Salviamo il loro futuro

Per aiutare i profughi minorenni, è nata una rete di volontari che ha messo in campo spirito d’accoglienza e difesa dei diritti. Diventando “tutori” dei loro sogni e talenti

image
H20addictGetty Images

Si instaura una relazione davvero speciale tra i minori non accompagnati, sbarcati sulle nostre coste, e quei tutori italiani che scelgono a titolo volontario di accompagnarli nel dedalo dei servizi sociali, nel percorso scolastico e di formazione, spesso contribuendo con le proprie risorse alle varie spese.

Nel 2013 l’avvocatessa di Siracusa Carla Trommino decise di chiamare a raccolta i suoi concittadini: «In quell’anno erano aumentati i minorenni soli sbarcati nella nostra zona, tanto che per mancanza di posti nelle comunità erano costretti a rimanere nei centri per adulti in condizioni tremende. Senza scarpe, con i vestiti della traversata, dormivano per terra: come avvocato ho pensato a uno strumento legale per dare loro una voce. Bisognava trovare subito dei tutori adatti, perché spesso il tribunale li individuava con tempi troppo lunghi o nominava il sindaco come proforma. Io mi sono offerta per prima».

Da questo piccolo passo è nata la onlus AccoglieRete, che oggi, in sinergia con i tribunali e i servizi sociali dei comuni coinvolti, trova tutori legali e famiglie per questi ragazzi approdati senza genitori (secondo le stime di UNHCR ne sono arrivati circa 910 solo tra gennaio e febbraio 2016). Sono soprattutto adolescenti da Gambia, Nigeria, Senegal, Somalia, Eritrea, Egitto e Siria, che portano anche il peso sulle spalle del debito contratto per pagare il viaggio. Oggi AccoglieRete assiste e forma 180 tutori, con il sostegno di psicologi, avvocati, assistenti sociali e mediatori culturali.

«Sono 25 le famiglie che hanno accolto i ragazzi in casa», prosegue Carla. «La figura del tutore deve, come prescrive il codice civile, prendersi cura del ragazzo e ognuno lo ha fatto secondo le proprie possibilità, passando del tempo insieme, magari la domenica, o aiutando nei corsi di italiano che organizziamo»

Chi sono questi ragazzi? «Principalmente maschi intorno ai 16 anni, ma ce ne sono anche sotto i 12, 13. Purtroppo c’è un incremento di ragazzine eritree e nigeriane in situazioni delicatissime, violentate, ferite, persino incinte». Da circa un anno poi, la collaborazione della onlus con Cesvi (e con il sostegno di Fondazione Zegna) ha dato vita al progetto Un tutore per ogni minore: programma di formazione professionale indirizzato a un gruppo di minori e neo maggiorenni, che spesso si ritrovano senza alcuna tutela al compimento dei 18 anni. Sono stati organizzati tirocini e un corso per pizzaioli, coinvolgendo dei tutor per affiancare i ragazzi negli stage. «Alcuni pizzaioli hanno già trovato lavoro, un altro rimarrà nella pasticceria del tirocinio», racconta Carla.

Di cosa è più felice? «Degli obiettivi raggiunti dai ragazzi. Hanno vitalità e forza per realizzare i propri sogni, se sono messi nelle condizioni di farlo. C’è chi continua a studiare, chi lavora e si gestisce casa. Uno dei miei, si è trasferito a Parma e riesce a mantenere la madre in Bangladesh. Ha detto che quando sarò vecchia si occuperà anche di me, la sua mamma italiana. Un altro ha talento per la scrittura e ha firmato un articolo in cui si paragona a Renzo de I Promessi Sposi, perché entrambi affrontano un lungo peregrinare. Solo che Renzo alla fine torna a casa, mentre lui sa già che dovrà costruire qui la sua nuova vita».

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Lifestyle