"Ho cucinato una torta per il mio ex marito" genitori separati e i limiti del Covid

Storia di una famiglia allargata tra distanze di sicurezza, decreti e vicinanze emotive.

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Francesca Es

Certi sapori hanno il potere di scatenare ricordi. Per questo sono solita annotare nel mio blog (Moondiaries.it) una ricetta per ogni viaggio, per ogni esperienza che vivo; mi aiuta a non dimenticare. In questi giorni, trascorsi in casa col mio compagno e tre figli che hanno cognomi diversi, mi sono chiesta quale sapore assocerò alla nostra quarantena.

Direi un gusto amaro e pungente, ma di certo non dimenticherò la torta di compleanno che ho preparato per il mio ex marito. Mai avrei pensato di cucinare ancora per lui.

Il nostro matrimonio è finito nove anni fa con il più amaro dei tradimenti. Cancellai dalla mia vita la mia migliore amica, che era diventata sua amante, e avrei voluto cancellare anche lui, come si fa con le pagine piene di errori. Nelle macerie di quei giorni, brillava solo lo sguardo indifeso dei nostri due figli, luce che ho seguito per ricominciare a camminare. All’inizio erano solo passi nel vuoto, finché ho ritrovato me stessa, un nuovo compagno e un altro figlio. Negli anni i tentativi di riunire la nostra famiglia allargata sono risultati maldestri, abbiamo condiviso a malapena qualche pizza ogni tanto, per discutere le questioni più importanti.

L’ultima volta un anno fa, seduti a una tavola squallida di un ristorante di periferia, gli sguardi di circostanza e i figli nel pieno dell’adolescenza. Gli comunicai la mia decisione di andare a vivere dall’altra parte d’Italia, in una nuova città. Non fu facile, ma contro ogni mia aspettativa, lui acconsentì. Ogni due settimane caricavo i figli in auto e glieli portavo, come aveva deciso il giudice. Poi è arrivata l’onda anomala COVID-19 che ha travolto il Paese trascinando nell’incertezza le nostre giornate. Niente è più come prima, la zona rossa si è ristretta alle mura di casa e tutto il resto è tagliato fuori.

Qualche sera fa, entrando in camera di mia figlia, l’ho trovata affacciata alla finestra. Sul vetro aveva attaccato un calendario che aveva disegnato lei. Una casella per ogni giorno di quarantena, che riempiva di colore ad ogni tramonto. Accanto aveva annotato tre eventi: la messa in onda di due serie TV e il compleanno del padre. Ho accarezzato i suoi capelli e a un tratto mi è parso di riaverla bambina. Sembra passato un secolo dalle discussioni per un’uscita in più con gli amici; ci siamo ritrovate in questa bolla dai confini angusti, proprio quando la sua adolescenza la spingeva lontano da me. A malapena si sarebbe ricordata delle ricorrenze in famiglia, e scoprire il compleanno del padre scritto fra le righe dei suoi desideri, mi ha emozionata.

Così, la scorsa domenica, non privi di sensi di colpa, ci siamo appellati alla rara eccezione concessa nel decreto, che riguarda il diritto dei minori di frequentare entrambi i genitori, seppur separati. Abbiamo ponderato ogni mossa, optando per la soluzione che esponesse tutti al minor rischio di contagio: ospitare il mio ex marito a casa nostra.

Mio figlio ha scelto la torta di compleanno e mia figlia mi ha aiutata a cucinarla. Nella spesa che ormai faccio una volta alla settimana, trincerata dietro la mascherina e fuggendo anche gli sguardi, ho aggiunto una vaschetta di lamponi e una doppia dose di cioccolato fondente. Ho dimenticato le candeline, Freud ne sarebbe compiaciuto, ma ho azzittito l’inconscio riciclando quelle dell’ultimo compleanno festeggiato in famiglia.

Il mio ex marito è arrivato con il suo solito ritardo, all’ora di pranzo di una domenica di isolamento. Il silenzio ingombrante delle strade e il metro di distanza a distoglierci dall’imbarazzo dei saluti. Il pomeriggio insieme e le chiacchiere sul divano. È stata la musica che proveniva dalla strada a farci capire che si era fatto tardi. Fuori le persone cantavano dai balconi esorcizzando la paura del virus. Ho guardato la mia famiglia allargata con tenerezza, e in questi strani giorni mi è sembrata la cosa più normale.

Il mio ex marito ha dormito abbracciato a suo figlio e la mattina seguente, davanti a un caffè caldo, col mio compagno e il mio ex, ci siamo concessi quella chiacchierata che forse avremmo dovuto fare tanto tempo fa. Sincera e priva di colpe. I figli dormivano e nel tiepido sole della primavera, si udivano i suoni di una natura che si risveglia.

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