Le creme spalmabili chic & buonissime, parliamone

Pistacchi, castagne, biscotti... E pure al liquore, che non si sa mai.

image
Unsplash.com

Aprite le dispense al nuovo sole, aprite le dispense e fate spazio alle creme spalmabili dolci sì, ma couture. Sono finiti i tempi (durissimi) in cui si doveva fare a gara al supermercato per l’ultimo barattolo di Nutella, alfa e omega della perfezione spalmabile ovunque (persino sui capelli) in grado di eclissare quei pallidi e malriusciti cloni che venivano acquistati soltanto in casi più unici che rari. Ormai di creme spalmabili a confronto se ne possono mettere molte e tutte di alta qualità. Interi scaffali nelle drogherie che hanno raffinato la ricerca portando le loro selezioni di creme spalmabili di lusso all’attenzione di tutti sono occupati da meraviglie che chiamano soltanto pane & farinacei su cui essere morbidamente drappeggiate. O addirittura cucchiaini solitari, rubati alla pausa caffè e nascosti come gioielli preziosi nel cassetto personale dell’ufficio.

Unsplash

La storia della prima crema spalmabile passa, per forza di cose, da Torino. Sono i primi anni dell’800 e la parte del nord Italia che sarebbe poi diventata Piemonte è sotto la dominazione di Napoleone, che per via degli attriti atavici con l’Impero Britannico ordina il blocco sui prodotti importati dalle colonie di sua maestà. Il cacao, di conseguenza, diventa di difficile reperibilità: per questo i pasticcieri torinesi si ingegnano per sostituirlo con l’oro della regione, le celebri nocciole tonde gentili, di cui Langhe e Savoia sono ricchissimi. È la nascita ufficiosa del gianduia o gianduja. A renderne ufficiale la ricetta con la tostatura e la tritura delle nocciole fu poi una cinquantina di anni dopo il maître chocolatier Michele Prochet, entrato in società con l'erede Ernesto Alberto Caffarel, che ne inventa la versione “portatile” con due colpi sapienti di cucchiaio per la tradizionale forma a lingotto. O meglio a givù, che in dialetto significa "mozzicone" e da lì al giandujotto il passo è giusto linguistico. La crema spalmabile arriverà solo più tardi, con la ricetta originale della Nutella codificata da Michele Ferrero nel 1946 (è una storia densa di arcangeli Michele della frutta secca, questa). Alle originarie “fette” compatte di nocciole tritate e cacao Michele Ferrero aggiunge, intelligentemente, dell’olio vegetale per ammorbidire l’impasto: nasce la crema spalmabile più famosa al mondo, la Nutella. Che poi avrebbe ispirato anche le nuove versioni della crema gianduja spalmabile, uno dei sogni di lusso morbido cui non si può sfuggire

Courtesy Photo

Crema spalmabile Caffarel Gianduia
1865 con 40% di nocciole Piemonte (15,95 euro su Amazon.it)


Ma non solo nocciole, e di certo non solo cacao. L’era delle creme spalmabili artigianali e non si arricchisce giorno dopo giorno di intense novità, a base di conclamatissima e deliziosa frutta (principalmente secca) in varianti sempre più attente alla filiera di produzione o alle intolleranze (come quelle senza glutine). Se il mercato si è allargato il merito è anche delle nuove creme spalmabili bio e monosapore, fatte al 100% di un unico ingrediente con una lavorazione lenta e a freddo, quasi raw e al di sotto dei 42° di calore, per lavorare pianissimo gli olii vegetali naturali senza farle irrancidire.

Courtesy Photo

nu3 crema di mandorle vegan senza aggiunta di zucchero, sale e olio (13,99 euro su Amazon.it)

La frutta secca naturalmente si presta benissimo, come hanno dimostrato i sapienti che hanno deviato la storia delle spalmabili da Alba alla Sicilia nel lampo di una cucchiaiata. La crema spalmabile di pistacchio (o lussuosissimo burro di pistacchi ha dato una svolta al mondo dei golosi, diventando un purissimo piacere sabbioso e profumatissimo: con la scusa che i pistacchi fanno bene, abbiamo attentato ai nostri girovita con prolungati inabissamenti di cucchiaini.

Courtesy Photo

La crema di pistacchi croccanti di Natural World (19 euro su Amazon.it)


Ma i siciliani tengono alta la bandiera della pasticceria anche con uno dei loro classici, il cioccolato di Modica, che si piega/ammorbidisce/scioglie come (poco) burro di cacao alle esigenze di spalmabilità donando sfumature sabbiose al palato.

Courtesy Photo

Crema al cioccolato di Modica puro (12,25 euro su Amazon.it)

Sul versante fresco, l’evoluzione delle creme spalmabili artigianali passa dalle castagne e dalle pastose, doratissime innovazioni alla tradizione delle creme di marroni. Oggi le creme spalmabili sono reperibili anche a partire da altri ingredienti di base. I biscotti più famosi della tradizione, ad esempio, si trasformano per piegarsi al pane (o al pandoro, tanto per tenere la glicemia sul chi vive).

Courtesy Photo

Crema spalmabile al latte e miele dei biscotti Gentilini (14 euro su Amazon.it)


Ma anche creme spalmabili di caramelle dal sapore vintage, creme di snack che hanno fatto la storia della generazione millennials, creme di cioccolatini al liquore che acquistano sfumature ancora più peccaminose e liquide nelle versioni aromatizzate. Finché ci saranno creme da spalmare, ci saranno cucchiaini complici e coltelli a lama piatta che non ci stancheremo di leccare voluttuosamente nella nostra consacrazione del peccato. Amen.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito