Mettete dei fiori (di canapa) nei vostri brand italiani rivoluzionari

Guida ragionata al mercato della canapa in Italia: chi c'è dietro i nuovi marchi rampanti della cosmesi (e oltre)?

skin care products on a white background
Kristina StrasunskeGetty Images

Può essere usata in cucina, può diventare un tessuto o un pezzo di carta, può essere sfruttata in cosmetica e persino nella bioedilizia: da quando è stato possibile tornare a coltivarla anche in Italia, non si contano gli usi e le sperimentazioni per la pianta della canapa. C'è ancora chi ne parla sottovoce, ma mentre quella coltivata a uso medicale è sotto stretto controllo dello Stato, la canapa coltivata per uso industriale può essere lavorata per gli scopi più diversi (ovviamente parliamo di canapa legale, che rispetta tutte le limitazioni del caso). Il vantaggio è che si tratta di una coltivazione molto più sostenibile di altre, perché cresce molto in fretta, non ha bisogno di cure particolari e si usa la pianta per intero, per cui non esistono praticamente scarti. Per questo viene spesso indicata come una soluzione ecosostenibile in molti ambiti, oltre ad avere altre qualità che la rendono ambita (ha un alto contenuto di proteine vegetali ed è senza glutine, per esempio).

Fino alla Seconda guerra mondiale l'Italia era il secondo produttore al mondo di canapa, dopo l'Unione Sovietica, ed era apprezzata per l'alta qualità dei prodotti. Nelle varie lavorazioni si impiegavano migliaia di persone (nel 1923 il Canapificio Nazionale contava 20mila addetti). Tutto è lentamente cambiato con l'arrivo delle fibre sintetiche per i tessuti e dei materiali plastici derivati dal petrolio, insieme alle varie leggi che ne hanno vietato la coltivazione. Oggi Coldiretti stima un giro d’affari potenziale di oltre 40 milioni di euro, con gli ettari coltivati a canapa che sono decuplicati in cinque anni (dal 2013 al 2018). Un trend in crescita confermato dai dati di Scuola Canapa, un istituto con sede in provincia di Verona che tiene corsi e fa consulenza con agronomi e altri esperti per chi desidera avviare un business sulla canapa. Mentre l'anno scorso alcuni artigiani della città di Fabriano hanno lanciato un progetto per riproporre la carta di canapa, l'ambito di utilizzo più in evoluzione è quello della cosmesi, tanto che Scuola Canapa sta studiando un progetto specifico dedicato a creme e affini. Sul mercato esistono singoli prodotti di skincare a base di canapa ma anche il marchio Hempcare, del gruppo bergamasco Allegrini, che è completamente a base di olio di canapa bio, un olio ricco di antiossidanti, vitamine e minerali. Un mix benefico non solo per la pelle di viso e corpo, ma anche su capelli e cuoio capelluto. Una filosofia sposata anche dalle sorelle Vera e Simona Bernardini che già nel 2016 a Roma hanno fondato il marchio Bioversi, con creme viso, per uomo e donna, olio corpo e saponi naturali. Anche Verdesativa, altro marchio made in Italy di cosmesi a base di canapa, ha scelto la via del naturale per i suoi prodotti (viso, capelli, detersione e persino una linea bimbi e antizanzare), che infatti sono certificati vegani e hanno bandito dalla formule molti ingredienti come solfati, petrolati e ogm.

Ma la canapa non è adatta solo alla cosmetica. «Partiamo dagli aspetti nutrizionali, che non molti conoscono: la canapa è ricchissima di proteine, tanto che persino alcuni atleti la usano come alimento iperproteico, oltre che di omega 3 e omega 6. Questo la rende perfetta per vegani e vegetariani, ma il suo gusto attira palati di ogni tipo», racconta lo chef Giorgio Trovato, calabrese di nascita, ma toscano per formazione, che oggi lavora come consulente oltre a gestire il ristorante Giardino dei Tolomei, a Racale, Lecce. Trovato è diventato famoso per aver sperimentato l'uso della canapa nella sua cucina e oggi tiene corsi a tema per la Federazione italiana Professional Personal Chef: «In cucina la trovo interessante per quel suo retrogusto mandorlato o nocciolato, a seconda della varietà, e per le sensazioni piacevoli che possono essere interpretate sia sul salato che sul dolce. Inoltre è gluten free, ricca di fibre e può essere sfruttata davvero su tanti piatti», continua. «Io sono partito con pane e pasta fresca, perché volevo avvicinare anche i più diffidenti tramite un piatto che conoscono benissimo. I prodotti di largo consumo ormai sono ampiamente disponibili ma fate attenzione alla lavorazione: una farina per essere interessante deve contenere almeno il 15-20% di farina di canapa. L'olio di semi di canapa va usato solo a crudo e ben dosato, su insalate o sul pesce, i semi decorticati a colazione nello yogurt oppure sono ottimi per fare croste sulla carne o sul pesce». C'è chi la sceglie per diminuire o eliminare il consumo di carne, chi è semplicemente incuriosito, ma lo chef giura che «le persone, dopo un primo approccio timido, si lasciano conquistare dal sapore e tornano al ristorante per gustare il tagliolino di canapa invece che quello classico».

Un piatto dello chef Giorgio Trovato: maccheroncini alla canapa e grano Senatore Cappelli, mirtilli disidratati, pinoli, cicoria e crema di fave.
Stefania Erroi/Courtesy Giorgio Trovato

Gianluca Carluccio, invece, si è dedicato alla coltivazione della canapa dopo una laurea in economia e qualche anno come manager di un parco archeologico in Puglia. Oggi insieme alla compagna Veronica gestisce l'azienda agricola biologica Vivere la Canapa, dove produce diversi alimenti, dall'olio ai biscotti: «Non è stato facile imparare questo mestiere e superare le diffidenze! Non volevo un'agricoltura intensiva e questa era un'ulteriore difficoltà. Ho frequentato un corso per imparare tutto sulla canapa e poi ho voluto sperimentare produzioni diverse coinvolgendo altri imprenditori della mia zona. Per cui abbiamo collaborato per produrre birra, formaggi aromatizzati e prodotti da forno tipici pugliesi ma con farina mista di canapa, come taralli e friselle». A centinaia di chilometri di distanza, a Conegliano, in provincia di Treviso, anche Luigi Tonon è noto per le sue sperimentazioni, questa volta con uva e bollicine, tramite la sua azienda vitivinicola Rogante: «Siamo sempre stati controcorrente, infatti produciamo spumanti fruttati. Finché ho incontrato Michele D'Andrea, che da parecchi anni si occupava del mercato della canapa, e abbiamo deciso di provare a fare qualcosa insieme. Abbiamo creato un vino bianco spumantizzato a base di uva Glera, Chardonnay e Pinot Grigio a cui, durante la fermentazione, viene aggiunto un estratto di semi di canapa, prodotto sempre qui nel Nordest. A naso si percepisce l'odore della canapa, mentre in bocca si avverte la struttura di uno spumante bianco con un sentore erbaceo, che ricorda quasi il fieno. Lo trovo perfetto come aperitivo, abbinato a taglieri di formaggi e cicchetti salati».

I prodotti dell’azienda agricola bio "Vivere la canapa", in provincia di Lecce: friselle, taralli, formaggi, birra e farine.
Courtesy Vivere la Canapa

Tutto il glorioso passato di coltivazione della canapa italiana è saltato fuori all'improvviso dai bauli dei nonni di Luca Fortuna, che a Fermo, nelle Marche, oggi manda avanti l'azienda di calzature di famiglia Risorse Future con una linea tutta in tela di canapa: «I miei genitori trovarono questi rotoli di tessuto ancora perfettamente conservati dopo chissà quanti anni e si chiesero se fossero utilizzabili. Era appena passata la grossa crisi del 2008 e sentivano che era il momento di inventarsi qualcosa di nuovo», racconta. «Dovevano però studiare come si comportava quel tessuto sul piede e hanno scoperto che aveva qualità eccellenti perché lasciava traspirare l'umidità, era isolante e resistente. Solo in seguito abbiamo anche capito che si trattava di un materiale ecosostenibile e abbiamo ottenuto la certificazione vegan».

Un paio di scarpe in tela di canapa dell’azienda marchigiana Risorse Future (sono certificate vegan).
Alessio Cimadamore/Courtesy Risorse Future

Il tessuto di canapa ha molte caratteristiche interessanti, ma non è sempre facile da reperire di alta qualità, spiega Cinzia Vismara, fondatrice insieme al marito Mauro di Maeko, azienda di tessuti e filati naturali. Da qualche anno hanno lanciato il progetto Rifiloc, con l’intento di ricostruire la filiera della canapa in Italia e ottenere un filato e dei tessuti 100% italiani. Come spiega Cinzia: «La canapa è una pianta che non ha bisogno di molte cure per crescere e, grazie a delle sostanze naturalmente presenti, non necessita di alcun pesticida. Sulla pelle il tessuto ha qualità protettive e antibatteriche, mantiene la temperatura corporea e quindi si adatta a tutte le stagioni. Grazie alle nuove tecnologie si possono ottenere dei filati e dei tessuti sofisticati, morbidi, adatti alla camiceria e alle necessità delle maison di moda. In passato questo filato estremamente resistente era utilizzato principalmente per l'ambito marittimo o comunque per produrre tessuti praticamente indistruttibili. Molte case di moda sono sempre più interessate al tema dei tessuti e filati naturali e sono diventate nostre clienti. Abbiamo infatti già collaborato con diversi brand, come Vivienne Westwood, Etro e Salvatore Ferragamo. A oggi abbiamo disponibili una serie di filati e tessuti in fibra mista, che facciamo noi in Italia ma la fibra di canapa è acquistata ancora dall’estero».

Anche per la wedding planner Sabrina Roghi è stato d'ispirazione un baule della nonna in cui ha ritrovato un corredo in tessuto di canapa in perfette condizioni: «So che nelle nostre valli, in provincia di Siena, esisteva questa coltivazione e avevo anche un ricordo di questi asciugamani di tela che venivano appesi in bagno, ma solo per bellezza, da bambina non ti potevi asciugare le mani! Stavo lavorando all'allestimento di un matrimonio in campagna e quei tessuti ritrovati per caso mi sembravano perfetti per i colori e per la fattura, tanto che li ho usati e sono stati molto apprezzati. Allora ho pensato che dovevo saperne di più della canapa». In un mondo, quello degli eventi e dei matrimoni, ormai saturo di proposte, Sabrina ha pensato di offrire un'idea unica, le Nozze di Canapa, pensate a tutto tondo intorno a questa pianta, «si possono avere le partecipazioni e l'album di nozze stampati su carta di canapa, il menu o solo alcuni piatti, i teli per l'allestimento, persino l'abito da sposa. Oppure anche solo uno di questi elementi può rendere le nozze più particolari, come una tisana alla canapa a fine festa, quando sono rimasti solo gli amici e i famigliari più stretti e ci si può finalmente rilassare».

Un allestimento della wedding planner Sabrina Roghi, che offre il servizio "Nozze di Canapa": tovaglia e tovaglioli in misto lino e canapa, runner in canapa grezza, cartoncini segnaposto in carta ecologica di canapa con cordoncini in canapa grezza.
Courtesy Sabrina Roghi/Andrea Viti Photographer/Matteo Mezzalira Pubbliphoto
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