, non solo stimolano il riconoscimento reciproco, ma agevolano anche la crescita fisica ed emotiva del neonato.

“L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda questa pratica per tutti i neonati prematuri o di basso peso ricoverati, nati nei Paesi ad alto e basso reddito. Viene considerata un metodo semplice ed efficace per promuovere salute e benessere nel neonato pretermine, ma anche a termine”, ci spiega il Gruppo di Studio Care neonatale della Società Italiana di Neonatologia. “L'OMS la consiglia per tutto il periodo del ricovero e per più tempo possibile. Le indicazioni per iniziare la KMC dipendono dalle condizioni cliniche del neonato e non dall'età gestazionale, non appena è "sufficientemente stabile", anche se piccolissimo, intubato o con supporto ventilatorio. Non ci sono controindicazioni in casi di catetere venoso ombelicale, centrale o periferico”, prosegue il Gruppo di Studio Care Neonatale della SIN.

“Non ti abbiamo potuta tenere tra le braccia appena sei nata, abbiamo aspettato un po’, ma l’attesa ha reso questo primo abbraccio un momento unico e indimenticabile: quanta emozione e un pizzico di paura nello stringere tra le mani la nostra bimba piccina piccina, ma tanto tanto forte!”, racconta la mamma di Greta in Possiamo Sentirci..., una guida per i genitori dei neonati pretermine ricoverati nelle neonatologie per potersi riavvicinare al proprio figlio nel contatto pelle a pelle e nell'allattamento (Sin, Vivere Onlus, AIFI).

Il papà di Maria Sole all’inizio era teso ed emozionato e il pensiero di tenere la propria figlia su di sé lo faceva sentire insicuro. “I tuoi piccoli vagiti, il calore e il tepore della nostra pelle unita e i tuoi piccoli movimenti mi hanno sciolto in una sensazione incredibile e immensa. Due lacrime calde di emozione hanno solcato le mie guance e ho sentito forte i nostri cuori battere insieme. Avevo finalmente nostra figlia sul mio petto. La vita, questa meravigliosa avventura!". Per ogni genitore l'esperienza dello skin to skin è magica, è la concretizzazione di un sogno come spiega benissimo la mamma di Viola e Matteo: “Non lo credevo possibile. Avevo sperimentato il pelle a pelle con un bambino alla volta, ma appena li ho avuti tutti e due insieme su di me ho provato le stesse sensazioni magiche di quando erano nella pancia”.

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