Picasso mitologico: la nostra recensione della grande mostra a Palazzo Reale, Milano

Minotauri, satiri e centauri rivivono nelle tele del grande pittore spagnolo, in un omaggio alle sue radici classiche.

Le Baiser - il bacio - Pablo Picasso
Pablo Picasso, Le Baiser [Il bacio], 26 ottobre 1969, Paris, Musée National Picasso © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Jean-Gilles Berizzi/ dist. Alinari © Succession Picasso, by SIAE 2018

Un'arte in perfetto equilibrio tra iconografia contemporanea ed estetica antica. La passione/ossessione di Pablo Picasso (1881 − 1973) per la bellezza classica torna prepotentemente alla ribalta con una mostra che raccoglie i suoi più grandi lavori ispirati alla mitologia e alla storia. Prodotta da MondoMostre Skira, l'esposizione Metamorfosi (ora a Palazzo Reale di Milano, fino al 17 febbraio 2019) esplora il processo creativo dell'artista spagnolo, in cui la tradizione getta solide basi per la sua incessante, ostinata sperimentazione.

Con la regia di Pascale Picard, direttrice dei Musei civici di Avignone, l'appuntamento propone una selezione eccellente e un allestimento sbalorditivo. Il percorso, infatti, alterna dipinti e disegni del genio cubista ai quadri famosi e ai manufatti arcaici che lo hanno ispirato, provenienti da collezioni prestigiose, tra cui il Museo del Louvre, il Centre Pompidou, i Musei Vaticani e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Già nella prima sala, dedicata al tema del bacio, ecco delinearsi un coup de théâtre: esposti assieme a quelli del maestro ci sono i capolavori di Auguste Rodin e Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Il confronto svela immediatamente la portata innovativa della rivoluzione artistica di Picasso, che ripudia i canoni accademici per dar vita a una composizione differente e moderna. Il bacio (nella foto in apertura) esercita un potere quasi ipnotico con i suoi volti deformi dipinti in un'unica linea, per esprimere intima fusione. Mentre L'abbraccio, realizzato pochi anni prima di morire, immortala due corpi avvinghiati in un indissolubile, erotico intreccio.

L’abbraccio, 1970, in cui il geniale artista immortala il legame inscindibile che unisce due amanti.
Paris, Musée National Picasso © RMN-Grand Palais / Gérard Blot / dist. Alinari

Oltre alle molteplici muse, al centro dell'opera picassiana si stagliano sovente raffigurazioni di esseri fantastici, presenti nelle leggende. Le scene si popolano di soggetti a metà tra uomo e bestia, in un'alternanza manicheistica di bene e male, vita e morte. Un esempio è Testa di Fauno, in cui Picasso ritrae nel suo stile caratteristico l'antica divinità dei boschi scomponendo e accentuando − attraverso colori di impattante intensità − occhi, naso e orecchie.

Il celebre olio Testa di Fauno, 1938.
Paris, Musée National Picasso © RMN-Grand Palais / Jean-Gilles Berizzi / dist. Alinari

Le figure stilizzate dei vasi greci gli suggeriscono le silhouette di Les Demoiselles d'Avignon (1907), mentre Nudo seduto, dipinto preparatorio della celebre tela, nella realizzazione del volto si rifà alle maschere africane.

Nudo seduto, studio del 1906-07 per il capolavoro Les Demoiselles d’Avignon: un’opera preparatoria in cui si può già ammirare l’evoluzione della figura umana, ridotta a pochi tratti essenziali.
Paris, Musée National Picasso © RMN-Grand Palais / René-Gabriel Ojéda / dist. Alinari

Anche in questo caso la fisionomia è ridotta all'essenziale, un aspetto fortemente innovativo che ritorna in Donna seduta.

L’esile silhouette di Donna seduta, scultura in legno realizzata da Pablo Picasso nel 1930.
Paris, Musée National Picasso © RMN-Grand Palais / Mathieu Rabeau / dist. Alinari

Secondo parte della critica questa esile scultura sembra anticipare il lavoro di Alberto Giacometti; di certo, l'esposizione milanese sottolinea come si tratti di un chiaro omaggio ai bronzi dell'arte etrusca. L'excursus si trasforma così in un viaggio nella genesi creativa del più grande autore del Novecento, palesando le radici antiche di capolavori modernissimi.

Portafiori in ceramica, che nelle forme ricorda un anatide, 1950-51.
Collezione privata © Maurice Aeschimann, 2018
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