The Wing: riuniamoci al club

È nato in America e si sta moltiplicando: è luogo di coworking e un modo divertente di fare network. Per sole donne (celebrity incluse), che, dialogando, stanno costruendo un nuovo potere.

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TORY WILLIAMS. Courtesy The Wing

La prima cosa che si nota è la temperatura della stanza. Chi è stato almeno una volta negli Stati Uniti lo sa: d’estate nei luoghi pubblici si muore di freddo. Cinema, ristoranti, uffici, negozi: si gela. Perché la temperatura è impostata pensando a uomini in cravatta e giacca in fresco di lana che, poverini, non devono sudare e chi se ne frega se noi donne in abiti leggeri battiamo i denti. Ecco, qui no. Qui, nonostante sia luglio e fuori ci siano 35 gradi e l’aria condizionata sia accesa, non fa freddo e, anzi, con addosso un abito senza maniche di cotone si sta benissimo. Più delle pareti rosa, più dell’essere rifornito di qualsiasi cosa possa servire a una donna nel corso di una giornata (assorbenti, piegaciglia, mascara, crema idratante, profumo, lacca, salviette struccanti eccetera), più dei bagni sponsorizzati Chanel, più della sala per lo yoga, la nursery per allattare, il servizio baby-sitter, la libreria con i libri fondamentali sul femminismo e l’arredamento vagamente anni 50, è il piccolo ma enorme particolare della temperatura che ti fa capire che siamo in un luogo dove le donne hanno preso il comando, anche del termostato. The Wing è stato fondato nel 2016 da due trentenni, Audrey Gelman (amica d’infanzia di Lena Dunham: pare che il personaggio di Marnie nella serie cult Girls sia ispirato a lei) e Lauren Kassan, entrambe provenienti dalle pubbliche relazioni e con ampie conoscenze nel mondo dello spettacolo e della finanza. «Un luogo la cui missione è l’avanzamento professionale, civico, sociale ed economico delle donne attraverso la comunità» è il concetto base che le due presentano agli investitori. Funziona: nel primo anno raccolgono dieci milioni di dollari, molti dei quali da un fondo di investimenti che ha capitali anche in Goop, il business di lifestyle di Gwyneth Paltrow. Con i soldi affittano uno spazio a Manhattan, assumono un team - architetta, decoratrice d’interni, esperta di catering - e quando aprono la prima location, a SoHo, contano su 200 iscritte pescate nel mondo dei media, dell’arte e delle start-up.

Una sala di The Wing a Soho a New York.
Tory Williams. Courtesy The Wing

È un successo e oggi i membri sono più di 1500 donne nella sola New York (circa 8mila tra tutte le sedi), provenienti da tutti i campi professionali, avvocatesse, dottoresse, impiegate, architette, amministratrici delegate di aziende di ogni tipo. Poi, esperte immobiliari e anche qualche celebrità, come l’attrice e scrittrice Tavi Gevinson, l’attivista ex soldato Chelsea Manning e Hari Nef, musa di Gucci e protagonista della cover del primo numero di No Man’s Land, la rivista di The Wing (il titolo è abbastanza significativo: non è territorio per uomini). Millennial ma non solo, anzi: per bilanciare ultimamente hanno più facilità di entrare nel club le donne over 40 e non solo le trentenni. Nel frattempo i milioni raccolti sono arrivati a 42 e le sedi si moltiplicano. Alle due location di Manhattan a SoHo e nel quartiere del palazzo Flatiron, sulla 20esima strada, si è aggiunta Brooklyn, mentre in autunno aprirà vicino a Bryant Park. Attualmente il club è presente anche a Washington, Chicago, Boston, Los Angeles e San Francisco e, fuori dagli Stati Uniti, a Londra, dove ha aperto da qualche mese e tra le iscritte conta le modelle-attiviste Adwoa Aboah e Cara Delevingne e l’attrice Ruth Negga. Nel 2020 sarà la volta di Toronto e Seattle.

Al momento dell’iscrizione una delle domande è: tu che cosa puoi offrire alle altre?

Nato come spazio di condivisione in un momento in cui ancora si pensava che gli Stati Uniti avrebbero avuto il primo presidente donna, The Wing ha dovuto aggiustare il tiro e offrire qualcosa di più che un posto carino dove passare qualche ora a lavorare al computer. Questo qualcosa in più si chiama attivismo femminista e politico, proprio sul modello dei club femminili dei primi del Novecento a cui si ispira e che diedero vita al movimento delle suffragette. Durante le elezioni di metà mandato del novembre 2018 The Wing ha ospitato due volte la parlamentare democratica Alexandria Ocasio-Cortez, all’epoca non ancora famosa. Qualche mese prima, nella sede di SoHo, era stata ospite Hillary Clinton. Davanti a un pubblico di 400 donne, la fondatrice Audrey
Gelman, prima di consegnarle una tessera a vita, le ha detto: «Sappi che tutto questo è frutto della tua eredità politica».

In vista delle elezioni presidenziali del 2020, la sede di New York ha già ospitato la candidata democratica Kirsten Gillibrand e altre iniziative seguiranno, tra cui quella di rendere le sedi luoghi dove ci si può iscrivere al voto, procedura necessaria negli Usa per potersi recare alle urne. L’altro aspetto è quello della comunità, ovvero fare rete, o con la parola inglese che è la specialità degli americani: networking. Incontrarsi per fare squadra, aiutarsi a vicenda, per avere ognuna le spalle dell’altra su cui appoggiarsi, perché magari tu sai fare una cosa che serve a me e io so fare una cosa che serve a te. Non sono solo parole vuote: tra i tanti servizi che offre The Wing quello di networking è forse il più importante, tanto da avere una persona dedicata nello staff. Una settimana dopo che la mia richiesta di affiliazione era stata accettata, ho ricevuto una mail da tale Arianna che mi chiedeva in che modo potesse aiutarmi a conoscere altre appartenenti al club, se avevo delle richieste specifiche (stavo per caso lavorando a una start-up? E se sì, in che campo?) così lei mi avrebbe indicato le persone più adatte da incontrare. Le ho risposto che stavo cercando finanziamenti per un documentario e che mi sarebbe piaciuto parlare con qualcuno di questo settore. Tempo una settimana e prendevo un caffè con Judy, filmmaker che gestisce i seminari al Film Forum. Tramite lei sono entrata in contatto con due produttrici, ho partecipato a un workshop, ho in agenda altri cinque numeri di telefono di persone potenzialmente utili e che altrimenti sarebbero rimaste inaccessibili per me. Networking, appunto.

Il pubblico ad un evento pre-elettorale.
Dolly Fabishow, Redux Pictures/Contrasto

L’attività si sviluppa anche grazie a un’app. Scaricandola sullo smartphone permette di creare un profilo personale, come quello di un sito di appuntamenti. Il profilo riporta la foto, il titolo di lavoro e gli interessi, in modo da potermi combinare con chi ha interessi simili. Non solo, già al momento dell’ammissione, una delle domande del questionario è stata: che cosa puoi offrire tu alle altre? Le scelte andavano da attività di mentorship per le più giovani a «un orecchio per ascoltare» a «consigli su come cambiare carriera» o quelli su «vita da freelance». Oltre a riportare le notizie, l’app ha la possibilità di mandare messaggi diretti. Darsi gli appuntamenti a The Wing è diventata la nuova abitudine delle donne newyorkesi, sia di quelle senza ufficio e che quindi lo fanno per necessità, sia di quelle che un ufficio ce l’hanno, ma preferiscono incontrarsi in un luogo pensato appositamente per loro. Da lì a creare impresa insieme è un attimo. Io che sono freelance e che per lavorare ho bisogno di silenzio, quindi niente Starbucks o simili, ci vado principalmente per scrivere (c’è una sala silenziosa solo per la scrittura, con tavolini rotondi, prese per la corrente ovunque e acqua a volontà), ma ho iniziato a sfruttarlo anche per appuntamenti di lavoro (la regola è che si possono portare fino a quattro ospiti anche maschi, certamente, ma per non più di due ore e all’undicesimo piano del palazzo, mentre il dodicesimo è solo per le iscritte) o per assistere alle innumerevoli presentazioni di libri e serie tv, agli incontri con le politiche e con le imprenditrici, alle serate dedicate ad altre culture, che sia quella araba o afro-americana.

Le protagoniste della seri tv Big Little Lies: Meryl Streep, Reese Witherspoon, Nicole Kidman e Laura Dern nelle sale di The Wing a Soho a New York.
Katerine Pekala. Courtesy The Wing

Per dire, in occasione del ritorno di Big Little Lies The Wing ha organizzato una proiezione dei primi due episodi della nuova stagione della serie tv e un dibattito con Reese Witherspoon, Laura Dern, Nicole Kidman e Meryl Streep.

No Man’s Land, la rivista del club: si acquista online, come il merchandising (t-shirt, biberon, tazze). No Man’s Land è anche il titolo del podcast gratuito dedicato alle grandi donne della storia.
Courtesy The Wing

Lo scorso settembre è stato preparato un evento legato alla serie Il racconto dell’ancella con la presenza in video della scrittrice Margaret Atwood. La quota di iscrizione è di circa 3mila dollari l’anno: non è economica, ma per le oltre mille iscritte quella cifra copre una delle cose più preziose in una città come New York: l’accesso a una rete di conoscenze potenzialmente illimitata. In città le richieste sono così tante che bisogna mettersi in lista di attesa. Lo scorso giugno, in occasione del gay pride, Christina e Alexis si sono fidanzate ufficialmente con una festa sul terrazzo di The Wing nella sede del Flatiron. La loro storia è un concentrato di tutto ciò che il club offre e vuole rappresentare in termini di inclusione e imprenditoria femminile: si sono conosciute grazie alla funzione networking della app, sono prima diventate amiche, poi hanno fondato insieme una società e infine si sono innamorate. Senza la presenza di alcun uomo.

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