Come affrontare la vita lavorativa senza buttarsi giù

Ovvero sopravvivere alle difficoltà professionali grazie a studi sul campo (e tanta ironia).

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Getty Images

Districarsi nella vita lavorativa è una delle cose più complicate che ci possa essere, quasi quanto uscire vivi da quella amorosa. Aggiungi che per i milanesi il fatturato vale come un sacramento e che tutti, più o meno giovani, miriamo ad essere soddisfatti di ciò che facciamo ogni giorno. Il rapporto personale con il lavoro non è semplice, perché contraddittorio: vogliamo avere successo, ma arrivarci è la parte difficile, a volte impossibile, non solo per fattori che dipendono da noi stessi. Tanto che ogni tanto siamo costretti a cambiare rotta. C'è un dissacrante profilo Instagram che ogni lunedì alle 18, con cinismo perfetto e creativo, racconta gli sforzi di tutti i lavoratori milanesi (precari, improvvisati, in divenire) per rimanere a galla. Dietro a Stronzidimilano c'è un gruppo di autrici e illustratrici che ha deciso di dedicare a tutti noi poveri stacanovisti una serie di personaggi disegnati e raccontati. Ognuno ha il suo. Alla base della catena alimentare, ad esempio, c'è lei, la stagista:

A muovere tutti gli sforzi c'è il desiderio di sentirsi affermati, di avere successo. Secondo la ricerca LinkedIn, This is the Success, la maggior parte dei lavoratori accosta l’idea del successo all’essere felice e al passare del tempo con la famiglia, lasciando nelle ultime posizioni gli aspetti più collegati alla professione, come ottenere promozioni. Tra crisi, competizione serrata, ritmi frenetici e anche un po' di indecisione sulla strada da percorrere, iniziare la carriera lavorativa è complicato, a meno che tu non sia uno dei cummenda (colui che "dovrebbe portare avanti l’azienda che la sua famiglia possiede da generazioni, ma in realtà spera solo di finire nella prossima stagione di Riccanza"). A influenzare di più le nostre scelte ad inizio carriera, secondo la Community Research di LinkedIn, sono: famiglia, insegnanti e professionisti del work placement.

Certo, magari la famiglia non consiglierà di diventare un poliedrico ("quando gli chiedi che lavoro faccia ti risponde "FACCIO TANTE COSE" con un tono tra il saccente e il disperato") ma fare la fame per arrivare alla gloria è una tentazione troppo forte, per tutti noi.

Quando si entra nell’ambiente di lavoro le prospettive cambiano e a spronarci intervengono altre figure, secondo LinkedIn: il/la competitor, il collega che ci pone delle sfide; la/il cheerleader, quello particolarmente brillante, sempre pronto a motivare e far sentire coinvolti; il work bestie, ovvero l’amico più solidale in ufficio.
Alla fine nessuno lavora da solo, dietro c'è sempre un team con cui confrontarsi, anche se fai l'influencer "uno dei lavori più retribuiti in Italia insieme al malavitoso e al figlio di genitori ricchi".

Comunque non disperate, gli studi dicono che con il procedere degli anni, i lavoratori italiani tendono a sentirsi più maturi e consapevoli rispetto alle proprie capacità di avere successo nel lavoro, quindi nel prendere decisioni riguardanti la carriera, tutto dipende da noi. E qual è l’unica cosa che puoi fare quando una scelta importante dipende solo da te? Andare in panico. Che tu sia grafico, commessa o commercialista l'importante è non mollare, affidarti un po' anche agli altri. E prenderla con ironia.

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