Una villa a Palm Springs celebra il divismo hollywoodiano

Proporzioni imponenti al servizio di un mood nostalgico e mondano.

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Gianni Franchellucci

Nella fotografia in alto, l'area conversazione, strutturata circolarmente e su un livello più basso, ospita un sofà su disegno ispirato a Milo Baughman; il tavolo, che custodisce al suo interno un braciere, ha la base in mosaico di marmo Nero Marquina, dell'azienda Ann Sacks. Lo chandelier, del brand muranese Mazzega, è stato acquistato a Parigi.

Un miraggio, una città improbabile sorta in mezzo al nulla. Così la fotografa francese Aline Coquelle scriveva nel suo libro Palm Springs Style (2005, Assouline Publishing); una definizione perfetta per questa località: un capriccio commissionato da ricchi tycoon americani e che nella seconda metà del Novecento divenne la destinazione mondana per eccellenza, ritrovo prediletto dell'alta società della West Coast, nonché delle star di Hollywood attratte dal suo silenzio terapeutico e dal paesaggio surreale. Habitué del calibro di Frank Sinatra, Dean Martin, Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor e Cary Grant, protagonisti di memorabili party a bordo piscina. In quel periodo si diffusero scintillanti dimore moderniste ispirate alle architetture dei grandi maestri europei, Mies van der Rohe, Le Corbusier e Gropius, in un El Dorado per pochi eletti. Tra le più rappresentative: la Kaufmann House di Richard Neutra, la Elrod di John Lautner – location nel 1971 del film di James Bond Una cascata di diamanti – e quella concepita da Albert Frey per il celebre industrial designer Raymond Loewy. Gioielli del XX secolo resi immortali dagli scatti di Julius Shulman e Bruce Weber.

In un angolo del living detta la scelta cromatica un ritratto in bianco e nero di Brigitte Bardot, parte dell’iconica serie fotografica firmata Terry O’Neill. Il sofà originale di Vladimir Kagan è stato rivestito in un tessuto misto lino, adatto anche per spazi esterni. La lampada dietro il divano è degli anni Cinquanta.
Gianni Franchellucci

Un imponente colonnato circoscrive la zona bar. I mobili bianchi in metallo verniciato a polvere sono della californiana Brown Jordan, azienda che fornì gli arredi outdoor nel 1963, quando la villa fu costruita; tra questi, anche il coffee table, abbinato alle poltrone disegnate da Martyn Lawrence Bullard, in tessuto di Perennials.
Gianni Franchellucci

Una storia dal fascino irresistibile per il pluripremiato interior decorator Martyn Lawrence Bullard, residente a Los Angeles e con un portfolio clienti che annovera Eva Mendes, Tommy Hilfiger e Cher, il quale ci mostra in queste pagine il suo lussuoso rifugio di Palm Springs, dove trascorre lunghi weekend di svago e relax. La villa, costruita nel 1963 da James McNaughton per una coppia di produttori, ha inanellato in passato diversi proprietari vip, come Roger Moore e Hugh Hefner. «È stato amore a prima vista, complici lo scenografico colonnato e l'immenso bow window simile a una navicella spaziale», confida Martyn. Intorno, le magiche sfumature del Joshua Tree National Park: metamorfosi cromatiche che, a seconda delle ore, virano dai sensuali toni della terra ai viola fiammeggianti del tramonto, quando il sole scompare dietro le San Jacinto Mountains. Cactus e palme rappresentano le uniche pennellate di verde, mentre il blu intenso del cielo non conosce variazioni.

Il parco della villa accoglie le palme, i cactus e la tipica vegetazione del deserto.
Gianni Franchellucci
Tavolo e poltrone nere, di Paul R. Evans; sedie in lucite, di Charles Hollis Jones. Sulla mensola in ebano, specchio a bolle anni Sessanta; tra le opere, The Cure –Vivid Blue/Pink/Candy Floss Pink, di Damien Hirst, una foto di Richard Avedon e un disegno di Keith Haring. Lampadario Venini; wallpaper Cole & Son.
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Il fulcro dell'edificio – cinquecento metri quadrati su un unico livello – è il living open space semicircolare, aperto su tutti gli altri ambienti della zona giorno: il bar, la dining room, il salotto e il patio esterno. «La luce pervasiva è pura gioia di vivere. Anche se, lo confesso, il mio luogo del cuore è la sala cinema. Adoro accoccolarmi in poltrona a godermi una visione privata, sorseggiando un calice di buon vino. Uno degli ultimi film proiettati è stato Chiamami col tuo nome, del vostro Luca Guadagnino: l'ho apprezzato moltissimo», prosegue Bullard, che da esperto cinefilo è pure stimato membro dell'autorevole British Academy of Film and Television Arts.

Martyn Lawrence Bullard indossa un abito firmato Trina Turk e scarpe Gucci.
Courtesy Photo

L’area a bordo piscina con le poltrone dello stesso Martyn.
Gianni Franchellucci

Gli interventi di ristrutturazione hanno riguardato fondamentalmente l'area notte, modificata rispetto alla preesistente proprio per ricavare l'home theatre oltre a un'accogliente Spa. Per il resto, sono stati mantenuti la maggior parte degli elementi strutturali originari, assieme ad alcuni arredi (è il caso della collezione di mobili bianchi in metallo dell'azienda californiana Brown Jordan). Quanto alla decorazione, Bullard – che spesso si concede il vezzo di indossare abiti disegnati da lui stesso – ha "vestito" gli spazi con il suo tocco inconfondibile. «Amo l'uso irriverente del colore, i pattern eccessivi, le fantasie optical, perché sono un figlio della Pop Art. Ho voluto un'atmosfera rilassante e confortevole, ma soprattutto divertente: la vita va presa con leggerezza», afferma. Ecco allora le nuance dominanti del grigio e dell'argento interrotte dall'incursione rosa fluo dei divani tondeggianti, che portano la sua firma e prendono ispirazione da quelli iconici di Milo Baughman; sullo sfondo, wallpaper ultradecorate (alcune di Cole & Son), di palpitante vivacità. Se le cromie accese richiamano gli Swinging Sixties, certi materiali – lucite e acciaio in particolare – invitano a un tuffo nell'epoca disco targata La febbre del sabato sera (1977). Ricercati pezzi vintage aggiungono carattere, in primis il sofà sinuoso di Vladimir Kagan e i lampadari di Murano. La raccolta d'arte personale include opere di Serra, Lichtenstein, Haring, Basquiat, Warhol e svariate serie di fotografie. I ritratti di giovanissime Marilyn, Brigitte Bardot e Tina Turner ornano le pareti, in una sfilata di indimenticabili dive che nei loro soggiorni qui hanno lasciato memorie di bellezza.

Letto cromato con panca di Karl Springer; foto di divi immortalati durante i loro soggiorni a Palm Springs. Tappeto The Rug Company; carta da parati Schumacher.
Gianni Franchellucci

Sprigiona da ogni angolo l'esuberanza eclettica del padrone di casa; lui che, si legge nella monografia Martyn Lawrence Bullard: Design and Decoration (Rizzoli) interviene con il medesimo entusiasmo e piglio sicuro su un palazzo d'epoca in Svizzera oppure su un casale toscano. Una creatività nutrita dalle rigeneranti pause all'ombra delle palme.

Il bagno padronale è su progetto, con la cabina armadio celata dietro le porte sullo sfondo; luce a soffitto anni Settanta, di Sonneman.
Gianni Franchellucci
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