Festival dell'illustrazione: quattro artiste raccontano quali sono le nuove ispirazioni

L'illustrazione indipendente italiana sta vivendo un piccolo rinascimento: molti più festival, market ed eventi. Ed è anche grazie ai social che questo mondo sta attirando l’attenzione su di sé. Ne abbiamo parlato con quattro artiste: Silvia Mauri, Pistrice, Naki e selapennamidisegna

Eden Silvia Mauri illustrazione
Courtesy of Silvia Mauri

«Stiamo vivendo un piccolo rinascimento. Lavoriamo in un momento fortunato in cui l’immagine vende più del testo e siamo semplicemente nel posto giusto, al momento giusto» parole di Naki, una delle illustratrici che ha preso parte al Paw Chew Go, mostra mercato e festival dell'illustrazione, che si è tenuta il 13 e 14 ottobre al BASE Milano. Nato quattro anni fa all’interno del circolo Arci L’impegno, contava alla prima edizione una decina di espositori. «Oggi - spiega selapennamidisegna, responsabile dell’area market ed espositrice - l'illustrazione non rimane una cartolina o un foglio da appendere, ma può diventare parte del quotidiano. Quest'anno abbiamo chiamato più di 8o illustratori, cercando di avere il più vario mix possibile, per far vedere che ci sono tante forme d'illustrazione diverse e che ognuno può trovare la sua».

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Come il Paw Chew Go sono tante le iniziative che nascono per dare modo agli illustratori indipendenti di farsi conoscere, e per diffondere creatività e cultura per tutti, anche per chi (come noi) di arte non ci capisce una cicca. Per fare due nomi: Gomma- piccolo e gioioso festival dell'illustrazione a Milano (nato nel 2015 e svoltosi a settembre) e BilBolBull a Bologna il 23-25 novembre.
Partita dalla nicchia delle fiere e da strette cerchie di appassionati, l'illustrazione sta vivendo una nuova vita. Come? I social possono aver giocato un ruolo determinante. «Io in primis devo dire grazie ai social - spiega selapennamidisegna - ho iniziato a condividere sul web i miei lavori, che ritraggono spesso coppie, e questa attività si è auto-alimentata: la gente si riconosceva nei miei disegni e mi scriveva lunghe lettere, raccontando le loro storie d'amore e chiedendomi di farsi ritrarre. Da qui è nata una specie di posta del cuore».

You. And me
Courtesy of Francesca Fusari

Con i social, illustratori esperti e dilettanti hanno iniziato a farsi conoscere e diventare accessibili anche a persone estranee al settore. Secondo Pistrice, illustratrice romana ora trasferita a Parigi, i social non forniscono realmente clienti: «È impensabile lavorare solo grazie a Instagram, a meno che non superi i 10k follower reali. Ciò che fa di positivo è metterti in contatto con altri artisti. Rispetto a quando ho iniziato io, una decina d'anni fa, ora hai la possibilità di sapere cosa va di moda nel mondo dell’illustrazione. Ed è molto stimolante». I social poi sembrano aver contribuito a creare una comunità solida di illustratori, secondo Naki: «I social hanno fatto tanto: siamo gente sempre seduta alla scrivania che difficilmente si confronta. Ora invece è molto più facile, basta aprire una chat ed è fatta».

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Se da un lato l’illustrazione è una realtà in fermento, in ambito lavorativo non è ancora completamente riconosciuta. Silvia Mauri, illustratrice, spiega: «Non è possibile vivere agevolmente solo di questo. Noi illustratori siamo molti rispetto all’attuale richiesta. In più è raro trovare un cliente che capisca il valore di ciò che fai e che ti proponga un compenso adeguato. C’è un po’ di disinformazione: in Italia si sta creando più interesse, ma non si ha ancora bene l’idea di come si diventa illustratori, il tempo che ci si impiega, gli sforzi che ci sono dietro, anche lo studio. Forse è un po’ sottovalutato».

Lake
Courtesy of Annachiara Barindelli

Pistrice che vive e lavora a Parigi, racconta la situazione all’estero: «In Francia si investe di più e l’illustratore è trattato con un rapporto di grande professionalità. In Italia sembra che le grandi aziende ti facciano lavorare perché ti diverti a disegnare e non perché stai svolgendo la tua professione. Dall'altra parte poi c’è chi accetta compensi davvero stracciati e questo crea un circolo vizioso di sotto pagamento».

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Anche in Italia però non è del tutto impossibile vivere d'illustrazione, basta farlo per vie traverse, come racconta Naki: «Tanti cercano di lavorare nell’editoria, che è un mondo purtroppo in declino. Io preferisco dedicarmi ai market, anche se da molti illustratori questa attività è vista come una mercificazione dell'arte».

E così di mercatino in mercatino, di galleria, fanzine, Instagram e festival, l'illustrazione si è fatta strada nel quotidiano, sotto diverse forme, per arrivare fino a noi. Noi che di arte non ne capiamo una cicca (sì, l'ho già detto, ma è bene ripetercelo), ma le cose belle le sappiamo riconoscere, ancora di più se portano un messaggio. Pistrice, Naki, Silvia Mauri, selapennamidisegna. Quattro artiste parte del fermento illustrativo, che (qui di seguito) meritano di essere conosciute meglio.

Silvia Mauri.
Non servono troppe parole per diffondere la cultura indipendente

La passione per il disegno nasce all'asilo, timida cronica, trova nell'illustrazione una valvola di sfogo e uno strumento per comunicare «Visto che con le parole avevo (e ho) sempre avuto difficoltà». Per le illustrazioni usa il digitale: tavoletta grafica e Photoshop. Le sue palette si sono fatte incredibilmente sature, dice in relazione ai cambiamenti della sua vita emotiva.

Self portrait (overexposure)
Courtesy of Silvia Mauri

Self portrait (overexposure) è il disegno che parla di lei e rappresenta con la forza dei simboli quello che Silvia ha dentro. «Le api sono le mie paure (ho davvero il terrore delle api), il vulcano indica idee, spunti, sensazioni, emotività, che stanno tutte all'interno, mentre fuori sembro molto riservata. Il mondo che ho dentro esce poco, se non attraverso l’illustrazione». Silvia ha collaborato per la riqualificazione di luoghi abbandonati, realizzando l'illustrazione Avide erbacce, visibile in realtà aumentata attraverso l'app, sul muro esterno di Cascinet (luogo in cui si è svolto il festival Gomma nel 2016). Recentemente ha realizzato una spilla a forma di pesce palla per Hoppipolla-cultura indipendente per corrispondenza, un box a sorpresa che, con cadenza mensile, promuove nuovi artisti indipendenti e le loro opere.

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Pistrice.
L’affermazione della femminilità come forza

Inizia dai corsi d'illustrazione per bambini, poi si rende conto che il mercato per adulti e della comunicazione è molto più interessante. Disegna con la penna grafica, ma anche con Uni Posca. Il risultato sono colori piatti ed estremamente vividi. Il suo tema, ormai da molti anni, sono le donne e l’universo femminile. «Con i miei lavori rivendico la femminilità forte, una bellezza trasversale, animale. Per intenderci, lascio i peli dove sono e le sopracciglia disordinate. Non mi interessa incastrare la donna in un codice legato alla società. Le mie donne sono fuggite dai magazine di moda, sono personaggi del cinema, sculture, immagini che mi hanno lasciato una sensazione. Si definiscono da sole, indossando e facendo ciò che la fa stare bene. Anche se a farle sentire a proprio agio è sfilare con un dinosauro».

Fashion
Courtesy of Francesca Protopapa
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Pistrice ha recentemente partecipato alla mostra collettiva Love yourself affrontando la tematica dell’accettazione del proprio corpo e di sé stesse. «Accettarsi è un passaggio obbligato, una tappa che va rivendicata e cercata. Perché prima di amare gli altri bisogna amare sé stessi, anche fisicamente». Questo serve per esprimersi ed essere a proprio agio con gli altri. «In realtà il tema di amare sé stessi è un parallelo con la fanzine: ami i tuoi lavori, lo fai perché ami te stessa, ma lo fai poi per comunicare con gli altri».

Naki.
Portabandiera dell’amore

Inizia nel 2012, con un background da grafica per poi spostarsi sull’illustrazione grazie alla collaborazione con il brand di borse If Bags. Preferisce disegnare in analogico, ad acquerello, ma per le consegne opta per la penna grafica. La cifra di Naki è disegnare (solo) uomini e il motivo è un’evoluzione abbastanza naturale. «Al liceo disegnavo degli orsetti ispirati a quei piccoli pupazzi di Winnie the Pooh. Li vestivo a mio piacere e poi li regalavo ai compagni. Pian piano ho portato avanti il discorso orsetto fino a farlo diventare un uomo vestito da orso. La svolta è arrivata quando una mia amica mi ha presentata alla comunità ursina di Bologna. Lì ho avuto il flash: mi sono resa conto che quello che ho sempre disegnato erano loro. Mi sono sentita molto ricettiva verso di loro e mi sono fatta portabandiera della comunità, che mi ha accettata e riconosciuta. questo anche perché, a differenza di altri illustratori, quando li disegno non metto connotazioni sessuali, punto tutto sui sentimenti».

Sailors
Courtesy of Annachiara Barindelli
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Ognuno degli uomini di Naki, spesso marinai o boscaioli, ha una determinata sensibilità, ma sono gli altri a trovare una storia, un carattere, una sfumatura ai personaggi. «Il mio disegno preferito si intitola Quella volta: ci sono due omini davanti al fuoco che bevono tè e chiacchierano. Fanno semplicemente questo ed è bellissimo».

selapennamidisegna.
La posta del cuore

Inizia un po' per caso: negli anni dell'università riprende in mano la penna durante una lezione, mentre con la classe guarda un film in bianco e nero. E qui nasce la sua arte, che comincia a postare su Facebook riscuotendo un buon successo. «Per me il rapporto con le persone è importantissimo: ho iniziato a disegnare nella mia stanza e poi, senza averlo programmato, gli altri si sono riconosciuti in ciò che faccio, che è in realtà molto personale perché nasce dal mio vissuto. Si sono rivisti nelle mie storie, magari in un dettaglio». Le illustrazioni di selapennamidisegna nascono dal bisogno di raccontare, suo e degli altri.

We are a mystery which will never happen again
Courtesy of Francesca Fusari

Accanto alle scene di vita vissuta inserisce citazioni da film, libri, canzoni, che completano il disegno. Con un background da architetto, nelle sue illustrazioni l'ambientazione è molto importante, le camere da letto e le strade sono studiate nei dettagli. Il suo stile nasce con il pennarello a china e ancora adesso, lavorando a Photoshop, mantiene un segno sporcato. Bianco e nero sono preponderanti perché «Nel bianco e nero io ci vedo lo stesso tutti i colori».

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