Essenza urbana

La casa del creatore di fragranze Kilian Hennessy: superbamente chic, a Downtown Manhattan.

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Stephan Julliard

Nella fotografia in alto: nel soggiorno, in primo piano, brilla il coffee table di Fred Wertlieb; sofà bespoke, di Chris Osvai, in velluto Richmond, The Sign; seduta di lucite rivestita in tessuto linea Velours de Fiacre, Antoine d'Albiousse. Lampade da terra, di Karl Springer; chandelier di Frederik Molenschot, Carpenters Workshop Gallery.




Dopo oltre due anni di ricerche, il principe del lusso ha trovato casa. Una dimora di trecentosettanta metri quadrati in un edificio fin de siècle firmato da Charles C. Haight a TriBeCa, sud-ovest di Manhattan, dove Kilian Hennessy si è stabilito con la moglie Elisabeth Jones. Così il celebre creatore di fragranze, nonché nipote del fondatore della multinazionale francese LVMH, ha affiancato il suo nome a quello di vicini altrettanto eccellenti: Meg Ryan, Justin Timberlake, Jennifer Lawrence e Jessica Biel. L'appartamento lo ha folgorato all'istante per le grandi finestre ad arco, le vecchie colonne in legno, l'energia imperante. «Ecco perché non abbiamo cambiato nulla della struttura originaria», rivela.

Monumentalità e preziosismi; pezzi da gallerie e attuale indole bespoke. In sublime equilibrio

Kilian Hennessy ritratto nell’ingresso. La lampada da terra è di Jacques Adnet, celebre anche per avere ricoperto il ruolo di direttore dell’École nationale supérieure des Arts Décoratifs di Parigi. La fotografia è dell’artista britannico Nick Brandt, conosciuto per gli scatti di luoghi e fauna africana a rischio di estinzione.
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Per la decorazione la coppia si è affidata a Chris Osvai, al quale entrambi riconoscono il merito di avere saputo coniugare due opposte visioni estetiche: «Decisa, scultorea, virile quella di Kilian; morbida, sommessa e romantica se parliamo di Elisabeth», confida l'interior designer. Coerentemente, lui adora la monumentale poltrona scultura Looking up at down di Wendell Castle, che campeggia in un angolo del salone: un pezzo a metà tra un aristocratico trono e un'opera artistica; l'accessorio del cuore della signora è invece il cabinet italiano anni Sessanta, scrigno della collezione di gioielli. Gli arredi giungono nella quasi totalità dalla prestigiosa Carpenters Workshop Gallery, sulla Fifth Avenue. «Ci siamo circondati di oggetti bellissimi risalenti a svariate decadi, accostati tuttavia al design di ultima generazione, poiché bisogna sempre vivere al passo con la propria epoca», riprende Kilian.

Sedia scultorea Looking up at down, di Wendell Castle; libreria di Paul R. Evans.
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Nella sala TV, sofà custom-made; pouf su disegno, di Chris Osvai; lampada di Karl Springer; a parete, Debbie Harry, foto di EJ Camp.
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Nella cucina, Elisabeth e Kilian Hennessy accomodati su sgabelli anni Settanta, Milo Baughman; bancone progettato su misura da Christopher Peacock, con il piano in marmo.
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Il grande disco dorato Mirror, di Anish Kapoor, illumina la madia Insideer Bronze, Vincent Dubourg, da Carpenters Workshop Gallery.
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Scorcio dell’area dining dominata dal grande Table Tribal (320), ideato in noce, con decorazioni in bronzo sul piano, da Ingrid Donat; al tavolo sono abbinate le sedie della famosa serie di Pierre Jeanneret per la città di Chandigarh. Il lampadario bronzeo è di Frederik Molenschot, esponente del Dutch Design Movement.
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Il primo acquisto è stato il tavolo Tribal di Ingrid Donat, «così imponente che abbiamo dovuto issarlo dalla finestra con una gru», rievoca Chris. Poi è arrivata la madia dalle forme "postatomiche" Insideer Bronze (di Vincent Dubourg, giovane creativo ma già rappresentato al MoMA), che Kilian predilige aperta, mentre Elisabeth la preferisce rigorosamente chiusa; collocata a parete nel living, dialoga con l'artwork specchiante Mirror, di Anish Kapoor. La raccolta privata contempla altre blue chips dell'arte contemporanea, quali David Salle, Ashley Bickerton, Tracey Emin (autrice del neon sopra il letto, When I hold you, I hold your heart).

Nella camera padronale, il letto è squisitamente tailor-made, di Chris Osvai, con biancheria in lino Frette. I due comodini ai lati, in bronzo e legno laccato, sono il modello Chevet Combinaison, di Hervé Van der Straeten, con lampade vintage in vetro e ottone. Sopra la testiera, l’opera al neon è di Tracey Emin.
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Il bagno padronale con vasca Agape e rubinetteria The Watermark Collection; pannello murale in Arabescato Orobico Grigio.
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Sul comò anni Sessanta, lo specchio utilizzato come vassoio è del ceramista François Lembo.
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Nella master bedroom, cabinet anni Sessanta italiano; specchio a muro Sunburst, di Curtis Jeré; tappeto customizzato, da FJ Hakimian, New York.
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Nello stesso ambiente, Elisabeth siede su un divano vintage; il coffee table in marmo e bronzo è di Vincenzo De Cotiis; a parete, foto del francese Guy Bourdin.
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Notevoli le fotografie, in una sfilata di nomi autorevoli: il britannico Nick Brandt, che da anni si dedica alla preservazione della natura africana, EJ Camp con il ritratto Debbie Harry, quindi tre maestri del mondo fashion, ovvero Horst P. Horst, Guy Bourdin e Patrick Demarchelier. Bourdin, in particolare, è protagonista nella master bedroom, con un quadro XL il cui soggetto è una donna abbandonata su un letto, intenta ad annusare l'eau de toilette del cuore; un lacchè è in adorazione ai suoi piedi. Perfetta sintesi del sogno di Kilian: «Restituire centralità al profumo, come suprema espressione di voluttà».

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