È giusto postare le foto dei figli sui social? Forse solo rispettando i confini della (loro) privacy

La bellezza della condivisione di momenti di crescita o solo la manifestazione della fragilità narcisistica degli adulti di oggi? Due opinioni a confronto: Wanda Nara, moglie di Icardi e madre di 5 bambini, e Alberto Pellai, psicopedagogista e padre di 4 figli.

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Unsplash.com

Ma è giusto postare sui social le fotografie dei propri figli? Quali sono i rischi e i pericoli? Quali devono essere le precauzioni per tutelare l'immagine di bambini e ragazzi? Ecco due opinioni a confronto, quello di una mamma-influencer, Wanda Nara, madre di 5 figli, agente e moglie del calciatore dell'Inter Mauro Icardi, e quello di un psicoteterapeuta Alberto Pellai, uno dei massimi esperti di psicopedagogia dell’età evolutiva.


Wanda Nara
Io pubblico le foto dei miei figli. Perché sono la cosa più bella che ho. Cinque bambini dei quali sono orgogliosa. E proprio per questo mi piace condividere con altre mamme i loro momenti di crescita. Negli anni, attraverso le mie foto, ho raccontato gravidanze, nascite, compleanni, primi giorni di scuola. Mi piace che i miei follower (quasi 4 milioni su Instagram, ndr) possano seguire i brevi video di Isabella, la più piccola, mentre chiama papà Mauro (Icardi, ndr) o la nostra famiglia al completo che fa il tifo allo stadio, ma anche i momenti in cui partiamo per le nostre vacanze. Così come amo mettere scatti di party o i selfie quando mi vesto per una fashion week. Non c’è nulla di calcolato, lo faccio con molta spontaneità. Per me, significa costruire una sorta di diario familiare, un album affettivo: è bello emozionarsi e fare emozionare chi mi segue. Lo vedo dai like e dai commenti.

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Non ho paura della sovraesposizione: sono abituata sin da bambina a essere un personaggio pubblico, faccio la modella da quando avevo tre anni. Certo, allora non c’erano i social, ma ho imparato presto a gestire la mia immagine. Non ho pensieri negativi, non temo che qualcuno manipoli i miei post.

«Condividere le immagini per me significa tenere il diario familiare, un album affettivo»

Mi rendo conto, però, dei pericoli che arrivano dalla rete e quindi evito di pubblicare foto troppo intime o ritratti degli amici dei miei figli. E soprattutto cerco di insegnare ai miei bambini che si devono avere dei limiti. Soprattutto al più grande, Valentino di 9 anni, che ha già un profilo Instagram. Anche se privato e supercontrollato.

Wanda Nara Argentina di nascita, italiana d’adozione, modella, presentatrice tv, agente e moglie del calciatore dell’Inter Mauro Icardi, è madre di 5 figli.Ha scritto un libro per bambini: Campione in campo e nella vita (Mondadori Electa).

Alberto Pellai.
Condividere la vita dei figli sui social è un sintomo della fragilità narcisistica degli adulti di oggi. Ovvero rappresenta il bisogno di avere un riconoscimento dall’esterno, genera competizione tra chi è il genitore migliore, la mamma perfetta. Del resto, lo sharenting (crasi di share e parents, ovverp pubblicare le foto dei figli sui social, ndr) trasforma l’intimità in pubblicità, espone al giudizio altrui le storie familiari e le relazioni private.
Senza contare che non abbiamo più alcun controllo su qualsiasi immagine che postiamo sui social. E sono quotidiane le notizie della polizia postale che smaschera giri di foto manipolate e usate per fini illeciti: cyberbullismo o pedopornografia.

«Non solo violiamo la loro privacy, ma li esponiamo a una platea sconosciuta e pericolosa»



Ma c’è di più. Rendere socialmente visibile la vita dei nostri bambini sin dal primo bagnetto vuol dire esporli all’opinione di una platea sconosciuta, violare la loro privacy e correre il rischio di farne personaggi ancor prima che persone.

Alberto Pellai
Courtesy Photo

Dal punto di vista educativo il momento peggiore è intorno ai 9-10 anni, l’età in cui iniziano ad avere lo smartphone in mano. Noi genitori dobbiamo lavorare sulle regole rispetto all’esibizione di sé nel mondo virtuale. Il rischio è lo scollamento tra il dire e il fare. Imporre limiti dopo essere stati troppo permissivi nella diffusione dell’immagine dei nostri figli è un errore che potremmo pagare. È meglio tenere in famiglia i ricordi di famiglia.

Alberto Pellai. Medico, psicoterapeuta e ricercatore all’Università degli Studi di Milano, è uno dei massimi esperti di psicopedagogia dell’età evolutiva. Autore di molti saggi, l’ultimo è: Il metodo famiglia felice (DeAgostini).

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