La storia di Venezia incisa su un medaglione-amuleto, si specchia su un calice di “bianco della laguna”

#GiochiPreziosi // Dal ciondolo di Aligheri Jewellery alla beva gentile del vino lagunare: recuperare monete e metodi di lavorazione antichi per farne un gioiello, riscoprire un terreno fertile ma lasciato a se stesso e ricavarne un bianco prezioso.

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Recuperare monete e metodi di lavorazione antichi per farne un gioiello. Riscoprire un terreno fertile, ma lasciato a se stesso, e ricavarne un vino. Il primo è il modus operandi di Alighieri Jewellery, il secondo quello di Orto di Venezia, azienda vinicola sull’isola di S.Erasmo, in piena laguna. Ma non è solo il concetto di riscoperta ad accomunare due realtà apparentemente agli antipodi. A legarle, inconsapevolmente, è un emblema, un animale: il leone. Simbolo per antonomasia (assieme alle sinuose gondole) della Serenissima, è anche uno dei monili più conosciuti del brand inglese, in veste di ciondolo. E c’è solo un uomo che può, attraverso il suo lascito, ispirare idealmente lo sposalizio: Dante Alighieri. L’autore della Divina Commedia, nato a Firenze tra il 21 maggio e il 21 giugno del 1265, compie nella sua imponente opera un viaggio spirituale dall’inferno al paradiso, passando per il purgatorio, dapprima in solitudine e poi in compagnia di Virgilio e, infine, dell’amata Beatrice. Ed è colui che da Alighieri viene definito “lo mio maestro e 'l mio autore” a convincerlo ad affrontare e superare proprio la furia e maestosità di un leone, appena prima di incontrare Caronte e di scendere nell’ade.

Courtesy Alighieri Jewelry

Il re della giungla, figura riconosciuta da quel momento in poi come manifesto di orgoglio e coraggio (i nati sotto questo segno zodiacale lo sanno bene), è il soggetto di una delle prime creazioni dei gioielli Alighieri, maison fondata da Rosh Mahtani nel 2014. Nasce proprio in quell’anno il medaglione The Lion, frutto di una mania che la designer possiede: il collezionismo. In questo caso proprio di monete veneziane risalenti a epoche remote fino al 1797, quando, dalla lira del luogo, si passa a quella italiana rappresentante il Regno d’Italia. Il tutto a opera di Napoleone. La fondatrice di Alighieri, studiosa di letteratura francese e italiana all’università di Oxford, grazie alla quale si appassiona alla Commedia dantesca da cui ne trae il nome per il suo progetto di gioielli, inizia quindi a raccogliere una discreta quantità di monete tintinnanti raffiguranti, appunto, il leone di Venezia. A Londra, nel suo atelier, le rimette in forma, lucidandole e placcandole d’oro 9 oppure 18 carati. Realizza infine un foro attraverso il quale è possibile far passare un filo per trasformare un oggetto antichissimo in un gioiello contemporaneo molto apprezzato per le sue linee essenziali e al tempo stesso decise. Sicuramente d’impatto. Ed è d’effetto anche Orto, il vino bianco - l’unico e soprannominato “il vino della laguna” - prodotto da Orto di Venezia. E la sua storia, nell'area veneziana, è parallela a quella della maison di gioielli Alighieri. Come il brand infatti, l’azienda, guidata dal sapiente intuito di Michel Thoulouze e la sua famiglia, intraprende un iter non privo di ostacoli. L’ex produttore televisivo francese, ritiratosi recentemente a Venezia, decide, aiutato da Lydia e Claude Bourguignon, ingegneri agrari, e Alain Graillot Crozes Ermitage, di percorrere una via impervia, dando nuova vita ai vitigni dell’isola di S. Erasmo. Il territorio, piccolo ma molto fertile, viene trascurato per anni. A nessuno viene in mente di sfruttare il potenziale delle uve presenti sin dal 16° secolo per realizzarne un vino. È proprio Thoulouze a farlo rinnovando l’antico sistema di drenaggio e raccogliendo l’acqua piovana entro i canali che passano tra i filari delle vigne per fluire poi in laguna con la bassa marea attraverso sistemi idraulici di chiuse.

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Ma non è (solo) questo a rendere unico il vino lagunare. Pare infatti che la qualità del prodotto sia dovuta a un’epidemia. Quella di fillossera, che miete vittime durante il 19° secolo. Le viti sono piantate direttamente nel terreno senza che le piante vengano innestate nelle radici di vite americana. Procedimento usato in Europa proprio dopo il catastrofico evento, al fine di non contaminare le piante. Da Orto sono coraggiosi. Proprio come la fiera di Dante. Il vitigno, una malvasia istriana, esalta i sapori dei vini del passato, evitando l’affinamento in barrique (botte) che lo renderebbe troppo legnoso. Il risultato? Spegne la sete e accompagna pranzi, aperitivi e cene con grande eleganza. La stessa del cimelio contemporaneo (modern heirloom) The Lion firmato Alighieri. Orto, proprio per grazie alle caratteristiche del vitigno e del clima lagunare, continentale con qualche guizzo di mediterraneità, è un prodotto ad alto contenuto di minerali, in grado di concentrare ed esaltare i sapori del territorio, una lingua di terra dove le onde del mare incontrano le acque sonnolente della laguna, dove i venti freschi dei monti abbracciano le brezze marine. Alighieri, con la sua gioielleria etica, apporta le stesse emozioni e il senso della storia, letteraria e orafa, in un bijou unico nel suo genere. Amato dalle donne contemporanee che lo tramanderanno a quelle future. Come il significato della Commedia o il retaggio di un grande bottiglia, vendemmiata su una piccola fetta di terra della città dei leoni.

Alighieri JewelryGetty Images
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