Lettera d'addio per lei: l'ultima spiaggia degli sconfitti

Era ora di prendersi le palle in mano, e di vendicarsi, subdolamente e pomposamente, nel mio stile. Capitolo 45 di Tempo da mosche, il bloghetòn

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Le lezioni alla scuola di scrittura Oliver Twist erano diluite rispetto all’anno precedente. Torino mi sembrava una scatola vuota, coi binari del tram sul fondo, e io passavo le mie giornate a masturbarmi guardando le foto di Silvia su Facebook, mi masturbavo fino a cinque volte al giorno, pensando a come Silvia aveva fatto sesso con Panta, alle pose e alle frasi, cercando di interpretare le loro interazioni telematiche, le reazioni degli amici che forse sapevano cose che io non sapevo, cercando di capire se lui sarebbe tornato dal Messico, e quando.

Non riuscivo a scrivere, soprattutto. E per colpa di quella gran troia di Silvia. “Quella gran troia di Silvia” lo mugugnavo mentre cercavo di prendere sonno e poi lo urlavo quando mi svegliavo dopo poche ore, all’alba – e le urla rimbombavano tra le pareti di cartongesso dentro alle quali c’ero sempre e soltanto io: dimagrito, senza talento, con la spondilolistesi, senza speranza, cattivo, con la dermatite seborroica, senza amici, non più così giovane, senza una città, viziato, vittima, povero stronzo.

L’unica cosa che riuscii a scrivere, per mesi e mesi, fu un’e-mail di congedo definitivo dalla mia ex ragazza, dopo che l’avevo chiamata e assillata per prendere un aperitivo e dopo che lei aveva accettato non senza una buona mezz’ora di indugi telefonici – troppi, mi dissi, era ora di prendersi le palle in mano, e di vendicarsi, subdolamente e pomposamente, nel mio stile.

Scrissi: “Lo so che tu non mi hai chiesto nulla ma, appunto perché sono stato io a proporti di rivederci, mi sento di doverti scrivere questa mia. Io, come ti ho già detto, sarei felice solo se potessi concederti tutto quello che posso di me; in tre parole: la mia vita. So che, qualora fossimo così fortunati da riuscire a rimetterci insieme, io non potrei vivere. Non potrei vivere perché, dopo una litigata o un’incomprensione o una mia manchevolezza – cose tutte inevitabili anche nel rapporto più idilliaco – avrei sempre il timore che per conseguenza tu ti sentissi con qualcuno o… peggio. Non ti voglio colpevolizzare per come ti sei comportata. Anzi, ti chiedo scusa se a tratti ti sono parso offensivo. Tu avevi tutto il diritto di comportarti così come ti sentivi, mentre io non avevo più alcun diritto su di te. Però, anche se il destino mi offrisse il più bel regalo che possa immaginare, cioè di averti ancora mia, si impadronirebbe di me una gelosia morbosa e incontrollabile che, temo, renderebbe infelice te, e me. Perché, come avrai ormai capito, io sono molto più geloso di uno che manifesta continuamente la propria gelosia, io sono così visceralmente geloso da avere proprio paura della mia stessa gelosia, e solo la totale fiducia che nutrivo nei tuoi confronti mi aveva permesso di nasconderla, controllarla, assopirla. Temo che mi lascerei andare a reazioni che non sono in linea con la persona che hai conosciuto e amato. E tu, per tutto quello che mi hai dimostrato negli ultimi tre anni, non te lo meriti. Rimani la cosa più bella che abbia mai avuto in vita mia. Ciao”

La sera trascinai mio padre, che era venuto a supportarmi psicologicamente per qualche giorno a Torino, in una discoteca dietro casa, incontrai Debora al bancone e, dopo che papà era rincasato, la convinsi a darmela sulle scale del mio palazzo – lei stava un gradino sopra di me, di schiena – perché mi ero accorto solo allora, le sussurrai mettendole una mano sotto al reggiseno, che mio padre era venuto a farmi una sorpresa.

Il giorno dopo Silvia rispose che capiva bene quello che avevo scritto, che forse tanti suoi atteggiamenti derivavano da “certe cose mai superate”, che però non dovevo mettere in dubbio che mi avesse amato, che mi volesse ancora tanto bene e che sarei rimasto per sempre una persona importantissima per lei. Il modulo prestampato del licenziamento rosa.

Dovevo trovare una donna, subito, adesso.

CAPITOLI PRECEDENTI:

44:Tu che dici: non sono geloso. Balle! La vita prima o poi ti farà ricredere

43: Come lasciare qualcuno ovvero quando la persona che amavi diventa il tuo peggior nemico

42: Chi è nato negli anni '80 come può credere davvero che qualcosa migliori?

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