In due anni non manderemo più e-mail

Precisazione: ci convertiremo tutti alla religione di Slack, il software di messaggistica (e molto, molto altro) dagli adepti dalla crescita esponenziale.

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Jeremy MoellerGetty Images

Si fa tanto parlare di Slack, ultimamente, soprattutto da quando, nel giugno scorso, l'azienda omonima che le ha dato i natali ha raggiunto uno step molto importante della sua evoluzione, la quotazione in Borsa. Ma di che cosa si tratta esattamente? E perché dovremmo decidere di utilizzare questa nuova piattaforma?

Creata nel 2013 da Cal Henderson e Stewart Butterfield - già noto alle cronache fintech per essere stato uno dei fondatori di Flickr – l'azienda che l'ha lanciata l'anno successivo si fregia del titolo di start-up con il tasso di crescita più rapido di sempre e raggiunge un valore di 1,2 miliardi di dollari. Nel 2015, Slack arriva a quota 500 mila utenti attivi giornalmente che, due anni dopo diventano quasi i milione e mezzo. I ricavi crescono, ma in maniera non proporzionale con l'ascesa della popolarità e del numero di utilizzatori. E i bilanci restano in rosso. Che fare allora? Puntare sulla capitalizzazione, ovviamente. Ed è quello che succede, con la richiesta alla Sec di entrare nel mercato finanziario. Il resto è cronaca.

La ragion d'essere di Slack, quella che l'ha portata in migliaia di aziende (ma anche di singoli utenti) in tutto il mondo sono le sue possibilità di comunicazione e di collaborazione con i propri team di lavoro, come se ce ne fosse bisogno, considerato quanto siamo già connessi e iperconnessi anche quando non dovremmo esserlo... Ad ogni modo, come si usa Slack? In termini molto generali, prende qua e là le caratteristiche di vari strumenti già esistenti e centralizza il tutto in un unico luogo virtuale. A partire dalla tradizionale e-mail, ormai da più parti ritenuta obsoleta, pescando nel Facebook Messenger, ottimo per la comunicazione personale ma inadeguato a quella professionale, rubando qualche cosa - tranne la sua invasività - di WhatsApp, fino al Calendar di Google o a Trello e a Mailchimp. E poi? Li chiama tutti a raccolta in un'unica piattaforma, da condividere con colleghi e amici.

Okay, ma l'app di Slack serve davvero? E perché dovremmo decidere di usarla? Per diventare ancora più attenti e produttivi nelle nostre attività lavorative, poiché – è la prima delle grandi promesse di Slack - unificando il flusso di informazioni in un unico canale, possiamo evitare che dei dati vadano persi nel passaggio da un tool all’altro. Oppure perché – è la seconda promessa – ogni nuovo progetto collaborativo con i propri colleghi prenderà forma con una semplicità prima inimmaginabile. Il tutto, cioè il diventare più efficienti e più efficaci agli occhi del nostro boss (e probabilmente anche nei suoi report che ci riguardano) dovrebbe produrre anche degli effetti sulla nostra vita, rendendoci meno stressati dall'eccesso di multitasking. È la terza promessa. Sarà tutto vero?

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