“Sono una donna chef e nel mio ristorante affrontiamo le molestie così”

Una ristoratrice californiana ha individuato un sistema di colori per identificare i clienti sgradevoli che infastidiscono le dipendenti.

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A che punto siamo con #quellavoltache, #timesup e #metoo? Raccogliamo ancora testimonianze sui necessari meccanismi di prevenzione delle molestie? Le raccogliamo perché prevenire è sempre meglio che curare, anche in questo caso. Le raccogliamo perché sono numerosissimi gli ambiti nei quali gli abusi di potere sul lavoro vengono ancora promulgati facilmente nel silenzio generale, perché denunciare non è mai facile. Checché ne dicano i grandi pontificatori. Così si previene, una prevenzione che parte sempre dalle donne, vittime di abusi e provocazioni da parte di molti maschi. E costrette, a volte, a prendere delle decisioni che aiutino a evitare il problema, visto che parlarne pubblicamente è impossibile. Ad esempio di abusi nei ristoranti, dove è facile che qualche cliente si prenda delle libertà personali con una cameriera in servizio, per il semplice motivo che la vede come una subordinata. Ed è quello che ha raccontato la chef Erin Wade, a capo di un ristorante per famiglie di Oakland, in California, al Washington Post: “Sono una ristoratrice apertamente femminista ma le molestie accadono nel mio ristorante” ha svelato. “Tre anni fa ho ricevuto una serie lunghissima di email dal mio staff che parlavano di molestie, mi hanno richiesto un incontro. Ero terrorizzata. Il motivo? Un cliente, padre di quattro figli che aveva messo le mani addosso a una cameriera che stava pulendo il suo tavolo. Lei era rimasta così stupita che non aveva denunciato la cosa" ha svelato la ristoratrice. La reazione impotente della ragazza ha poi tirato fuori tantissime reazioni di altre ragazze dello staff che avevano vissuto esperienze simili, con clienti che si prendevano troppe libertà.

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“Durante l’incontro le donne hanno condiviso le loro storie di molestie da parte dei clienti e hanno raccontato che, quando cercavano di denunciare la cosa ai manager uomini, venivano ignorate perché gli incidenti non erano visti come minacce dall’occhio maschile” ha spiegato ancora Erin. Da qui a far sì che le ragazze e le donne gratuitamente molestate dai clienti potessero sentirsi più al sicuro è stato un attimo, almeno nel pensiero. C'era bisogno di qualcosa non non avesse bisogno del giudizio maschile sulle storie delle donne, perché era chiaro che di norma erano messi in salvo gli accusati al posto delle accusatrici. Così è nato il color code system che identifica i clienti fastidiosi per colore in modo che tutte le cameriere e la manager del ristorante siano messe a conoscenza del possibile pericolo, e sappiano come disinnescarlo. Tre colori: giallo, arancione e rosso, in ordine di intensità di molestia. Il giallo per quando la sensazione inquietante è al minimo ed è semplicemente un disturbo aggirabile. L’arancione si usa per identificare i commenti a sfondo sessuale, come i complimenti non voluti sull’aspetto della cameriera. Il rosso è il pericolo massimo: commenti espliciti, mani addosso e allusioni pesanti, sopratutto dopo l’avviso di non essere graditi. Tre colori per denunciare le molestie subite sul lavoro e rendere il ristorante un ambiente sicuro per le sue dipendenti. “Se viene riportato un rosso, il cliente viene cacciato automaticamente dal ristorante. Arancione significa che il manager si occuperà del tavolo al posto della cameriera. Col giallo avviene lo stesso, ma solo se lo richiede la lavoratrice. La reazione del manager è automatica, non si discute” spiega Erin, che riporta anche come i casi di molestie siano rapidamente calati da quanto il color-code aiuta le dipendenti a sentirsi più sicure. Non ci sono tanti rossi in sala, solo gialli e qualche arancione.

Per quanto riguarda le molestie nei ristoranti c’è ancora da lavorare, anche visti i recenti casi di Mario Batali, lo chef più celebre, e altre personalità del mondo del food americano che si sono licenziati dai ristorante per aver molestato o abusato dei loro dipendenti. Sì, l’idea del codice ha i suoi perché: è un modo rapido e quasi indolore, aiuta ad eliminare la soggettività del giudizio personale nel riconoscere una molestia. “Il sistema dei colori è utile perché evita che le donne rivivano storie brutte e aiuta i manager a sopperire al giudizio di eventi che possono non essere considerati minacciosi secondo la propria esperienza. Vengono riconosciute le differenze nel modo in cui uomini e donne approcciano il mondo e insieme crea un posto sicuro dove lavorare” ha concluso Erin Wade, fiera dell’inclusività della sua semplice trovata.

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