CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co in mostra a Torino

Dalle Marilyn Monroe di Warhol agli specchi di Pistoletto, tutto quello che c'è da sapere sull'esposizione naïf al Centro Italiano per la Fotografia.

Andy Warhol, Marilyn Monroe
Andy Warhol. Marilyn Monroe, 1967. Porfolio di 10 - serigrafia, edizioni da 250. Collezione Lanfranchi, Celerina (CH) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018

Marilyn Monroe resta lo zuccherino del nostro immaginario. Una delle icone più bramate dal desiderio di massa, grazie anche alla opere realizzata dopo la sua tragica scomparsa dal talento visivo di Andy Warhol. Partendo da una delle fotografie usate per promuovere il film Niagara, Warhol usa il volto da diva dello star system (solarizzato, virato e replicato all'infinito con la serigrafia), per delineare la fisionomia di una delle regine della moderna mitologia del consumismo. Uno dei manifesti più riusciti della lucida e accattivante lettura della società dell’epoca, con la quale getta le fondamenta della Pop Art. L’arte fatta di qualsiasi cosa. Eccesso, trasgressione, genio, sregolatezza. Da usare e consumare come ogni altra cosa. Uno stile di vita per una corrente artistica che intrattiene un profondo legame con la fotografia. Tale da spingere un esperto di entrambe come Walter Guadagnini a metterne in risalto le connessioni con la collettiva CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co, esposta a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino (21 settembre 2018 - 13 gennaio 2019).

Ugo Mulas (1928-1973) Andy Warhol, Philip Fagan, Gerard Malanga, Factory, New York, 1964. Vintage print. Stampa ai sali d’argento su carta baritata montata su alluminio, cm 40 x 50. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli
© Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati
Claudio Cintoli (1935-1978), Mezza bocca per G.D., 1965 - Olio su tela, 100 x 80,5 cm. Courtesy collezione privata. Fotografia di Pietro Notarianni
Claudio Cintoli (1935-1978). Mezza bocca per G.D., 1965. Olio su tela, 100 x 80,5 cm. Courtesy collezione privata. Fotografia di Pietro Notarianni © Eleonora Manzolini Cintoli


La mostra offre un viaggio nel documento fotografico, trasformato in ispirazione, sperimentazione, strumento privilegiato e vera opera d'arte, dal movimento culturale più Pop-olare, nato nel clima di turbolenza, sperimentazione e consumismo degli anni 50 e 60. Guarda in che modo la Pop Art ha contribuito a cambiare la percezione che il pubblico ha dell’immagine, attribuendo alle opere fotografiche un valore non solo culturale, ma anche economico (facendogli raggiungere cifre da capogiro). Il viaggio espositivo approfitta di otre 120 opere, pronte ad anticipare la vivacità della Pop Art Photography, con una gamma di serigrafie, collage e quadri che continuano ad ispirarne e influenzarne molte altre.

Tante opere nate da una fotografia, come la Marilyn di Warhol, o la Brigitte Bardot di Gerald Laing. Da collage fotografici, come Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing di Richard Hamilton, realizzato nel 1956 e considerato come la prima opera compiutamente Pop della storia. Un viaggetto dall'America di Jim Dine e Ed Ruscha, Joe Goode, Ray Johnson e Rosalyn Drexler, all'Inghilterra di Peter Blake e Allen Jones, Joe Tilson, David Hockney e Derek Boshier, passando per i tedeschi Sigmar Polke e Wolf Vostell, senza trascurare ovviamente gli italiani.

La sezione ampiamente dedicata al concetto di riproduzione della Pop Art, contempla precursori della stessa come Robert Rauschenberg (1925-2008) con opere come la grande tela realizzata a quattro mani con il fotografo italiano Gianfranco Gorgoni.

"Io porto la mia macchina fotografica ovunque vada. Avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi la mattina" Andy Warhol

Una superstar come Andy Warhol, cresciuta con le immagini e un obiettivo sempre a portata di sguardo, resta un pioniere nell'uso della macchina fotografica (presentata a molti come la sua fidanzata) nella Pop Art, con il ricco testamento visivo di un'epoca che ci ha lasciato in eredità.

Richard Hamilton. Just what was it that made yesterday’s homes so different, so appealing? (Upgrade), 2004. Stampa a getto d’inchiostro a pigmento piezo, cm 42 x 29,7, edizione di 25. Courtesy Alan Cristea Gallery, Londra
© Richard Hamilton by SIAE 2018.


Mimmo Rotella. Divertiamoci, 1966. Riproduzione fotografica su tela, cm 93 x 168,4. Courtesy Robilant+Voena
© Mimmo Rotella by SIAE 2018​​

In modo analogo, tra gli italiani in mostra, non mancano tele nate da una fotografia, come Divertiamoci di Mimmo Rotella, intenta a lasciarci guardare la realtà dal finestrino dell'auto, o la Mezza bocca per G.D di Claudio Cintoli, da una foto di Pietro Notarianni. Michelangelo Pistoletto, fa entrare direttamente lo spettatore nell’opera, con la fotografia della realtà resa più paradossale dall'uso di specchi. Usando la macchina fotografica (o operando attraverso la fotografia), Mario Schifano resta un celebre rappresentante di questa tendenza, in buona compagnia di colleghi come Franco Angeli, Umberto Bignardi, Gianni Bertini e Sebastiano Vassalli, tra gli altri.

Ugo Mulas (1928-1973) Factory, New York, 1964. Vintage print. Stampa ai sali d’argento su carta baritata, cm 27 x 37. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napol
© Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati


I fotografi in mostra contano anche il poliedrico Ugo Mulas, con una sala intera dedicata a diversi scatti inediti che spaziano dalle seria puntata sugli studi degli artisti Pop newyorchesi, a quella al confine tra documentazione e creazione della storica Biennale di Venezia del 1964. Tony Evans porta in mostra i protagonisti della Swinging London dei primissimi anni Sessanta.

Grazie a diversi prestiti, provenienti da istituzioni italiane e straniere, quanto da collezioni e fondazioni private, questa mostra offre uno sguardo rinnovato sul contributo offerto dalla fotografia alla Pop Art, al modo nel quale questa continua a ricambiare e come entrambe accendono la riflessione sul valore della riproducibilità tecnica del quotidiano.

Richard Hamilton. Swinging London III, 1972. Serigrafia e collage, cm 70 x 94,7. Collezione privata. Courtesy Fondazione Marconi, Milano
© Richard Hamilton by SIAE 2018​
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