Come scegliere i bicchieri da vino per degustare, e meditare

I rossi hanno la forma di un palloncino, i bianchi tendono verso l'alto e poi le flûte, i bicchieri in cui non versare solo champagne...

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A ognuno il suo bicchiere di vino. Sì, ma quale? Il dibattito è molto acceso, non solo perché pare non vada affatto bene godere di un vino rosso in una calice da bianco, ma anche per via di almeno altre cinque variabili alle quali bisogna tenere conto quando ci si appresta a scegliere il calice giusto: tipologia, quindi colore (rosso, bianco, orange o rosé), struttura, tannini (valore alcolico) e profumi che emana il vino. Segnati bene questi elementi la decisione ricadrà quindi sul proprio gusto personale. Infatti se si prediligono vini rossi la direzione giusta è quella di bicchieri dalla forma abbastanza arrotondata, pronta ad accogliere il nettare di Bacco. Già questo è un passo avanti che evita di bere un Brunello di Montalcino in una coppa da Champagne, sì rotonda ma decisamente più piccola. A proposito di vins rouges importanti, in questo caso è meglio approfondire le tipologie e optare per calici come il Balloon, in grado di adattarsi meglio ai rossi strutturati, corposi e poco tanninici. Dei succhi di frutta insomma, ma da bere sempre con moderazione. Si tratta di quei “vini da meditazione”, da degustare non proprio ai pasti ma possibilmente di fronte a un fuoco accesso, Miles Davis in sottofondo e un libro in mano. Il bicchiere Classico, invece, dalla struttura leggermente più allungata (s’immagini la forma di un tulipano) è ottimo per vini rossi sempre importanti ma, a differenza del Balloon, con un’importante sentore alcolico. Il Chianti, ad esempio, dà il meglio di sé in questo calice. Se dalla Toscana si passa al Piemonte, incontrare una persona sorseggiare un Barbaresco è un esercizio quotidiano. E se di vini ne sa pure qualcosa, allora la si vedrà berlo in un calice sempre dalla forma arrotondata ma con la parte finale dritta, che va ad aprirsi verso l’alto. Proseguendo con le assonanze floreali: la silhouette di questo bicchiere è quella di un fiore abbastanza rotondetto che sta per sbocciare, con le estremità dei petali, quindi, che iniziano ad aprirsi.

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È estate e molti preferiscono dedicarsi alla degustazione di vini bianchi o rosé (poi ci sono gli orange, e lì la questione è borderline perché possono essere parecchio strutturati). Anche qui, alcune linee guida per evitare di fare figuracce con il proprio amico sommelier ospite a un pranzo estivo in terrazza. Se piace una buona Ribolla, un vino generalmente strutturato in grado di avvolgere bene il palato, il consiglio è di optare per un bicchiere dalla forma leggermente squadrata alla base e poi delicatamente arrotondata verso la fine. Se invece si è in vena di un bianco giovane e fresco, uno Sauvignon Blanc ad esempio, è meglio optare per un calice con un’apertura che tende ad allargarsi rispetto al corpo. Stesso discorso vale per i rosati. Per chi è avvezzo alle bollicine attenzione: non tutte le flûtes sono uguali. Il bicchiere a flûte per vini spumanti secchi, dalla forma allungata e stretta, è leggermente aperto già alla base. Quello da Champagne, invece, è come un fiore bucaneve che nasce all’inizio primavera, con i primi caldi: sottile alla base per poi prendere la sua forma. Passiti, Vin Santi e altre tipologie particolari vini (anche loro talvolta definiti “da meditazione”) vedono invece protagonista un calice più piccolo dei classici, dalla base squadrata e, alla fine, un'apertura a U. Consiglio: una volta presa una decisione sui migliori calici da vino, li si tratti con cura. Per lavarli sarebbe meglio evitare detergenti profumati, prediligendo quindi quelli privi di odore. L’acqua calda è fondamentale. Infine, per concludere il trattamento, è meglio lasciare che sia l’aria ad asciugare i bicchieri. Se poi rimangono i tanto odiati residui opachi è bene prendere un panno pulito e passarlo sul vetro, delicatamente. Cin.

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