Bowl mania: la magnifica ossessione del cibo in ciotola

Anche a Milano arrivano i Bowl Bar. E il neonato Boul & Co. italianizza nome e menu (con molta ironia e altrettanto gusto).

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Beatrice Pilotto

Quando una semplice suppellettile da tavola diventa la star della gastronomia globale: è la ciotola, ora al centro del nuovo format dei Bowl Bar, che stanno prosperando in molti paesi del mondo. Anche Milano adesso ne ha uno e si chiama Boul & Co, con il termine inglese ironicamente italianizzato. Siamo in zona Garibaldi, a un passo dalla ormai iconica Piazza Gae Aulenti, e la saracinesca graffittata dallo street artist Marcello Tarro è già un annuncio: questa è una moda metropolitana, informale, divertente, pop.

Beatrice Pilotto

L’idea è di cinque imprenditori in diversi settori, che a vario titolo hanno lavorato – e proprio lì si sono incontrati – a Hong Kong. Non un caso: il cibo servito in ciotola è tradizione di tutto l’Estremo Oriente, oltre i tempi e le mode. Prendiamo il chirashi giapponese per esempio, la versione più vicina a quella ora proposta, e rivisitata, in Occidente. Il chirashi (o meglio, chirashizushi, che letteralmente significa sushi “sparpagliato”, “sparso”) è un letto di riso cotto come nel caso del sushi (al vapore, poi un po’ di aceto di riso e una punta di zucchero), con topping di pesce crudo o cotto, alghe, vegetali. Poi alle Hawaii (e sempre il Giappone ne è responsabile) è arrivato il poké (che significa ”tagliato a cubetti”), altre ciotole ugualmente al centro, in tempi recenti, di un successo planetario.

Beatrice Pilotto

Al Boul & Co. milanese c'è una spigolatura culinaria ulteriore: gli ingredienti sono tutti made in Italy, in un’interpretazione patriottica del piatto (anzi della ciotola). Nei vari mix entrano infatti burrata, mozzarella e bufala campana, parmigiano, olio extravergine di oliva, origano e capperi di Salina, olive taggiasche, gambero rosso di Mazara del Vallo, radicchio trevigiano… Il riso, tuttavia, è cotto alla giapponese. I sapori che ne emergono sono crossover. Alcuni esempi dal menu: Let’s Amalfi comprende tartare di salmone, rucola, uova di quaglia, briciole di pomodori secchi, olive taggiasche, mentre Uai not è astice con insalata russa, pomodorini, scaglie di mandorle, limone candito.

Beatrice Pilotto

Nulla che non possa stare in un piatto, ma la ciotola ha un altro fascino, calda e avvolgente, perfetta per contenere un intero microcosmo gustativo. Ai tavoli ci sono sia bacchette sia forchette, ma è un vero piacere usare le prime (che, pur non essendo edibili, sono dietetiche, visto che si mangia più lentamente e con maggiore concentrazione, a bocconi più piccoli).

Beatrice Pilotto

Insieme a un trionfo di piante verdi, al rovere utilizzato per il bancone e il tavolo sociale centrale, l’immagine di una pin-up anni Sessanta, le ciotole – elette a feticcio – arredano anche il piccolo locale in giochi a parete (il progetto di interiors è firmato da Studio A Architecture). Il divertissement prosegue con le frasi stampate all’interno, sul fondo delle ciotole: “La prima boul non si scorda mai”, “Let me boul your mind” eccetera. A latere: tre tipi di bao (i panini cinesi, unica concessione ai piattini), fish o veggie salad, dessert; da bere, centrifughe, birre artigianali e qualche etichetta di vino in minibottiglie.

Beatrice Pilotto

Boul & Co., Via Gaspare Rosales 1, Milano. Prezzo delle boul: dai 9 ai 16 euro.

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