Perché gli scrittori maschi non sanno scrivere le scene di sesso

Disgustoso, inverosimile, autoriferito, sopravvalutat0? Una famosa testata maschile americana bacchetta gli autori che osano l'erotismo e ammette: "le donne ne sanno parlare meglio".

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Fred Heap su Unsplash

Tema VM16: i romanzi erotici. Le donne li sanno fare meglio? Gli uomini dovrebbero farsi da parte? Forse sì e Anaïs Nin aveva già cercato di spiegarcelo. Perché se tutto ruota intorno all’intimità dei rapporti e il loro immaginario, le donne sanno anche essere più oneste. Un esempio/true story: nel best seller Memorie di una maîtresse americana, firmato da una donna, Nell Kimball) trovi al primo capitolo un passaggio in cui la protagonista (lei stessa) racconta che la sua prima volta ha raggiunto l’orgasmo, addirittura insieme al ragazzino (boom!) e… beh, o l’editore (maschio) ha affondato parecchio le mani nel testo e ci ha aggiunto le sue fantasie inverosimili, o la scrittrice era in realtà un uomo che ha firmato con uno pseudonimo. Il memoir risale al 1932 e prosegue con il racconto della vita della Kimball che scappa di casa adolescente, va a lavorare in un bordello e finisce per diventare la proprietaria lei stessa di una casa di piacere di lusso. Il tema era scandaloso, ma già allora dava prova che se a parlare di sesso sono le donne, le parole girano meglio.

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Photo Patrick Fore/Unsplash

Da allora di strada ne abbiamo fatta tanta con, appunto Anaïs Nin con la sua fertile produzione, i casi editoriali di Porci con le ali di Lidia Ravera, Le età d Lulù di Almudena Grandes, Il macellaio di Alina Reyes, fino ad arrivare alle scontatissime 50 sfumature di grigio di E. L. James. Ma la questione è ancora irrisolta, e i tempi sono abbastanza maturi perché Miles Klee, giornalista di una testata fortemente autodefinita “male point of view” come Mel Magazine si chieda sconsolata, in un recente articolo: Perché gli scrittori sono così pessimi nelle scene di sesso? “Mai far scrivere a un uomo ciò che le donne hanno trasformato in un business da miliardi di dollari”, intima la prima riga dell’articolo. In effetti la letteratura erotica ha invertito l’ingiusta tendenza secondo cui gli scrittori hanno sempre guadagnato più delle scrittrici perché i loro libri vengono letti anche da donne, mentre quelli scritti da donne venivano letti solo da donne. Mel Magazine ammette, senza cercare di difendere il genere a cui si rivolge, che persino per i grandi autori scrivere una scena di sesso decente sembra “un’impresa pari al lancio di un razzo di cartone su Urano”, tanto da fare incetta di “premi” ogni anno al Bad Sex Awards, il contest per la peggiore descrizione letteraria di una scena erotica (in quelli 2018 non si è salvato nemmeno Haruki Murakami). “Qual è esattamente il loro problema?”, si chiede Miles Klee, “Perché continuano a disgustarci e a metterti in imbarazzo?”.

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Photo Sara Kurfeß/Unsplash

Dando per assodato che inserire una descrizione accurata di sesso in un libro solo per pruderie è disonesto, Mel Magazine sfodera la prima ipotesi/causa, ovvero l’enfatizzazione dell’orgasmo maschile. La citazione usata come esempio è tratta dal libro di James Frey In un milione di piccoli pezzi, in cui il protagonista ripete alla partner, per un numero che è persino noioso contare, l’incitazione “vieni”. “Quando un tipo scrive "vieni" molte volte, stai sicuro che la donna non verrà”, dice. La seconda: un eccessiva convinzione (sbagliata) di conoscere perfettamente la sessualità femminile. Ora, spiega Miles Klee, la letteratura è sempre stata una questione di empatia, di convincere il lettore a indossare i panni del personaggio. Ma dal momento che ci sono già parecchie scrittrici brave a farci immedesimare in cosa prova una donna mentre fa sesso, abbiamo davvero bisogno di un uomo che cerchi di spiegarlo basandosi sulla sua immaginazione? Insomma, mansplaining allo stato puro (grazie Klee!). La terza pecca che viene fuori è che, ragazzi: anche meno. Gli uomini hanno il vizio di abbondare nei dettagli, soprattutto quelli anatomici, anche se in un’intera vita sessualmente attiva non ne hanno mai fatto una conoscenza precisa. Finiscono quindi per “drappeggiare gli organi sessuali femminili con eufemismi elaborati per mascherare le lacune nella loro conoscenza”. Il risultato: “cose che ti fanno venire voglia del voto di castità”, stronca Mel Magazine. Problema numero 4: fantasie che ammiccano allo stupro. Secondo Klee, quando un autore non si chiede nemmeno se il suo protagonista sta trattando male, molto male un personaggio femminile, c’è qualcosa che non va nella sua testa. E di conseguenza nel suo protagonista. Miles Klee conclude descrivendo il Complesso di Casanova di cui sono affetti molti scrittori. “Se un autore vuole che il sesso nel suo libro sia buono, caldo e soddisfacente – e davvero dal punto di vista di un uomo – allora quell'uomo deve essere un amante capace”. Altrimenti, si rischia di parlare delle donne come “ una scatola di puzzle livello facile”. Anche no, dai.

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