Infedeltà economica, il piacere di spendere senza dirlo a lui

Fanno acquisti senza comunicarlo al partner, nascondono scontrini e hanno carte di credito occulte: le "traditrici" sono tra noi, e ci raccontano quanto è bella l'indipendenza.

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È un’analista bancaria sulla quarantina. Da tre giorni cammina avanti e indietro per i corridoi dell’ufficio, ticchettando sulle sue Louboutin nuove. Arriva al lavoro con un paio di comodi stivaletti, apre il cassetto della scrivania e tira fuori i laccatissimi tacchi 12. Vuole consumare le Pigalle quel tanto che basta per poterci tornare a casa una sera di queste con un alibi garantito. Quando suo marito le chiederà: «Hai comprato un altro paio di scarpe?», lei solleverà, come in un balletto, l’inconfondibile suola rossa e risponderà: «Ma va’, guarda, ce le ho da un sacco».

Questa è una breve storia vera. Intercettata in una chat WhatsApp tra amiche in cui si chiedeva: ma voi gli dite quanto spendete in shopping? No, non glielo si dice. Anzi. Tritare scontrini, omettere, mentire in modo fantasioso sulla gestione delle finanze è un’abitudine diffusa. L’opzione “Nascondi saldo” sul profilo del conto online è, oggi, il miglior amico di una ragazza.

Il fenomeno, secondo gli anglosassoni, ha le caratteristiche di un tradimento. Infedeltà economica, così la chiamano, consegnando anche questi piccoli gesti di libertà quotidiana a una società sempre più controllata. La ricerca pubblicata a gennaio da CreditCards.com rivela che il 19% dei conviventi negli Stati Uniti (con un
picco tra gli under 37) ha un conto corrente segreto, o carte di credito di cui il partner non immagina l’esistenza. Più o meno la stessa percentuale lo equipara a un tradimento carnale. Come se nell’era di Netflix e del disamore per Tinder qualcuno avesse ancora tempo o voglia di invischiarsi nelle complicazioni del sesso. Se le statistiche isolano un singolo tratto, senza sfiorare il mistero della vita vera, vale la pena scavalcare i dati e anche i limiti della chat WhatsApp ed entrare nel cuore umido delle storie.

La prima infedele con cui parliamo fa l’impiegata in una città di provincia che teniamo anonima, ha 35 anni e il conto in comune con il marito. Stanno mettendo i soldi da parte per comprare casa e mettere su famiglia. Lui è ligio nel tirare la cinghia di coppia e calcolare le spese al centesimo: ammirevole, un filo pedante. Lei pensa che quando un golfino su un manichino ti chiama non puoi far finta di niente e lasciarlo lì. Quindi ha escogitato un sistema analogico: ogni tanto il sabato va al supermercato con la sorella, paga con il bancomat la spesa per entrambe e si fa dare la sua quota in contanti. Immacolati, non tracciabili, praticamente inesistenti. E se il marito poi si stupisce di un addebito di 110 euro per cracker e verdure è pronta a sostenere che con questa storia del bio i prezzi sono impazziti. Colpisce, oltre all’efficacia commovente della trovata, l’allegria con cui la vive e la racconta. «Una piccola trasgressione nella routine fa sempre bene», chiosa. Ha quasi una funzione catartica collettiva: le amiche a cui l’ha detto ora fanno come lei.

Sono bugie verdi, come il colore dei soldi. Non si può sostenere che si dicano per il bene dell’altro, ma neanche che vogliano colpirlo nel profondo. Ogni relazione è un rapporto di potere, ma qui conta più di tutto quello attrattivo esercitato da uno spazio di autonomia. Un microcosmo di cui non dover rendere conto, un pop-up di soavi fatti nostri. «Perché compro l’ennesima borsa? Perché sono una femmina! Il mio compagno non lo capirebbe. Non ho voglia di giustificarmi o provare a spiegare a un uomo il motivo per cui ne ho cinquanta. Anche se abbiamo il mutuo in comune, e un figlio, tengo il mio conto. È una forma di indipendenza, non lo faccio pensando al futuro, nel caso ci separassimo. Mi interessa stare bene oggi, perché devo dirgli che ho speso 250 euro per una pochette? Lavoro da sempre, prima le prediche sugli acquisti le faceva mia madre, ora lui. Allora preferisco minimizzare, raccontargli di svendite o megasconti». La traditrice numero due è romana, ha 41 anni, lavora nel marketing, e fin qui le sue omissioni si assolvono recitando tre frasi dei Baci Perugina. Poi ci addentriamo nei non detti che scottano. «Lui mi vede misteriosa sui soldi, vorrebbe capire quanto esce dal mio conto più di quanto entra, se è tutto ok. È pragmatico, pensa a cambiare l’auto, ai risparmi. Io lo rassicuro, mentendo. Il vero segreto è che lui non sa che non ho niente da parte».

C’è chi guadagna più del marito. E, con buona pace della comunione dei beni, ha una carta PostePay occulta. La terza infedele l’ha scelta perché può ricaricarla dal tabaccaio ed è insospettabile per una 52enne abbiente, non ha l’allure cinematografica dell’American Express. Ci tiene le centinaia di euro necessarie per una punturina di botox per sé o un taglio di capelli esoso per le figlie adolescenti, ossia «la cosa da fare per tirarti su dopo una delusione d’amore». Insieme alle figlie porta avanti anche un secondo tipo di affair economico: tornare da un pomeriggio di shopping low cost milanese con tre top in tre sacchetti striminziti. Il resto degli acquisti è nei sacchi grandi lasciati in auto, e l’astuzia di chiedere le buste piccole ai commessi denota finezza filologica. «Guadagno bene, mi piace concedermi vizi che mi danno piacere, me lo merito. Per lui sono spese inutili, non c’è bisogno di esplicitarle e rendere tangibile la questione dei soldi. Stiamo insieme da 25 anni, e in una relazione lunga servono spazi non condivisi, dei segreti innocui che fanno respirare».

Poi c’è il puro divertimento intellettuale. L’esercizio creativo di accampare scuse, per sentire idealmente il rumore gioioso della Frizzina, che scoppietta nelle bugie che lui si beve. I prelievi di contanti questo mese sono sopra la media? «Guarda caro, in ufficio continuano a chiedermi soldi per le collette: il matrimonio di Betty, il figlio di Luciana, cosa vuoi, non posso fare la tirchia», dirà un’infedele. «Eh, voi uomini non avete idea di che cosa vuol dire e quanto costa fare una mammografia»: così, con lo spauracchio di aprire il capitolo “salute”, un’altra bugiarda stronca all’istante eventuali domande. Funzionano anche le invettive contro il caro benzina e, a seconda del comune di residenza, le multe sulle strisce blu. A nome di tutte, in ogni dove, un sentito ringraziamento ai marchi di moda di cui, nei resoconti bancari, non appare il nome ma solo la sigla indecifrabile della ragione sociale.

La voglia di sedurre ha il suo peso. Si nascondono debolezze anche per apparire divine. «Quando vado a trovarlo e lui lavora», confessa una donna di Lucca con partner a Berlino, «corro a nascondere i sacchetti dello shopping prima di incontrarlo. Per darmi un tono culturale, dirgli che sono stata alla Gemäldegalerie a vedere Mantegna e Bellini. Affascinante rispetto a: ho fatto su e giù per le scale mobili del centro commerciale, che c’era il 50%».

Le infedeli economiche fanno tutto da sole, sono le vere destinatarie delle frottole che mettono in piedi. I compagni che ci descrivono abbozzano, fanno bonariamente finta di non capire, si accorgono appena se una esce in Balenciaga o senza il pezzo di sotto. Fondamentalmente venerano il quieto vivere, come le mogli i saldi. E se anche loro conducessero la stessa vita parallela? Ma va’, è il commento corale. Figurarsi, dice l’ultima interpellata. Poi fa una pausa. Lunga. Per il compleanno ha ricevuto dal marito, uomo generoso e oltremodo pacioso, un fantastico iPhone XS. E ora che ci pensa, quei mille euro non risultano tra gli addebiti in comune. Esattamente, da dove li ha tirati fuori?

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