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Il sale rosa dell Himalaya è una grande bufala (che ci è tanto piaciuta)?

Un sacco di proprietà e 84 oligominerali salvavita: un autorevole ricercatore ha svelato come e perché tutto questo non è mai stato vero.

sale rosa himalaya bufala
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Zero proprietà. Sale comune con ruggine. Quanta delusione nello scoprire che il sale rosa dell’Himalaya non mantiene nessuna delle promesse che ci erano state fatte negli ultimi anni. A svelarlo è stato il professore Dario Bressanini dal suo blog ospitato sul sito de L’Espresso. E se lo dice lui, possiamo fidarci, anche se a malincuore.

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Le promesse del sale rosa, infatti erano state molte e quella che ci interessava di più riguardava una presunta minore ritenzione di liquidi (e quindi ora abbiamo capito perché la cellulite non migliorava affatto). Un po’ più grave la cattiva informazione secondo cui sarebbe anche stato più adatto agli ipertesi, perché qui entra in gioco qualcosa di più delicato dell’estetica. Così come per le presunte proprietà protettive dei reni. Si diceva pure che avrebbe favorito il sonno, e magari questo è riuscito davvero, per effetto placebo. Almeno quello nero ha un po' di carbone, magari sgonfia almeno la pancia.

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Secondo Bressanini, non ci sono quindi prove che il sale rosa sia più pregiato di quello comune, mentre è probabile che lo sia meno del sale iodato, che ha un costo molto più contenuto. Pare che la bufala sia stata coniata dal un certo Peter Ferreira, tedesco, che ha iniziato a spacciarne, in conferenze affollate, le proprietà miracolose dovute ai suoi 84 oligoelementi. Di cui invece non c’è traccia. Il motivo? Spingere un libro scritto da lui, Wasser & Salz, che infatti ha venduto 80mila copie in poche settimane. E favorire il progetto, che Ferreira ha realizzato, di diventarne importatore.

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Bufala su bufala, il sale rosa non arriva nemmeno dall’Himalaya, ma dalla catena del Salt Range in Pakistan. E in conclusione, potrebbe addirittura essere meno salutare del sale comune perché non è né iodato, né fluorato. Per fortuna qualcuno ha deciso di analizzarlo, a cominciare dalla rivista Focus, poi una commissione dell’Accademia Svizzera di Scienze Mediche, e infine l’Ufficio Bavarese per la salute e la sicurezza alimentare. Risultato: 98% di cloruro di sodio e il resto impurità irrilevanti. Insomma, quella scorta che avete fatto quando il supermercato lo ha messo in offerta speciale ha una sola caratteristica interessante: è grazioso a vedersi. Magari si può usare giusto per metterlo a tavola durante cene con invitati che non hanno (ancora) letto il blog del professor Bressanini.

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