CARA / DAVIDE, coppia vincente del design

Lui e lei, insieme nella vita e nella professione. Per fare incontrare creativamente Sudafrica e Italia, nel nome di una nuova artigianalità.

cara e davide
Davide Di Tria

Forme organiche e superfici materiche sono i codici di un raffinato scambio culturale e di un intrigante melting pot



Lei si chiama Cara Judd: sudafricana, classe 1986, ha studiato interior design a Città del Capo, poi è volata a Londra per lavorare prima con Conran and Partners e in seguito presso Designers Guild. Lui è Davide Gramatica, italiano, 35 anni, ha una laurea triennale in product design conseguita allo IED di Milano. Ed è qui che si sono conosciuti. Infatti – terminata l'esperienza oltremanica – Cara ha vinto una borsa di studio proprio per l'Istituto Europeo di Design, dove entrambi oggi tengono spesso lezione.

Sulla destra, contenitore Rotonda in rame e pelle (in tre misure e due colori), Uniqka.
Lorenzo Pennati; styling, Cristina Nava

Coppia nel lavoro e nella vita, dal 2016 sono le menti creative di CARA \ DAVIDE, atelier fondato nel capoluogo lombardo e brand con cui autoproducono arredi dalle forme scultoree. Ma nel loro portfolio si staglia anche il nuovissimo progetto di interior per il quarto piano della Rinascente di Piazza Duomo, «una sfida decisamente stimolante, che ha fatto crescere in noi il desiderio di misurarci più di frequente con spazi e scenografie», raccontano. Tra i progetti futuri spiccano, invece, tavolini e panche in fusione di alluminio, oggetti décor in pelle per Uniqka, un vassoio con Muuto, un coffee table in ceramica per Portego e un altro in legno realizzato da Medulum.

In primo piano, seduta-scultura Chief in pasta epossidica: è un’autoproduzione disponibile anche nei toni terracotta.
Lorenzo Pennati; styling, Bruno Tarsia

Ambientato in una camera da letto, lo specchio Carabottino con listelli in noce, di CARA / DAVIDE per Medulum.
Lorenzo Pennati; styling, Bruno Tarsia

Cifra distintiva di questi manufatti dal dichiarato tratto artigianale è «una semplicità dettata da materiali naturali e tecniche in costante evoluzione», aggiunge Davide. Si parte da bozzetti su carta e lavori in 3D senza una rigida divisione dei ruoli, «mentre il fatto di venire da realtà agli antipodi è un incentivo a varcare orizzonti inesplorati», gli fa eco Cara. Se l'ispirazione «sembra un processo quasi misterioso e un input suggerito da aziende, persone, luoghi visitati durante ogni progetto», i maestri di riferimento sono Ettore Sottsass, Carlo Scarpa e i fratelli Bouroullec, in tempi recenti. Côté arte, apprezzano Marlene Dumas, David Hockney e Anish Kapoor per la matericità delle sue opere. La stessa che ha reso peculiare Territorio, collezione di tre oggetti (seduta, sgabello, cabinet) pensata dai due designer secondo un'estetica africana, «senza volerne emulare lo stile, anzi partendo dalle forme di uno scudo e un poggiatesta tribali per creare altro e infondergli un guizzo contemporaneo attraverso l'uso di tubi in pvc e pasta epossidica». Alla ricerca di un dialogo tra culture diverse.

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