L'editoriale della Direttrice: ottobre 2020

Non è mai troppo tardi per scoprire la propria vocazione. E a darle una forma arriva il life design.

life design
Elaborazione grafica di Silvia M. Reppa. Cover @ Lorenzo Pennati

Credo fermamente che ognuno di noi abbia un compito – più o meno consapevole – in questa vita. Gli indiani lo identificano come il dharma individuale (menzionato pure nella Bhagavad Gita), mentre i giapponesi parlano di ikigai riferendosi alla personale raison d'être, ossia il magico punto di congiunzione tra ciò che amiamo fare (passione), ci risulta naturale (vocazione), ma si rivela anche utile al mondo (missione), senza trascurare il necessario riconoscimento economico (professione).

Il rischio è che i traguardi spesso imposti dall'esterno, perseguiti senza farsi troppe domande o per mera necessità, ci costringano a relegare il nostro talento innato in un cassetto. In generale, siamo tutti poco abituati ad ascoltarci per comprendere chi siamo e – soprattutto – chi vogliamo essere. Nel suo libro The Power of Purpose, il celebre coach Richard Leider precisa che stabilire dei collegamenti tra inclinazioni, capacità e valori porta senza difficoltà all'identificazione del vero scopo.

Altre volte l'illuminazione arriva da una crisi interiore o un evento destabilizzante, capaci di rendere chiara la "chiamata". In un video denso di consigli, disponibile su YouTube, lo psicologo Enrico Gamba spiega il concetto di Life Design, ideato dall'Università di Stanford, ovvero come assumersi la responsabilità della propria esistenza definendo gli aspetti da modificare e i traguardi da raggiungere con una progettualità degna di un business plan. Perché l'essenza autentica si palesa quando ci sintonizziamo sul coraggio di diventare davvero noi stessi.

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