I cibi che fanno abbronzare esistono (e, no, non sono quelli che pensavamo... )

Carote e albicocche, ok: ma ci sono alimenti dalle proprietà meno conosciute ad altissimo rendimento di tintarella omogenea e dalla durata pro.

Ogni primavera torna la solita domanda (che è più una speranza) ma che alla fine lascia sempre un dubbio: quali sono i cibi che fanno abbronzare di più? Si è parlato sempre tanto di betacarotene che aumenterebbe la quota gold della nostra abbronzatura grazie alla colorazione arancione. Però abbiamo poi scoperto che bisognerebbe mangiarne una tale quantità dei vegetali che lo contengono – carote, albicocche etc. – da fare concorrenza ai grandi bovini d’allevamento. E poi, comunque, non esistono alimenti ricchi di melanina perché la melanina la produce la pelle quando si espone al sole. E allora? “No, non esistono cibi che fanno abbronzare nel vero senso della parola”, conferma la biologa nutrizionista Chiara Usai, “però ci sono certamente cibi che preparano la pelle al sole e la predispongono a ottenere un’abbronzatura molto più bella, questo sì”. Ma in che modo, se non aiutando con la colorazione, un alimento può favorire la tintarella?

“L’obiettivo è quello di ridurre la capacità dei raggi solari di invecchiare la pelle”, inizia a spiegare la dottoressa Usai, “fare in modo che la pelle sia pronta, che gestisca le radiazioni solari in maniera migliore, e che ottenga così un’abbronzatura più omogenea, bella e duratura. Una pelle indebolita, affaticata e poco curata produrrà un’abbronzatura insoddisfacente e che dura poco”. Quali sono quindi i nutrienti su cui bisogna puntare prima di iniziare le vacanze, ma anche durante e dopo? “Per cominciare, vanno bene le classiche fonti di betacarotene, ma perché precursori della vitamina A e della melanina; sono, ripassiamoli, tutti quegli alimenti - oltre le carote -, di colore giallo, arancio e rosso come albicocche, pesche, zucca e peperoni. E poi ci sono tutti gli ortaggi, le verdure a foglia come gli spinaci, e poi anche le patate dolci”.

Oltre al betacarotene, la pelle ha però bisogno di altri nutrienti per rinforzarsi: “Ad esempio la vitamina C, che è fondamentale per la sintesi di collagene ed ha anche una forte azione antiossidante”. Dove trovare la vitamina C è abbastanza noto a tutti, ma un ripasso non guasta: “nei kiwi, negli agrumi, nelle fragole, nei frutti di bosco, nel melone, nei peperoni, negli asparagi, negli spinaci e in tutte le erbe aromatiche. Da ribadire che la cottura è nemica della vitamina C perché è una vitamina termosensibile, per cui è sempre meglio consumare tutti questi alimenti a crudo, oppure con cotture leggere tipo quella al vapore”.

Una delle vitamine più abbondanti nella pelle è la vitamina E, e anche questa è un potente antiossidante. Dove la troviamo? “Nell’olio extravergine di oliva, nell’avocado, nelle olive, nel germe di grano e quindi anche nei cereali integrali non raffinati e nelle farine macinate a pietra, che restano integrali perché tutto il chicco viene macinato. Perché sono importanti gli antiossidanti? Perché riducono i danni delle radiazioni solari. Gli antiossidanti sono importanti sempre, ma in questo caso sono fondamentali perché le radiazioni solari causano l'aumento di radicali liberi che provocano l’invecchiamento cutaneo. L’unico modo per arginare il processo infiammatori sono gli antiossidanti come la vitamina E”.

Sole = eritema, arrossamenti. Come evitare anche questo con l’alimentazione? “Assumendo acidi grassi polinsaturi”, prosegue la dottoressa. “In particolare, gli Omega 3, che hanno la capacità di diminuire le molecole che spingono verso l’infiammazione e quindi combattono il photoaging proprio grazie alla riduzione del danno a carico del collagene. Dove sono gli Omega 3? Frutta secca, semi oleosi, pesce azzurro, grasso. Sempre in ottica di photaging e con l’obiettivo di ridurre i danni dei radicali liberi, un’altra molecola interessante è l’Astaxantina. È un carotene utilissimo per la protezione dalla fotosensibilizzazione, per la riparazione delle fibre di collagene. Questa molecola la troviamo nel salmone selvaggio, nella trota salmonata e nei crostacei. È la responsabile della colorazione rosata delle carni di questi animali. Un altro forte antiossidante è il Picnogenolo che si estrae dalla corteccia del pino marittimo. È efficace durante il periodo di esposizione al sole, contro le infiammazioni. Si trova solo in integratore, però, e si deve cominciare a prenderlo qualche giorno prima dell’arrivo al mare”.

Il consiglio finale della dottoressa Usai riguarda le cotture dei cibi: “Non solo per la vitamina C, quando si va al mare meglio frutta e verdure crude o cotture leggere come quella al vapore già citata. Poi lo stile di vita, Quando si parla di abbronzatura non possiamo ragionare a compartimenti stagni, bisogna includere vari fattori della nostra vita. è importante l’attività fisica mai oltre i limiti del proprio allenamento personale, ridurre o eliminare il fumo delle sigarette, che accelera i danni cutanei sempre, e non fa bene certo con la tintarella. Poi l’alcol, che è nemico della pelle e lo è ancora di più durante i soggiorni marini. Infine, curare il sonno: gli effetti della mancanza di sonno o il sonno disturbato sulla pelle sono così evidenti che tutti ce li riconoscono a vista d’occhio. Per ottenere un’abbronzatura perfetta tutto l’organo pelle deve essere efficiente. E non dimentichiamo l’uso di buoni protettori solari in crema, sempre”.

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