Tagliare la frutta è un atto d'amore

Dalla pigrizia dell'infanzia passando per il gesto di seduzione, ci siamo forse dimenticati del puro simbolismo della frutta tagliata?

Peach
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A chiederlo ad Elsa Morante "La frase d’amore vera, l’unica, è “hai mangiato?”" rispondeva senza mezzi termini. E cosa hai mangiato è la domanda immediatamente successiva, l’approfondimento che dà il via all’argomentazione. Ma forse nemmeno la scrittrice italiana avrebbe potuto immaginare che, anni dopo, il contenuto del suo aforisma sarebbe stato incanalato nell’atto d’amore più dedicato: tagliare la frutta e offrirla a chi si ama. Un gesto che evoca una premura antica. Che sia la rapidità pratica delle rondelle di banana per sveltire l’operazione di nutrire un bambino, sbocconcellare proverbiali fettine di mela fresca contro il caldo o svelare la sensuale polpa di una pesca succosa mordendone il sapore d’estate, tagliare la frutta per saziarsi meglio significa anche esprimere il proprio sentimento. E acquista tutto un altro valore.

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Come può un gesto così semplice come sbucciare e tagliare la frutta trasformarsi nell’essenza dell’atto d’amore? È la domanda che si si sono posti in tempi diversi il Washington Post, Taste e Bon Appétit, rileggendo la tradizione estiva della frutta tagliata che imbottiva i frigoriferi da picnic, ricaricando di zuccheri semplici e immediati i lunghi pomeriggi in spiaggia. Una regola che vale anche in inverno, in realtà: quante ore abbiamo speso ad affondare le dita nei rubini del melograno, mentre tenevamo le unghie a pinzetta per togliere delicatamente la buccia di protezione? E quel profumo di autunno che solo la scorza rugosa dei mandarini riesce a regalare quando ci avventiamo a mangiarne gli spicchi? Tagliare la frutta già sbucciata è il primo gesto d’amore per noi stessi. “Non compro la frutta già tagliata, è un’efficienza che elimina la bellezza dello sbucciare” racconta Daniela Galarza sul WP. “Tagliare la frutta è anche una pratica che rallenta il tempo, quasi meditativa, e dobbiamo coltivarla. Sbucciare un’arancia può essere fatto nel mezzo di un sogno ad occhi aperti, ma tagliare mango, ananas o mele richiede un bel po’ più di attenzione e di sforzo. È un piccolo gesto d’amore per noi stessi, o per gli altri”.

Le fa eco, ripescando dai propri ricordi personali (succo di limone fresco in grado di conservare certi gesti e renderli universali quando serve), Yi Jun Lo su Taste, raccontando come la sua coinquilina dell’università fosse accolta dalla frase “Hai mangiato la tua frutta oggi?” in ogni videochiamata serale coi genitori a Singapore. E come per lei stessa una ciotola di frutta tagliata e pulita fosse l’armistizio delle discussioni con sua madre, il premio dei pomeriggi di studio, il simbolo universale dell’attenzione nei suoi confronti: “Al posto di abbracci, baci e parole di incoraggiamento, mia madre amava attraverso ciotole di frutta tagliata. Un piatto di frutta è l’espressione più pura e più comune dell’amore di una madre asiatica”.

“Se ti taglio la frutta, significa che ti voglio bene” sintetizza Pryia Krishna su Bon Appétit. È un gesto di infinita semplicità che non va confuso affatto con la scarsa voglia di preparare qualcosa. Anzi, è nell’essenza rara di un gesto tanto comune che si disvela un sentimento insuperabile, in grado di scavalcare a destra la selvaggia libertà di assaltare gli alberi di ciliegio carichi di sfere rosse nel caldo di giugno. Non solo: golosità per golosità, basti pensare alle gloriose torte di frutta che proprio in estate trovano la loro massima espressione estetico/golosa. Fragole, albicocche e pesche alternate a kiwi, trasparenti fettine di cantalupo, mirtilli di montagna e lamponi che riempiono la superficie, sdraiate su voluttuose colate di crema inglese. Nulla di più suggestivo. E nulla che faccia pensare di più alla pazienza estrema di voler selezionare e pulire tutta quella varietà di dolci per rendere la crostata di frutta ancora più buona.

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Dalle antiche macedonie alle più smart fruit salad che occhieggiano dal banco frigo dei supermercati (ma di solito non sanno proprio di amore, bensì sono l’epitome della tristezza solitaria), come tagliare la frutta per saziarsi meglio torna ad essere l’imperativo categorico del self care. Di una lentezza passo passo, conquistata a colpi di tagli creativi. Fa niente se non si è maghi del coltello come esperti chef: l'amore si rivela soprattutto nel difetto. Un dito medicato dopo aver affrontato con troppa veemenza un mango o una papaya è la preoccupazione di chi ti ama. La frutta si presta alla semplificazione intelligente: preparare una piccola bowl di yogurt greco e guarnirla con fettine di pesca, uva morbida, gherigli di noce e un timido filo di miele è in grado di elevare anche la cena più improvvisata, così come triangoli di anguria fresca si trasformano in un piatto principale accompagnati da feta, basilico e groove da improvvisazione. Anche tra le tendenze food 2019 la frutta conquista sempre più posti, tra dessert e portate principali, dove viene esaltata in quanto perfetto ingrediente a sé. Preparare un’insalata di frutta degna di questo nome è un pensiero (d’amore) che va fatto bene, non solo a livello igienico ma anche su quello estetico, avendo cura (eccola, la parola chiave) di scegliere i frutti migliori e presentarli in modo superbamente affascinante. Mangiare la frutta tagliata a fettine eleganti migliora l’umore, rende felici, lega le amicizie e avvolge di dolcezza anche le relazioni più tumultuose. Riaggiornate le antologie: la vera frase d’amore, l’unica, sarà “Hai mangiato la tua frutta?”.

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