Queste foto sono state scattate a fine novembre durante le proteste a Santiago del Cile partite da Piazza Italia, rinominata Plaza de la Dignidad. Quasi due mesi dopo le giornate di scontri iniziate a partire dal 7 ottobre scorso il capoluogo cileno sembra aver abbassato i toni della protesta, più di 50 giorni dopo quella prima discesa in piazza che ha marchiato il mondo politico del 2019.

Le prime ore del giorno, le prime proteste nella capitale cilena.
Courtesy Photo

Violazioni dei diritti umani, consulta ciudadana, processo costituzionale: parole che hanno sorretto le lunghe giornate di disobbedienza cittadina iniziata con una protesta simbolica mossa da molti studenti iniziata il 7 ottobre, ovvero non pagare il biglietto della metropolitana simbolo di una città in cui costa troppo vivere rispetto alle effettive entrate della popolazione cilena.

Uno dei manifestanti nei pressi di Plaza de la Dignidad.
Alessandro Cinque
Alessandro Cinque

Da quel giorno, Santiago è esplosa: un appuntamento con la richiesta di una nuova costituzione che fosse realmente equa. Ed è di equità femminile che si è parlato anche riscoprendo la falcata del movimento femminista cileno che ha dalla sua una potente forma di racconto fisico e verbale. Queste sono le donne che, viso coperto e seno volutamente scoperto, hanno marchiato il percorso di due mesi di proteste.

Il movimento femminista cileno in piazza.
Alessandro Cinque
Alessandro Cinque

Dichiarazioni che restano: “i protestanti sono come un cancro da estirpare” ha dichiarato il generale dei Carabineros Enrique Bassaletti riassumendo i moti contro il governo di Sebastián Piñera. Molti giorni dopo il presidente cileno in un lungo editoriale sul New York Times del 18 dicembre 2019 ha provato a dare risposte, soluzioni pratiche, atti che siglerebbero la fine di tutto questo: “nelle ultime settimane abbiamo assistito a uno scoppio enorme e inaspettato di violenza, incendi, rivolte, distruzione e criminalità, che ha causato un grave danno al corpo e all'anima del Cile. Abbiamo applicato le regole più rigorose per quanto riguarda l'uso della forza, adottato una politica di piena trasparenza nelle informazioni sui diritti umani e rafforzato il sistema di difensori pubblici.”

“I protestanti sono come un cancro da estirpare” ha dichiarato il generale dei Carabineros Enrique Bassaletti riassumendo i moti contro il governo di Sebastián Piñera
Alessandro Cinque
Una manifestante dei 50 giorni di Santiago
Alessandro Cinque

Il 70enne Sebastián Piñera ha continuato “vi sono prove di abusi e uso eccessivo della forza, ma abbiamo concesso al nostro Istituto Nazionale per i Diritti Umani, autonomo, il pieno accesso per svolgere il suo mandato legale in materia di protezione dei diritti umani. Abbiamo invitato sia l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sia Human Rights Watch a osservare la situazione sul campo. Inoltre, abbiamo promosso e assicurato l'indipendenza dei pubblici ministeri per indagare su eventuali reclami e dei tribunali giudiziari per giudicare eventuali abusi o crimini commessi da personale militare o di polizia (…)”.

Alessandro Cinque

“Questa diffusa ondata di violenza e distruzione è stata accompagnata da qualcosa di completamente diverso: il più grande movimento sociale nella nostra storia recente è nato (…) In un giorno particolare più di un milione di persone si sono espresse per le strade. Questa protesta sociale è diventata una grande opportunità per costruire un nuovo futuro per il Cile”. Basterà questa lunga dichiarazione di intenti? Ci saranno altri venerdì di scontri? Si è ottenuto davvero qualcosa all’ombra del futuro cileno del prossimo decennio?

Alessandro Cinque