L'educazione positiva, o come essere un genitore autorevole e non autoritario

Focus sulla filosofia educativa non violenta.

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Gli errori dei genitori e quelli dei figli sono un’opportunità per tutta la famiglia per migliorarsi e imparare. Quando si sbaglia bisogna da entrambe le parti essere pronti a rimediare, atteggiamento ancora più valido nel caso del padre e della madre che mettendosi in discussione daranno un ottimo esempio alla propria prole. Questo è solo uno dei concetti che stanno alla base dell’educazione positiva, filosofia educativa promossa (anche) da Fruittella attraverso Il potere di un sì, una campagna di comunicazione sul delicato equilibrio tra i sì e i no nell’educazione dei bambini realizzata con il supporto di esperte in materia. La recente campagna digitale ha coinvolto tante mamme in attività concrete per vivere in prima persona e, grazie all’adesione al progetto di tanti genitori, sarà a breve attivata una donazione a Fondazione Arché. Abbiamo incontrato Clio Franconi, esperta in disciplina positiva che ha affiancato Fruittella nel progetto, per avere qualche consiglio su come sfatare falsi e anacronistici miti educativi, cambiare alcune abitudini e/o risposte automatiche, incoraggiare i piccoli miglioramenti e promuovere l'autodisciplina.

Cos'è l'educazione positiva?
A me piace definirla una filosofia educativa non violenta e consapevole degli obiettivi educativi di lungo periodo. Nell'educazione positiva la relazione genitore-figlio non è basata su metodi coercitivi, ma al contrario sulla considerazione dei bisogni sia dei genitori sia dei bambini. Gli elementi più importanti sono la comunicazione, la fiducia e il rispetto reciproci e un equilibrio tra fermezza ed empatia, per cercare la collaborazione e coltivare l’autostima e il senso di responsabilità del bambino. Nell'educazione positiva è fondamentale l'autorevolezza in alternativa al permissivismo e all'autoritarismo. Si cercano di evitare le punizioni, le minacce, ma anche le ricompense e si cerca di promuovere l'autodisciplina del bambino. Le attuali conoscenze sullo sviluppo cerebrale e sull’evoluzione delle capacità del bambino sono fattori chiave nell'approccio positivo che promuove la cooperazione del bambino con l’incoraggiamento, facendo leva sul suo naturale desiderio di contribuire.

Quali sono i consigli positivi più preziosi per cui molti genitori ti sono ancora debitori?
Ne riporto tre tra quelli che i genitori con cui lavoro hanno apprezzato di più. Primo: smettere di sentirsi cattivi genitori quando i nostri bambini sbagliano. Sentirsi giudicati quando i bambini non si comportano come noi vorremmo non fa che aggiungere su di noi un peso e non è di alcun aiuto mentre cerchiamo invece di rispondere ai nostri figli nel modo migliore. Secondo: considerare i nostri errori e gli errori dei nostri figli come un’opportunità per migliorarsi e imparare. Del detto “Sbagliando si impara” ce ne siamo ahimé dimenticati in troppi ambiti. Eppure l'errore è indispensabile per imparare. Sentiamoci liberi di sbagliare anche nel comportamento con i nostri figli, ma siamo pronti a rimediare per dare loro l'esempio giusto. Terzo: mettere al centro il piacere dello stare insieme, il piacere della relazione. Ricordiamoci che stare con i nostri bambini è fonte di gioia e di piacere. La relazione con loro è quello che dobbiamo mettere al primo posto.

Quali sono gli errori più comuni che non rendono positivo un tipo di educazione?
Il più comune è essere convinti che la punizione sia indispensabile. Quando ai genitori chiedo di ricordare come si sono sentiti da piccoli dopo averne ricevuta una e che cosa hanno imparato, mi rispondono sempre: “Mi sono sentito trattato ingiustamente! Volevo fargliela pagare!” oppure “Mi sono sentito sbagliato. Che tanto era tutto inutile, non ce l’avrei mai fatta”. Nessuno invece mi risponde: “Che lezione che mi ha insegnato mamma/papà, la prossima volta saprò come comportarmi!”. Un altro errore frequente è quello di non prendersi del tempo per sé. La nostra stanchezza porta spesso a due conseguenze negative. Ci impedisce di condividere con piacere del tempo con i nostri figli e può portarci a rispondere con risentimento ai bambini che si comportano "male" quando invece avremmo bisogno di capirli per trovare il modo di correggerne il comportamento. Anche in aereo, ci dicono “In caso di emergenza, mettetevi la maschera dell’ossigeno E POI aiutate i vostri bambini o eventuali persone in difficoltà a mettersi la loro". In poche parole: non possiamo prenderci cura degli altri se prima non ci siamo presi cura di noi stessi. Altro errore diffuso è interpretare il comportamento del bambino come una sfida, un problema da risolvere immediatamente. Se pensiamo “Lo fa apposta!” questo ci porta inconsapevolmente a vedere il bambino come una sorta di nemico. È invece più producente interpretare i suoi comportamenti per trovare la risposta migliore in coerenza con gli obiettivi educativi a lungo termine che ci siamo prefissi. I bambini possono mettere in atto comportamenti che noi non vogliamo perché hanno un bisogno non soddisfatto o come reazione a stress o perché non hanno ancora imparato quale comportamento sarebbe il più adeguato. Capire l'origine del comportamento che vogliamo correggere è indispensabile. Ultimo errore frequente è vedere il pianto come un comportamento da correggere. Il pianto è una parte fondamentale del linguaggio dei bambini. Piangere permette loro di esprimere le loro emozioni. Per un bambino è indispensabile potere liberare la sua tensione, solo quando avrà ritrovato la calma possiamo aspettarci che ci ascolti e che capisca quello che vogliamo insegnargli. La nostra fermezza è anche un elemento fondamentale. Abbiamo il diritto e il dovere di fare rispettare certi limiti. E il bambino ha il diritto di non essere d’accordo. Accettiamo il suo pianto e le sue rimostranze, con comprensione, ma manteniamo saldo il nostro no.

Quali sono i NO necessari?
Quelli che servono a proteggere l’incolumità dei bambini, nostra, ma anche altrui e i bisogni che sentiamo essere prioritari. L’importante è conoscere la ragione dietro il nostro "no", e a quale "sì" lasciamo spazio, perché questo ci permette di trovare quell’equilibrio tra fermezza ed empatia.

Quali sono le frasi che fanno male, da non dire mai?
Quelle che sminuiscono il bambino e la sua esperienza del mondo; quelle che lo colpevolizzano, gli fanno provare vergogna e quelle che trasmettono l’idea che il nostro amore sia condizionato al loro comportamento. Ricordiamoci però che anche noi possiamo sbagliare. Possiamo correggere una frase della quale ci siamo pentiti, possiamo e dobbiamo chiedere scusa anche ai nostri bambini se abbiamo sbagliato. Daremo loro un ottimo esempio.

Quali sono le frasi più positive, da dire spesso?
Tutte quelle che esprimono il nostro amore incondizionato e che permettono al bimbo di coltivare fiducia in sé, che gli comunichino che è degno di essere amato, indipendentemente dai risultati raggiunti, dalle emozioni che esprime.

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