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Perché la lentezza non deve essere considerata un difetto

Il diritto dei più piccoli di rispettare i propri tempi e di annoiarsi.

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Fanno colazione con calma, giocano, tirano per le lunghe qualsiasi cosa senza l'urgenza di un orario da rispettare. La sera non se ne parla di andare a dormire, si dilungano nei giochi ritardando il rituale pigiama-denti-pipì. Sono i tempi dilatati dei bambini! «Ma c'è davvero tutta questa fretta?», si chiederanno ogni tanto guardando la maggior parte degli adulti sempre di corsa. «Non potrebbero qualche volta fermarsi a respirare e fare tutto con più calma?».

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«Come sei lento...», si sentono spesso rimproverare. Ma se si provasse a rovesciare la medaglia? E se fossero i genitori a essere troppo "rapidi"? Veloci nel mangiare, veloci nel parlare, nel prepararsi, nel correre al lavoro, veloci nel puntare il dito contro la lentezza, e allo stesso modo impazienti che i loro figli inizino a camminare, parlare, fare le capriole, leggere, suonare il pianoforte, andare in bicicletta. Tutto questo senza rispettare i loro tempi.

E se i grandi imparassero ad anticipare la sveglia per giocare prima di andare al lavoro? A cenare prima, quando possibile, per stare più tempo insieme prima di augurarsi la buonanotte? Forse la ricetta della felicità è proprio nel venirsi incontro e di fare meno cose, ma farle meglio. E soprattutto senza controllare l'orologio.

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«Pigiama party alla scuola materna, tre lingue in prima elementare, corsi di musica, gare di sci, la media del nove. Ai bambini viene chiesto di essere sempre più intelligenti, dotati, abili e capaci. Troppo desiderare, troppo avere, troppo sapere, troppe soglie buie varcate in anticipo, con corpo fragile, senza corazza e senza la spada giusta», spiega la dottoressa Costanza Giannelli, direttrice dell'Unità ospedaliera di Neuropsichiatria infantile presso l'Ospedale Santa Chiara di Trento, a Educa, il festival dell'educazione che si è tenuto dal 15 al 17 aprile a Rovereto.

«Spesso già a cinque anni un bambino si trova seduto al banco di scuola, senza aver raggiunto la maturità sociale, e privato dell'"anno del re", quel periodo importante in cui il bambino si sente più grande e può dare il suo contributo ai compagni più piccoli. Iniziare la scuola senza la maturità necessaria, porta facilmente il piccolo a vivere un senso di inadeguatezza», aggiunge Franco Ulcigrai, cofondatore della scuola Steineriana il Cerchio di Rovereto riferendosi ai genitori che iscrivono i figli alle elementari prima del compimento del sesto anno di età.

Ricordiamoci, quindi, di garantire ai bambini il diritto alla lentezza, alla noia, al vuoto, ad essere ascoltati e a crescere con i loro tempi, perché purtroppo sono sempre più numerosi i ragazzi e bambini che presentano disagi psichici perché iperstimolati, abituati a dover essere sempre i primi, incapaci di reagire alle sconfitte, alle debolezze e alle delusioni.

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