Wabi sabi, la via giapponese per essere felici accogliendo il naturale fluire dell’esistenza

Una psicologa speciale ci spiega come ridefinire e accogliere gli aspetti della vita che ci piacciono di meno.

mathias p r reding su Unsplash

Ogni giorno ci troviamo a convivere e a far fronte alle nostre fragilità, imperfezioni e vulnerabilità. Sopraffatti da preoccupazioni e dubbi, ci sentiamo il più delle volte vittime delle situazioni, raramente padroni delle nostre scelte. Senza sapere che spesso un percorso di meditazione e la capacità di lasciarsi andare al naturale fluire dell’esistenza grazie alla calma, all’umiltà e all’amore ci porteranno non solo ad accettare la sua transitorietà e incompiutezza, ma ci regaleranno anche l’energia necessaria per comprendere la bellezza e la complessità del mondo. In questo modo accoglieremo la nostra imperfezione e fragilità e ci sentiremo parte del mondo proprio come i giapponesi che abbracciano i principi del wabi sabi, uno stile di vita centrale nella loro cultura. Abbiamo incontrato Selene Calloni Williams, psicologa esperta nella psicologia del profondo e nella visione immaginale, life coach e autrice di numerosi documentari e libri, tra cui il recente Wabi sabi. La bellezza della vita imperfetta La via giapponese per essere felici (PickWick, 2021, 10,90 euro) per conoscere più da vicino questa visione della realtà che ci aiuta a essere più coraggiosi e felici e in armonia con la natura.

Cos'è il wabi sabi?
Wabi e sabi sono due parole, cariche di valore estetico, impossibili da tradurre letteralmente. Wabi indica la manifestazione della bellezza attraverso la semplicità, l’imperfezione, l’incompiutezza, la dolce tristezza. È il sentimento che si prova nel lasciare andare ciò che si ama, invece che nel trattenerlo e possederlo: natsukashii, si dice, in giapponese. Questo termine indica un sentimento di felicità nostalgica, lo stesso che si può provare nel ritrovare per caso un vecchio compagno di scuola o nel ripensare a un vecchio amore. Vivere secondo i principi wabi sabi vuol dire affinare l’abilità di accogliere il naturale fluire dell’esistenza. Wabi può essere reso come la capacità di accettare. Wabi sabi è una visione della realtà, uno stile di vita che ci aiuta a essere più coraggiosi e felici, e anche a raggiungere gli obiettivi più importanti mediante la ridefinizione di aspetti della vita, quali l’imperfezione, l’incompiutezza, la fragilità e l’evanescenza, che possono essere trasformati in forze e caratteri positivi della nostra realtà. Wabi sabi è la via della bellezza e dell’eleganza, è una visione molto sentita in Giappone anche se nessun giapponese riuscirebbe a spiegare a parole, in modo non elusivo, cosa sia veramente. In effetti, wabi sabi non è un concetto o una teoria facilmente comunicabile a parole, piuttosto è un’esperienza che affonda le proprie radici nel buddismo tantrico-esoterico e zen, nello shintoismo – la religione animista del Giappone – e nello sciamanismo, vivo e sentito nel vasto panorama del misticismo giapponese, come nel caso degli yamabushi, che frequentano le foreste sulle montagne. Si potrebbe dire che wabi sabi sia un sistema di esperienze e conoscenze, una via di poche mosse – quelle decisive e vincenti – che ci proviene dalla sapienza e dalla tradizione degli sciamani tantrici e buddisti, oltre che delle arti marziali giapponesi è essenziale, chiaro, potente.

Come questo stile di vita può essere inserito nella propria quotidianità?
Wabi sabi è stare dalla parte di ciò che la mente etichetta come male e vuole evitare o, peggio, guarire – l’imperfezione, la fragilità, la vecchiaia, la tristezza, la nostalgia, l’asimmetria – e farne il potente alleato di un percorso evolutivo. Wabi può essere reso come la capacità di accettare la propria imperfezione e fragilità e addirittura farne dei principi di eleganza ed evoluzione. Molti eventi recenti, tra cui una pandemia di proporzioni sconvolgenti, ci hanno sicuramente resi più attenti all’importanza di sviluppare una simile abilità. Wabi sabi è la forza della calma, per inserirlo nella nostra quotidianità dobbiamo essere in sintonia con le armonie universali, compiendo un percorso di familiarizzazione con le imperfezioni e le incertezze. In un’epoca di incertezza come la nostra i principi wabi sabi, intesi come capacità di immergerci nell’oceano delle nostre paure per trovarvi tesori, possono essere d’aiuto e vanno portati nella quotidianità Uno stile di vita wabi sabi esprime il coraggio di essere felici. Nel libro Wabi sabi. La bellezza della vita imperfetta La via giapponese per essere felici ho voluto descrivere le pratiche rituali che ci aiutano a trasformarci in guerrieri wabi sabi, capaci di attingere alle proprie imperfezioni e diversità e renderle doti straordinarie; irripetibili, meravigliose possibilità. Tali pratiche rituali riassumono l’essenza empirica del wabi sabi in gesti semplici, ma efficaci, sono una sintesi di arti marziali e discipline spirituali, condensate in un procedimento chiave da applicare ogni giorno. Questa disciplina di rituali, brevi ma continuativi, rende i piccoli momenti quotidiani una meravigliosa palestra di arti spirituali. Trasformare una vita in una vita wabi sabi significa scoprire tutto quello che possiamo essere e che ancora non siamo, e manifestarlo.

Come si trasforma una cosa triste in una cosa bella?
Wabi sabi è non avere paura delle emozioni di tristezza, nostalgia, melanconia, ma viverle come energie capaci di sciogliere attaccamenti, paure, resistenze all’amore. Wabi sabi è un atteggiamento di serenità che ci consente di affrontare anche i mostri psichici peggiori e trasformarli in forze costruttive. La chiave per trasformare una cosa triste in una cosa bella sta nell’arte di trasvalutare le emozioni, liberandole dalle definizioni mentali e vivendole come pura energia, puro fuoco. In verità non esiste qualcosa come un'emozione positiva e un’emozione negativa, le emozioni sono pura forza, sono il linguaggio dell’anima e ci consentono di sciogliere le credenze mentali per aprirci al mistero a ispirazioni nuove. Bisogna essere capaci di non cadere vittime delle nostre emozioni ma di dialogare con esse al fine di creare una comunione vincente. Nel libro sono descritte importanti pratiche iniziatiche che consentono di aprirci a queste capacità.

Per vedere il bello occorre sconfiggere l'ansia. Quali sono gli step per riuscire in questa impresa?
L’ansia è sempre riconducibile alla relazione dell’essere umano con la morte. La bellezza è la cura, così come possiamo viverla nella natura e nell’arte. “La bellezza salverà il mondo” ha scritto Dostoevskij. La bellezza è l’espressione del sacro, della capacità che ha ogni cosa in natura di darsi, di offrirsi (il sacrum facere). L’evanescenza è una componente fondamentale della bellezza e del wabi sabi. Questo concetto in Giappone è rappresentato dai fiori, in particolare da quelli del ciliegio che sono bellissimi e che rapidamente sfioriscono. Un fiore di plastica, che non svanisce così facilmente, non sarà mai bello come un fiore vero. Contemplare l’arte e la natura ci aiuta a familiarizzare con la bellezza e con l’evanescenza; questa contemplazione diminuisce la nostra ansia inconscia. La pratica del wabi sabi è costante familiarizzazione con la bellezza e con la sua componente principale: l’evanescenza. Inoltre, uno stile di vita wabisabico ci aiuta a fare pace con la nostra imperfezione e con l’incertezza, trovando proprio in queste caratteristiche irrinunciabili della vita una fonte di benessere e di serenità. Uno stile di vita wabi sabi, che ti permette di essere sempre in armonia con la tua imperfezione e persino di amarla, ti consente la concentrazione senza l’ansia della prestazione. Affrontare le cose senza ansia vuol dire poterle vivere nella bellezza della loro totalità. L’ansia, infatti, conduce al bisogno di controllo attraverso l’analisi, ma l’analisi separa, taglia, divide e, alla fine, ti accorgi che vieni travolto da ciò che volevi controllare perché, a furia di analizzarlo, ne hai perso di vista l’insieme.

Cosa consigli per rieducarsi a essere lenti come quando si era bambini?
Wabi sabi è la preferenza di un ritmo lento e un respiro profondo. Essere lenti vuol dire prendersi il tempo per sentire la vita. Le pratiche wabi sabi ci consentono di rieducarci alla lentezza e alla multisensorialità. Prenderci del tempo per annusare i sassi, che hanno ciascuno un odore diverso, per esempio, indugiare nell’accarezzare il tronco degli alberi o nel respirare più profondamente e lentamente del solito. Quando respiriamo lentamente la membrana polmonare resta più a lungo a contatto con il sangue e viene scambiato più ossigeno. Respirare più profondamente significa sentire di più, essere più lucidi e presenti. Nel libro consiglio una pratica di un minuto di immersione cosciente per rieducarsi alla lentezza. Ho chiamato questo genere di pratiche OMI, One Minute Immersion. Si tratta di esercizi di contemplazione e meditazione che si fondano sul principio del poco ma ripetuto che è eccezionale per de-programmare la mente. L’OMI Wabi Sabi sulla lentezza si pratica prendendosi un minuto ogni tanto per rallentare, dandosi ogni tanto il tempo di ascoltare, di assaporare, di annusare, di toccare, di osservare attentamente, ricordandosi di respirare lentamente e profondamente. All’inizio ti sembrerà che in queste pause di un minuto il tempo scorra più lentamente e che rallenti lo svolgersi delle tue attività quotidiane, ma presto scoprirai che questa sensazione non è vera. Quando riscopri la lentezza e ti dai tempo, tutto il tempo che serve per utilizzare i tuoi sensi, per respirare e percepire, in realtà concentri le energie, sciogli le dispersioni e, dunque, alla fine scopri che la lentezza è una potente alleata del tuo cammino perché sostiene il raggiungimento dei tuoi obiettivi, anziché essere un elemento boicottante. In breve, sarai capace di ringraziare la lentezza nella quale troverai motivazioni ed energie, e potrai vedere tutto da un’altra prospettiva, più vasta. Lentezza fa rima con ampiezza e raffinatezza.

Come si esce dall'ego e ci si mette al servizio degli altri?
Fino a quando ti dirai "A causa che del fatto che ho avuto una certa madre, un certo padre, una certa esperienza, per conseguenza oggi mi trovo in questa situazione" rimarrai sempre nel ruolo di vittima. Per uscire di lì pratica l’umiltà wabi sabi, esci dall’ego e mettiti al servizio. Chi vive secondo questo principio non chiede l’Illuminazione per sé, se non dopo avere ascoltato la voce di tutti: il grido del corvo, il lamento del fiume, la preghiera del vento, il suono del mondo, la voce delle formiche… e aver chiesto l’illuminazione per tutti. A tutti rivolge una preghiera wabi sabi: Dimmi come posso aiutarmi ad amarti. Ricordo il racconto di Vincenzo, un mio allievo che vive in una bella casa nei pressi di un torrente. Mi disse che per 20 anni aveva meditato vicino all’acqua perché gli dava un senso di pace e di purezza ascoltarne il rumore. Ma solo quando imparò a sedersi sulla riva del torrente con il proposito di ricevere dall’acqua un messaggio, un compito del quale potesse ritenersi al servizio, incominciò per davvero a meditare. Da allora lui non cerca più tranquillità dal torrente. Piuttosto, subito dopo essersi seduto a gambe incrociate sulla sua sponda, prima di chiudere gli occhi per entrare in meditazione, sorride all’acqua che scorre per trasmetterle serenità. Questo è un modo di meditare che possiamo definire wabi sabi in quanto wabi esprime il sentimento dell’umiltà, dell’ascolto, del sentirsi al servizio. Wabi sabi è la via della preghiera, del chiedere il permesso, non è la strada dell’arroganza e della prepotenza, in una parola è la via dell’umiltà. Il cuore è la sede del coraggio e vi abbiamo accesso quando ci dissociamo dall’incauta prepotenza della specie umana per interrogare, invece, la natura con un senso di sacralità, con l’intenzione di chiedere il permesso. L’ OMI Wabi Sabi per potenziare l’umiltà consiste nell’osservare, almeno per un minuto, quanto ti circonda con attenzione e profondità. Se, per esempio, sei in un ristorante e ti capita di ascoltare una conversazione tra madre e figlia, immagina le loro storie. Poi, a casa, almeno per un minuto prova a ripensare alle storie che hai immaginato e ingigantiscile, esagerale, portando le emozioni al livello più intenso che ti è possibile. Umiltà è cessare di essere ego-riferiti, provare a essere qualcun altro, allargare il focus della consapevolezza. Una persona umile non si ritiene più importante degli altri e questo le permette di dilatare la propria consapevolezza a molte esperienze diverse. L’umiltà ti consente un arricchimento straordinario, un’esperienza wabi sabi di ampliamento dello spettro della coscienza e di intensificazione emotiva.

Come si può essere leader senza percepirsi superiori?
Il vero leader non è il capo, bensì qualcuno che si mette al servizio della propria squadra e sa come nutrirla, sostenerla e appoggiarla in ogni momento. Wabi sabi è incompatibile con la gerarchia verticale, ma sappiamo ormai bene che questo tipo di leadership non è vincente. In una leadership in stile wabi sabi, il leader non sta davanti, ma dietro la propria squadra. Il capo (dal latino caput, testa) è colui che si pone davanti agli altri, e di conseguenza quando si ferma lui, tutta la squadra si blocca. Il leader, invece, guida (dall’inglese to lead) il proprio team stando dietro così che, anche quando gli capita di fermarsi, gli altri possano proseguire. La leadership wabi sabi non è gerarchica, ma è tale da consentire che tutti siano animati dallo stesso spirito, senza percepirsi superiori o inferiori a nessun altro componente della squadra. Questo è certamente il team vincente. Wabi sabi è uno stile di vita che aiuta ad affrontare qualsiasi sfida con un particolare atteggiamento che mi piace definire la condizione di chi è imperfetto come un uomo e sereno come un dio. Sapere di essere imperfetti, accettare fino in fondo questa condizione vuole dire conoscere lo stato di tutte le cose e di ogni evento. La nostra imperfezione, infatti, si riflette in tutto ciò che possiamo sperimentare. Conoscere l’imperfezione equivale a sapere di non sapere. Questo ci permette di non dare per scontate le teorie della mente, ma di affidarci all’intuizione che nasce nel momento presente. Accettare l’imperfezione previene la paura e cura l’insicurezza. L’umiltà traduce il carattere wabi, mentre la capacità di lasciare andare, di non restare aggrappati, riflette la caratteristica sabi. Wabi sabi è uno stile di vita che aiuta ad affrontare qualsiasi sfida con un particolare atteggiamento che mi piace definire la condizione di chi è imperfetto come un uomo e sereno come un dio.

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