Il filo rosso della violenza

Storie di diritti negati e ingiustizie sociali, ma anche potenti riscatti al femminile. L'artista iraniana Arghavan Khosravi usa il colore del sangue per esprimere i soprusi sulle donne dei regimi autoritari.

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Nella foto, My Name Is Red, 2018. Fili e fasce di colore rosso sono l'espressione di imposizioni e repressioni vissute dalla pittrice durante gli anni dell'adolescenza trascorsa in Iran. Nel 2015 Khosravi si è trasferita negli Stati Uniti; oggi vive nel New Jersey e ha uno studio a Manhattan.



Multilivello. Quello concepito da Arghavan Khosravi è un teorema articolato e composito anche nell'esecuzione, ovvero quella tecnica mista che dà carattere alle tavole attraverso l'utilizzo di lino e cotone, legno e cemento, in un mix materico pronto a diventare la scenografia di microcosmi sospesi. Le opere – esposte in mostre prestigiose – raccontano storie popolate da figure femminili talvolta solitarie, ma sempre ieratiche come statue.

Mesmerized, Listen to the Big Brother, del 2019, illustra come gli insegnamenti tradizionali rimangano un modello da seguire, a dispetto della realtà.
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Architecture of a Moment, 2019.
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Touch, 2019. Le donne imprigionate in interni angusti costituiscono un leitmotiv delle tele di Khosravi; le sue "magic box" stanno a rappresentare il tempo sospeso, avvolto da un’aura metafisica.
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History Is a State of Mind, 2018, riprende i canoni della pittura rinascimentale, con un tipico ritratto di profilo. La tecnica prevede l’utilizzo di stoffe e foglia d’argento.
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L'iconografia risponde agli stessi canoni, carica di citazioni tra passato e presente; include echi di miniature persiane – fonte primaria di ispirazione – assieme alla scultura classica greco-romana, la fotografia di moda, la pittura rinascimentale e i feed di Instagram. Il tutto amalgamato con assoluta naturalezza. Un gioco di richiami e riferimenti complesso, a cui partecipano visioni, ricordi e frammenti di un'esistenza: quella vissuta in prima persona dall'artista, originaria dell'Iran e dal 2015 residente negli Stati Uniti.

Un sottile filo rosso o un nastro a coprire gli occhi simboleggiano i limiti imposti dai regimi


«Sono nata nel 1984 a Shahr-e Kord e a otto anni ho seguito la mia famiglia a Teheran. Era la fase successiva alla rivoluzione del 1979, quindi sono stata testimone della trasformazione della nazione da monarchia a repubblica teocratica, con il passaggio da dittatura a stato religioso. I miei dipinti descrivono spesso questa doppia vita trascorsa durante l'infanzia e l'adolescenza. In quel periodo, infatti, in pubblico ero tenuta al rispetto della legge islamica – con l'obbligo di indossare il velo e recitare il Corano a scuola – mentre in privato potevo pensare e agire liberamente». Ecco spiegato il doppio registro che pervade ogni opera, nella quale il filo conduttore è rappresentato da un avvicendarsi di riferimenti mediorientali e occidentali, storia e contemporaneità, realtà e fantasia.

You’re Free to Fly, 2019.
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The Forbidden Lives, 2018. Pattern floreali e statue classiche celebrano l’eleganza e il garbo femminili.
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In Suspended Life, 2019, il filo rosso, oltre al consueto valore metaforico, è usato come espediente compositivo per dare dinamismo alla scena.
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Il processo creativo diventa pratica meditativa ed elaborazione di eventi traumatici: «La giustapposizione di immagini provenienti da mondi contrastanti traduce la tensione psicologica che ho sperimentato nel mio Paese, dove solo ora la classe media è alla ricerca di uno scatto verso la modernità». Nella densità di significati e metafore emergono dettagli ricorrenti, che esprimono da un lato il dramma, dall'altro una sottile ironia. È il caso del filo rosso, talvolta sostituito da un nastro sugli occhi. «Simboleggia i limiti imposti dal potere autocratico e, più in generale, l'oppressione delle donne nelle società patriarcali». Una nota di leggerezza, invece, è introdotta da fiori delicati e persino bubble gum: «Servono a stemperare la sensazione di oscurità e tristezza che talvolta aleggia nei miei lavori. Aggiungono humour e aiutano a cristallizzare l'istante, perché le bolle fatte con il chewing-gum durano un attimo. Infine, coincidono con una scelta estetica; mi piacciono in quanto oggetti morbidi e traslucidi». Potere di una femminile alchimia di puro talento, che può permettersi note pop in un contesto raffinatissimo.

A Cement Wall, 2018, acrilico e cemento su tela.
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Sweet Dreams, 2019.
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