Scandalo a Cannes, i film più provocatori nella storia del festival

Dalla Dolce vita di Fellini a La Grande Abbuffata di Ferreri, fino al recente (e contestatissimo) Antichrist di Lars von Trier: le pellicole più fischiate e controverse della Croisette.

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Ogni anno puntuale come i tormentoni latini in estate, al Festival di Cannes arriva lo scandalo. Non importa che sia a sfondo sessuale, politico o interrazziale, l’importante è che sulla Croisette non si parli d’altro. L’elenco dei “casi scottanti” che hanno scandito le edizioni della kermesse cinematografica più glamour del pianeta senza fine. Dall’anno della sua apertura, il 1939, a oggi è stato tutto un bailamme di polemiche, fischi a scena aperta e proteste clamorose. Tra i tanti scegliamo i sette film più scandalosi del festival. Quasi una sfida nella sfida.

Il primo di tutti è Nuit et brouillard di Alain Resnais, realizzato nel 1957. Il cineasta bretone sceglie la strada del documentario per raccontare l’orrore della Shoah. Il titolo si ispira a una frase tedesca Nacht und Nebel (Notte e nebbia) che aveva caratterizzato l’annientamento - attraverso l'internamento in campi di concentramento - degli oppositori del regime nazista. Accusata di inasprire le relazioni franco-tedesche, la pellicola venne ritirata dalla selezione ufficiale della manifestazione su espressa richiesta dell'Ambasciata tedesca.

Tre anni più tardi tocca a La Dolce vita di Federico Fellini. A scatenare le ire della chiesa cattolica è la leggendaria immagine di Anita Ekberg che fa il bagno nella fontana di Trevi. Nonostante la conquista della Palma d’oro, il capolavoro italiano venne giudicato troppo volgare, troppo decadente e privo di qualsiasi interesse intellettuale. Poi sappiamo come è andata a finire…

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Nel 1973 è ancora una volta un’opera italiana a far gridare allo scandalo. Merito de La Grande abbuffata di Marco Ferreri che mette in scena un gruppo di amici - Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Philippe Noiret - che decidono di farla finita mangiando fino a morire. Disturbante, esagerato, eccessivo: Ferreri firma una delle più dure critiche alla società dei consumi di sempre. Il pubblico però non sopporta l’eccesso di certe immagini e si indigna. L’onda dello sdegno contagia anche l’allora presidente della giuria, Ingrid Bergman, che definirà la pellicola “sordida”.

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Sotto il sole di Satana del 1987 è stato forse il film vincitore della Palma d’oro più contestato della storia della manifestazione. Motivo? Il pubblico lo ha sempre considerato noioso e presuntuoso. Lo zenit dello scontro fra il regista e la platea, avviene proprio il giorno della premiazione. Pialat, fischiatissimo, alza il pugno in cielo in segno di sfida e urla al pubblico: Se io non vi piaccio, vi assicuro che nemmeno a me non piacete voi”. Poi se ne va stizzito. Mai si era arrivati a tanto.

Sesso e perversione sono invece gli ingredienti principali di Crash, adattamento cinematografico di David Cronenberg del romanzo di James Ballard. Il film, realizzato nel 1996, mette in scena con freddezza la contaminazione tra il corpo umano e la macchina, il sesso con la perversione. Qualcosa di inaccettabile per molti spettatori f che, durante la proiezione, contestano l’opera allontanandosi dalla sala. “Crash - ha scritto all’epoca Irene Bignardi su Repubblica - resta una baracconata disonesta che nella povertà intellettuale di fine millennio rischia di diventare un pericoloso oggetto di culto per guardoni e cinefili boccaloni”. Come a dire, la tocco piano…

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L’Inconnu du Lac del 2013, diretto da Alain Guiraudie , a molti dirà poco. Ma è uno dei primi lavori a mettere al centro di tutto l’amore gay in modo esplicito e senza fronzoli. Protagonista è Franck che passa la sua estate nel sud della Francia in riva ad un lago famoso per gli incontri sessuali tra uomini nel bosco adiacente. Franck stringe un'amicizia platonica con il solitario Henri, da poco lasciato dalla moglie. Le numerose scene di sesso omosessuale e le inquadrature dettagliate di membri maschili creano non poche controversie sulla Croisette. Tanto da spingere la censura a vietare l’opera ai minori di sedici anni in Francia e ai minori di diciotto anni in Italia.

Nella Top list degli scandali non può mancare il padre di tutte le offese alla morale: Lars von Trier, che incide la sua tacca nel 2009, quando presenta in Riviera il suo Antichrist. Un concentrato di violenza e sesso esplicito che viene fischiato sonoramente durante la proiezione riservata alla stampa. Il punto più alto della contestazione si ha durante la nota scena della mutilazione dei genitali. E’ uno choc totale, che però non eviterà all’attrice protagonista Charlotte Gainsbourg di conquistare il premio come migliore attrice. Due anni più tardi von Trier, durante la conferenza stampa del suo Melancholia, metterà la sua ciliegina sulla torta affermando: «Un po’ Adolf Hitler lo capisco… Certo non è stato proprio un bravo ragazzo, ma un po’ simpatizzo con lui». Ma questa è un’altra storia. Forse…

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