«Vi racconto Aldo Moro, il Professore»

Abbiamo incontrato Valentina Romani, uno dei nuovi volti del cinema italiano in tv nel docufilm con Sergio Castellitto per l'anniversario dei 40 anni dal 9 maggio 1978 in via Caetani.

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«Ogni persona adulta alla quale ho raccontato di questo lavoro si ricorda esattamente dove si trovasse il 9 maggio del 1978. È ciò che non smette di colpirmi», mi dice mentre chiacchieriamo come due clienti che non si incontrano per caso nel Salone Sant'Agnese, nel centro di Roma. «Per me quel giorno della storia italiana è come l'11 settembre».

Romana classe 1996, Valentina Romani è tra i nuovi volti più promettenti del cinema italiano scelti da EKSperience by Revlon Professional per una giornata speciale in uno saloni più esclusivi della Capitale. Dopo aver esordito al cinema nel 2016 con il film Un bacio di Ivan Cotroneo, e aver recitato dal 2014 in fiction tv come Che Dio ci aiuti e Tutto può succedere, oggi è nel cast delle serie La porta rossa e Skam Italia ora su Tim Vision («dove ho un piccolo ruolo molto divertente») ed è tornata nelle vesti di protagonista del docufilm Aldo Moro - Il professore di Francesco Miccichè. Uscito in occasione del quarantesimo anniversario da quel 9 maggio 1978 in via Caetani a Roma, è tratto dall’omonimo libro di Giorgio Balzoni, ex studente della facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza che frequentò le lezioni di Istituzioni di Diritto e Procedura Penale che Moro teneva nell’aula XI dell’ateneo.

Al fianco di Sergio Castellitto nei panni di Moro, qui Valentina è Lucia, tra i migliori studenti del Professore iscritta alla facoltà di scienze politiche. «Incarna perfettamente lo spirito rivoluzionario dei giovani degli anni 70. È una ragazza in costante ricerca di giustizia, che ha fame di un mondo migliore. Si contraddistingue per la sua determinazione, per il bisogno di dire la sua costantemente. Queste sono solo alcune delle caratteristiche che mettono in moto il rapporto di profonda stima con il suo professore, con il quale instaura un rapporto molto vero, sincero», mi racconta con gli occhi che brillano quando le chiedo di descrivermi Lucia. «Recitando ho davvero compreso il Professore. Ho scoperto che Moro era solito fermarsi anche un'ora a parlare con i propri studenti dopo le sue lezioni. È questo che nel mondo della scuola riesce a far nascere degli ottimi rapporti con gli allievi che hanno bisogno di essere ascoltati».

Sembra che ti sia trovata perfettamente a tuo agio in questo ruolo.
Assolutamente sì. È stata una soddisfazione enorme. E poi lavorare al fianco di Sergio Castellitto mi ha riempito di orgoglio. Una delle cose che mi ha aiutato di più a entrare nel personaggio, poi, sono stati i costumi. Perché ovviamente ero vestita anni 70, uno stile che amo. Mi ha direttamente catapultato in quegli anni. Sono realmente felice.

Come ti sei preparata?
Mi sono preparata a lungo, ho studiato. Era necessario che io fossi realmente pronta perché sento di essere anche responsabile di qualcosa di importante sia per me che per il mio Paese. E poi ho naturalmente dovuto fare una distinzione tra l'atteggiamento degli studenti negli anni 70 e in quelli di oggi.

Ti sei confrontata con qualcuno che ha vissuto da studente quegli anni?
Certo. Giorgio Balzoni ci ha accompagnato sul set. È lui che mi ha raccontato il clima studentesco di quegli anni e la sua esperienza diretta con Moro professore. Io naturalmente per questioni anagrafiche non ho potuto far altro che affidarmi a persone come lui e ai documenti storici, a ciò che ho studiato. Anche se forse il contributo più speciale è arrivato proprio dalla mia famiglia.

Raccontaci.
Mio nonno, che ora ha più di ottant'anni, è un ex professore universitario. Appena sono stata confermata per il ruolo di Lucia sono immediatamente corsa da lui. Mi ha raccontato che i giovani in quegli anni erano davvero propensi alla politica, avevano fame di un mondo più giusto.

Valentina Romani al Salone Sant’Agnese di Roma
EKSperience by Revlon Professional​​

È una critica alla tua generazione?
Non esattamente. Oggi però è ovviamente tutto diverso. Stiamo vivendo nell'epoca dei social. Per dire la loro all'epoca gli studenti hanno dovuto organizzare cortei, scendere in piazza. Insomma, provare a fare la rivoluzione. Ora si crede che basti creare un gruppo su Facebook. È tutto più scontato. Questa esperienza mi ha fatto poi riflettere sul dono dell'ascolto. Mi affascinano molto le persone che sanno ascoltare. È un dono prezioso che non tutti hanno.

Hai avuto a tua volta un rapporto speciale come quello di Lucia con Moro?
Sì, sono tuttora in contatto con il mio professore di filosofia al liceo. È uno dei più grandi ascoltatori che io conosca. È un grande privilegio avere vicino una persona così. Sicuramente, se fossi stata Lucia nella realtà, mi sarei fermata sicuramente a parlare con il professor Moro dopo le sue lezioni.

Mi sembra anche di capire che per te questa storia ha ancora bisogno di essere ricordata e raccontata. Soprattutto ai tuoi coetanei.
Esatto. Secondo me l'Italia non ha ancora superato una perdita del genere. È stato un uomo che ha contribuito a fare la storia di questo Paese. Quel giorno si è rotta l'anima di chi lo conosceva da vicino, di chi lo ha vissuto. Si è rotta l'anima dei suoi famigliari ma anche dell'Italia intera. Ripeto: l'esempio palese è che ogni persona si ricorda esattamente dove si trovasse e cosa stesse facendo quel giorno. Proprio come il giorno dell'attentato alle Torri Gemelle. Quel giorno si è interrotta la storia italiana. Come è stato detto durante la conferenza stampa, il vero crimine dell'aver ucciso Moro è stato uccidere la sua intelligenza. Mi chiedo: cosa avrebbe fatto Moro se avesse vissuto fino agli anni 90?

Una scena del docufilm Aldo Moro, il professore
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