“Le differenze spiegate a mia figlia, o come raccontare la diversità senza impazzire”

Guida pratica (e universale) per genitori in difficoltà nello spiegare disabilità, sesso, religioni e razzismo.

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Photo by Arleen wiese on Unsplash

Paura del diverso, paura del possibile. N difficoltà nel dare voce a quella paura che diverso sarebbe anche possibile. Confrontarsi tra adulti è impegnativo, spiegare le cose ai bambini ancora di più. Perché i bambini ci mettono di fronte ad un mondo non complesso, netto, b/n. E sono gli adulti che devono sapere come spiegare le differenze ai bambini senza farsi traviare da pregiudizi, stereotipi, preconcetti ed esperienze personali. E senza alimentarne di altri. Le cose come stanno, le cose come sono. E non come le leggiamo e le interpretiamo da adulti. Un compito durissimo ma eseguibile con pochi accorgimenti, ché l’esercizio di rispetto e inclusione delle diversità è continuo. Tips che facilitano la spiegazione messi a punto dal mediatore culturale canadese Alden H. Bacon, che si occupa proprio di integrazione delle diversità e di inclusivity.

#1 Parla di diversità come se parlassi di sicurezza

Spiegare ai bambini la diversità come se dovessi insegnar loro ad attraversare la strada? Ebbene sì. Semplicità: col rosso si sta fermi e col verde si passa (dopo aver guardato, sempre). La diversità è uguale: bisogna stabilire come parlare di certi concetti e mano a mano raggiungere vari step. L'obiettivo è dare al bambino gli strumenti per diventare autonomo nei ragionamenti, con una scala di valori.

#2 La paura va superata

La paura (degli adulti, principalmente) tende a frenare la voglia di conoscere. Ci si rifugia in se stessi e nelle proprie sicurezze. Per evitare di crescere dei bambini che abbiano timore di tutto ciò che non conoscano e reputino pericoloso, sono per primi i genitori a doversi informare e a scardinare i preconcetti. Sulla diversità, sulla disabilità, sul sesso. La differenza dagli altri viene spesso percepita soltanto quando sono gli altri a farla notare.

#3 Tuo figlio dirà cose razziste (ma non sarà colpa tua)

La presa di coscienza della diversità e della sua bellezza passerà anche da questo. Se sentirai il pupo di casa pronunciare frasi che ti suoneranno razziste, dovrai farglielo notare con gentilezza. E sempre affrontando l’argomento in privato, chiedendo le motivazioni che lo hanno spinto a dirlo.

#4 Scegli il linguaggio giusto

Troppo formale? Rischi di non spiegarti e non farti capire. Troppo semplicistico? Radicalizzi il discorso. Sì, capire come parlare di determinati argomenti è difficile, nessuno dice il contrario. Consiglio: evita il classico “noi & loro”, è la contrapposizione più sbagliata che possa esistere. A maggior ragione per i bambini, che quasi automaticamente ragionano per opposti prima di emettere giudizi.

Channey/Unsplash

#5 Sottolinea la forza

Quando si parla di disabilità motoria è importante sottolineare la forza delle persone che la vivono quotidianamente. Ma non devi trasformarle necessariamente in supereroi contro tutto e tutti. Se tuo figlio è in classe con un bambino disabile che ha bisogno di attenzioni specifiche, questa necessità deve essere capita in modo semplice: una porta più larga, una pausa obbligata, uno scivolo al posto giusto rendono la vita più bella a tutti.

#6 Il modello sei tu

Se parli bene e razzoli male, non puoi aspettarti che tuo figlio diventi un campione di relazioni sociali costruttive. Ricorda che i bambini replicano i comportamenti che osservano e ripetono le parole che sentono: qualunque esse siano.

#7 Non esagerare

Parlarne troppo e in continuazione rischia di far diventare l’argomento una vera noia. Ok, ci tieni ad essere un bravo genitore ma cerca di non sobbarcarti tutto il peso: meglio un bel libro che scateni la curiosità e le domande, invece di star lì a inculcare principi in continuazione, con l'effetto contrario.

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