Trionfo barocco nel parco della Reggia di Caserta

Riflettori puntati sulle fontane e sul giardino all'inglese della Versailles italiana, tra statue e scorci romantici.

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Matteo Carassale

Foto in apertura: ai piedi dell’imponente cascata che fa da sfondo allo scenografico parco, uno dei gruppi scultorei della fontana di Diana e Atteone. Opera di Paolo Persico, Tommaso e Pietro Solari e Angelo Brunelli, rappresenta la divinità circondata da ninfe, pronta a immergersi.

Concepito nel 1751 per affermarsi come uno dei parchi più sfarzosi d'Europa − e rivaleggiare quindi con Versailles − il verde della Reggia di Caserta continua a sedurre con immutata bellezza. Merito soprattutto delle ristrutturazioni e delle iniziative culturali volute da Mauro Felicori, il "direttore dei record", fino al 31 ottobre 2018.

La prospettiva dove troneggia la grande cascata che scende dal monte verso la reggia.

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Matteo Carassale

Una Venere in marmo che esce dall’acqua, firmata da Tommaso Solari.
Matteo Carassale

Monsieur dà al parco un'impostazione formale alla francese, con un layout coerentemente teatrale: una successione di vasche e fontane e due viali rettilinei, che dalla facciata nord della residenza risalgono il monte. I lavori durano oltre cinquant'anni e, a partire dal 1777, alla direzione subentra Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi.

Una delle undici statue del criptoportico, edificio semicircolare concepito come finta rovina, ispirato dalle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano finanziate dai Borbone; la scultura proviene dalla Collezione Farnese.
Matteo Carassale

Il risultato è così stupefacente da ispirare l'appellativo di "Versailles barocca". «L'asse prospettico lungo più di tre chilometri, che culmina nella scenografica cascata, è unico al mondo. Non solo. Pensato dopo l'edificazione di altre regge europee − già in epoca illuminista − il parco ha una personalità spiccata, assieme a una visione davvero originale», afferma l'architetta Flavia Belardelli, coordinatrice dell'Area Patrimonio.



L'ambizioso progetto custodisce pure un cuore verde dove la natura dà spettacolo: si tratta del giardino all'inglese − incastonato tra grandiose geometrie green e rigogliosi boschi di lecci − costruito dal 1785. In realtà, il layout informale (novità assoluta all'epoca per il nostro Paese) è creato su desiderio di Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV.

Uno scorcio del Criptoportico.
Matteo Carassale



Sua maestà vuole sposare la moda e al contempo mostrare di non essere da meno rispetto alla sorella Maria Antonietta, regina di Francia, che a Versailles ha da poco fatto realizzare il Petit Trianon. Così, quest'ambito romantico − da un'idea del vivaista anglo-tedesco Johann Andreas Graeffer, noto "cacciatore di piante" − si sviluppa per ventitré ettari a destra della fontana superiore, regalando gli scorci più intimi.

Una composizione arborea con cercis e conifere nel giardino all’inglese
Matteo Carassale

L'oasi arcadica è studiata per stupire e invitare alla contemplazione. I sentieri discendono attraverso prati punteggiati di laghetti, folies suggerite dagli scavi di Pompei ed Ercolano − dai tempietti al criptoportico, fino al bagno di Venere − e rarità botaniche importate da tutto il mondo. «Numerosi esemplari si rivelano di notevole interesse scientifico, perché introdotti per la prima volta in Italia dagli illustri naturalisti del Regno di Napoli.

Tra essi, una Camellia japonica piantata nel 1784 e un canforo; ancora: eucalipti, palme, araucarie, cedro del Libano, tassodio, ginkgo, due Ceiba speciosa ospitate nella serra. Per non parlare del roseto ricreato con le varietà di fine Ottocento», spiega Vincenzo Carbone, responsabile dell'Area. Ogni paesaggio è pensato come un soggetto pittorico e, a partire dalla primavera, il parco cambia aspetto di continuo con fioriture e foliage capaci di regalare immense emozioni. Come solo un capolavoro può fare.

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