Perché non si deve MAI lasciare l'acqua nel bollitore elettrico?

No, le scagliette di calcare che galleggiano non sono il vero problema, c'è qualcosa di più (e bisogna fare molta attenzione).

Photo Annie Spratt su Unsplash

Se a volte, quando in un freddo pomeriggio in ufficio, vi preparate un tè e guardando il bollitore elettrico che gorgoglia vorreste tanto chiedere all’inventore se si può lasciare l’acqua nel bollitore, se il giorno dopo sarà un ricettacolo di batteri e calcare, ma non sapete a chi rivolgervi, sappiate che non esiste un inventore vero e proprio. Il bollitore elettrico infatti è il frutto di secoli di evoluzione a cui hanno partecipato in tanti, negli ultimi 200 anni. Ovviamente quelli che si sono dati da fare di più sono i britannici, per i quali il tè ha un’importanza vitale, al pari della pasta per gli italiani. Fino a quando la corrente elettrica non si è diffusa equamente, se la cavavano con il fornello, poi si è pensato che sarebbe stato bello avere dell’acqua calda a disposizione anche negli ambienti dove non c’è una cucina. Pare che i primi a idearne uno siano stati gli ingegneri di un’azienda chiamata Compton & Co, nel 1891. Ma consumava corrente più di un impianto luci dei Pink Floyd ed era insopportabilmente lento.

Photo Calum Lewis/Unsplash

Nel 1922, invece, la The Swan Company produsse il primo bollitore elettrico con la resistenza interna, e i militari inglesi ne ebbero a disposizione molti, in metallo durante la Seconda Guerra Mondiale, ma siccome spesso davano la scossa, e il metallo in quel momento storico serviva ad altro, poi sono arrivati in bachelite e in ceramica. Alla fine della guerra, nessuno voleva più abbandonarli, ed entrarono nelle famiglie. Sappiate che il primo bollitore con l’interruttore che scatta quando l’acqua bolle è entrato in commercio nel nel Regno Unito nel 1955 (capito?). Una cosa, tutti questi protobollitori hanno sempre avuto in comune con quelli di oggi: la loro igiene.

Photo Eiliv-Sonas Aceron/Unsplash

Sembra incredibile che dell'acqua semplice possa creare un ambiente così sospetto all’interno di quella che in fondo è una brocca evoluta. Molti se ne infischiano, sia di ciò che ci galleggia dentro, sia di dove finirà (nel tè/tisana e poi nel nostro stomaco). In fondo, è acqua sterilizzata. Se quella che avanza la lasciamo dentro la notte e lo ribolliamo la mattina dopo, che male potrà mai fare? Eh, invece no. E il motivo non è complicato da spiegare. L’acqua del rubinetto contiene dei composti chimici naturali, ma quando viene bollita, la morte dei batteri non è l’unica reazione che avviene al suo interno. Succede che i suoi composti cambiano concentrazione. Secondo la rivista medica inglese Improve Your Health, tutte le sostanze tossiche che in minime dosi sono innocue, si concentrano sempre di più ogni volta che l’acqua bolle di nuovo ed evapora lasciandosi dietro le particelle pesanti. Se ad esempio l’arsenico nell’acqua del nostro rubinetto – per citare un elemento di cui si è parlato molto negli ultimi anni – rientra nei limiti legali, bollendola più volte potrebbe finire per superarli. Se questo, comunque, non ci ucciderà sul colpo, l'assunzione ad alte concentrazioni potrà favorire cancro, problemi neurologici e infertilità. Così come non farà per niente bene l’assunzione regolare di troppi nitrati, floruri, e persino il calcio, che in dosi giuste fa bene, ma quando sono troppo elevate può favorire i calcoli renali. Per usare al meglio il bollitore, quindi, l’acqua va cambiata ogni singola volta che la usate, e poi il bollitore svuotato subito dopo aver finito. E poi va tenuto ben pulito. Come pulire il bollitore elettrico? Lasciandoci dentro limone, o aceto, o usare l’acido citrico, occasionalmente il detersivo per piatti. E poi sciacquare bene. Non importa cosa preferirete usare: l’importante è farlo regolarmente.

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