Il senso di colpa per aver mangiato troppo ci fa ingrassare?

Indagine definitiva (con il supporto delle esperte) sulla misteriosa alchimia fra peccati di gola e fierezza dell'averli commessi.

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Clint Bustrillos su Unsplash

Il senso di colpa fa ingrassare? La teoria circola da un pezzo ed è legata soprattutto all’esperienza che abbiamo vissuto un po’ tutti, quella secondo cui ci sembra di non ingrassare quando mangiamo in situazioni divertenti, come ad esempio durante le vacanze. Mentre con il secchiello di gelato stile Bridget Jones abbiamo subito la sensazione di diventare dei cetacei. “La noia fa ingrassare”, fa notare intanto la nutrizionista Giulia Vincenzo: “quando sei solo e mangi sei impegnato a fare solo quello e non c’è nemmeno qualcuno che ti fermi”. Ed è già qualcosa. “Vi faccio l’esempio di mio marito”, continua la sua collega, la dottoressa Veronica Corsetti, “in Afganistan, nonostante mangiasse di più e tanti dolci, mio marito è dimagrito 6 kg, perché non era più soggetto allo stress quotidiano del corri-al-lavoro, il ristagno per ore nel traffico sul Raccordo Anulare. anche se li aveva stress diversi. È un esempio che faccio sempre ai pazienti”. Ma allora è vera la teoria che sbandierano molto gli americani, secondo cui è tutta colpa del cortisolo, chiamato un po' ingiustamente “ormone dello stress”, che invece è utile a svegliarci al mattino, ma che se viene prodotto in modo continuativo alza i valori glicemici? Forse le cause vere sono molto più complesse, e ce le spiega anche la biologa nutrizionista Chiara Usai.

“La parola sgarro quando si parla di cibo non mi piace, ma in questo caso usiamola un po’, impropriamente”, dice la nutrizionista Usai. “Fondamentalmente, ci sono due tipi di grosso sgarro: uno è quello che fai quando esci, quando sei in compagnia, quando sei in una situazione piacevole come le occasioni delle abbuffate fuoriporta a Pasquetta, il Primo Maggio e così via. Sei circondato da persone che ti vogliono bene e a cui vuoi bene, l’atmosfera è rassicurante. In queste occasioni il cibo diventa condivisione, ovviamente si mangia di più, sono le occasioni di trasgressione, quelle che in gergo di chiamano ‘sforare’, si assaggia tutto quello che arriva in tavola e tendenzialmente si mangia di più, insomma. Però lo fai con la consapevolezza di un momento sereno e quindi il senso di colpa non ti sfiora”. In poche parole, ti gusti il momento. “Al massimo pensi ‘okay, ho mangiato la pizza ma dopo il tiramisù potevo evitarmelo’. Quando succede a me poi non mi viene il senso di colpa perché in quel contesto la porzione di tiramisù ‘ci stava tutta’, come si dice. Durante le situazioni conviviali ci si distrae, non si pensa solo al cibo e non c’è modo di sentirsi in colpa”.

“Un altro tipo di sgarro riguarda le persone che controllano quello che mangiano e che sono sempre in restrizione, o perché sono a dieta per perdere dei chili”, continua la dottoressa. “Per chi mette in atto questo eccessivo controllo è più facile sentirsi in difetto. Esempio: torno a casa dal lavoro, sono stanca, sono stressata, sono arrabbiata, quindi vado in cucina apro l’armadietto della dispensa o il frigo e mangio quello che trovo. E quando mangio quello che trovo non penso a quello che sto mangiando perché la mia mente vaga su quello che mi ha causato lo stress, oppure sta ragionando sul futuro, sui miei impegni, su come dovrò risolvere le cose che mi stanno stressando. In ogni caso la mente è occupata e dissociata dal presente, non è agganciata al qui e ora. Quindi non sto mangiando consapevolmente ma in maniera passiva”. E quando questa gratificazione momentanea termina, zac!, arriva il senso di colpa. “Magari si pensa ‘ero stata così brava, avevo mangiato l’insalatina e non avevo pasticciato per tutto il giorno, e ora guarda che fallimento’. La situazione precipita a causa dello stato d’animo negativo e si innesca l’effetto cane che si morde la coda: ‘sono una fallita, ho mandato a rotoli la dieta”, mi stresso ancora di più, riapro il frigo e mangio di nuovo le prime cose che capitano”.

Quindi il cortisolo in eccesso ci può far apparire più gonfi, sicuramente più sgualciti, ma in realtà non c’è una correlazione chimica vera e propria fra la sua produzione e il mangiare e ingrassare di meno quando ci si diverte. “È che si sente meno bisogno della coccola”, chiosa la dottoressa Usai, “non hai bisogno di gratificarti col cibo. Non perdi il controllo di ciò che mangi, non vuoi neanche punirti mangiando esageratamente. Le mie pazienti a volte mi raccontano di essere state bravissime a colazione pranzo e cena, poi arriva il momento tragico verso il tardo pomeriggio o la sera. Quindi, fondamentalmente, quello che fa ingrassare è la perdita di controllo provocata da uno stato d’animo negativo nei confronti di noi stesse e questo fa un po’ riflettere perché allora uno si chiede: come devo affrontare una dieta? Si deve affrontare con serenità e consapevolezza, basta sensi di colpa. E se si sbaglia, se si mangia il pezzo di pane col formaggio perché eri arrabbiato col capo, col partner, con i figli, pazienza. Lasciamo andare e cerchiamo delle alternative gratificanti che non abbiano niente, ma proprio niente a che fare col cibo”.

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