Il mercato dei pasti sostitutivi è il trick dei trick o non ha futuro?

Valutazione (a freddo) con la nutrizionista su "quelle polverine social" che stanno tra il pasto sostitutivo e la sostituzione dei pasti, per sempre.

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La rampa di lancio (sì, come per i missili) sono i social network, tutti. La sezione è la home, dove scorrono le pubblicità che, da qualche tempo a questa parte pullulano di inserzioni suggestive su polverine, barrette, farine per pane proteico, gelati proteici, succhi di frutta e verdura detox. In un'epoca di talent culinari, di scambi di ricette e di indirizzi di localini nuovi pre-stellati dove assaggiare la specialità della Scozia del Nord contaminate dal fusion vietnamita, questi prodotti sembrano la versione asettica di un mondo gourmet barocco, ma reale. I pasti sostitutivi, però, hanno seguito, fanno successo e per molti/e sono il sistema migliore per perdere peso senza troppi preamboli e senza la tentazione di servirsi un secondo piatto di qualcosa di buono, che quando si è a dieta può essere pure il riso scondito. Uno dei marchi di pasti sostitutivi che compaiono più facilmente nelle pubblicità, di recente si chiama Huel e propone, più che un pasto sostitutivo, una sostituzione del pasto con nutrimento completo. Claim: "Un cibo dal profilo nutrizionale completo, pratico ed economico con un impatto minimo su ambiente e animali". Il principio sarebbe, a quanto pare: se il nostro organismo ha bisogno di una certa quantità di nutrienti, perché non fornirgli solo quelli, al netto di tutte le altre sostanze che fanno ingrassare, alzano il picco glicemico, fanno venire i brufoli eccetera, eccetera?


Abbiamo chiesto alla biologa nutrizionista Chiara Usai cosa ne pensa, e se un giorno, per nutrirci, basterà davvero una bustina da versare in acqua, come nei vecchi film di fantascienza degli anni 60. "I prodotti che ho identificato, legati a questo brand, sono: la polvere, una bibita già pronta delle barrette e la granola", spiega la dottoressa Usai. "Nelle indicazioni e nel sito sono elencati i tipi di nutrienti che contengono, e tutto sommato non sono male: pochi grassi saturi, la precedenza ai grassi mono e polinsaturi, zuccheri in quantità contenuta perché si tende a usare l’avena, la farina di avena, per bilanciare l’apporto di zuccheri". Tutto okay, quindi? Non proprio.

"Pur non entrando nel merito del prodotto, vorrei fare una riflessione", continua la dottoressa Usai. "Questi prodotti vengono proposti come sostituzioni dei pasti, ma da letteratura si sa che i singoli micronutrienti hanno più efficacia biologica nel organismo quando vengono assunti con l’alimento. L’estratto, o il prodotto 'fortificato', come in questo caso, non è mai efficace quanto il micronutriente nel suo - chiamiamolo - ambiente naturale. Questo perché c’è l’interazione con tante altre molecole e con l’acqua presente nell’alimento". Al sodo, quando si parla di pasti sostitutivi è da preferire sempre l’alimento vero, che sia frutta, verdura, le fonti di proteine o di fibra, questo perché dobbiamo abituarci ad avere un certo tipo di abitudini che siano sane, e l’abitudine sana è consumare l’alimento, non il suo sostituto. Questo vale per tutti i sostituti di pasti.

Poi capita la volta in cui devi ricorrere a un’emergenza in cui non si riesce a gestire il pasto bilanciato, e allora devi scegliere quale sia il pasto sostitutivo migliore, dal punto di vista di bilanciamento dei nutrienti. "Ma se invece pensiamo di vivere definitivamente o per lungo tempo con questi surrogati, lo sconsiglio. Prima di tutto, hanno un costo elevatissimo rispetto al cibo normale. Poi, inducono a diventare sospettosi del cibo vero, perché sul pasto sostitutivo si vede la lista dei valori nutrizionali, sul cibo nel piatto, no. Per cui quando dobbiamo approcciarci a un piatto da preparare e cucinare, il pericolo che si corre è che sorga la paura dell’alimento perché non siamo più abituati a gestirlo. Quindi: va bene il pasto sostitutivo, va bene sceglierne uno completo, ma solo in determinate occasioni, non certo come abitudine. Scegliere l’alimento fresco, di qualità e di buona provenienza, da un punto di vista nutrizionale e degli effetti biologici, è sempre il comportamento corretto".

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