Coronavirus, il dormitorio di Milano dove hanno salvato tutti

I volontari dell'associazione Senza Margini hanno chiuso e messo in sicurezza i 32 ospiti e nessuno si è ammalato di Covid-19. Una storia esemplare che parla di distanza sociale e vicinanza.

concerned healthcare worker looking through a window
taseffskiGetty Images

«Miracolo. È stato un vero miracolo. Non si è ammalato nessuno. Dal 14 marzo, ovvero da quando il comune di Milano ci ha dato la possibilità di tenere aperto il dormitorio 24 ore su 24, il giorno in cui gli ospiti non sono più usciti, nessuno ha preso il Covid-19. Li abbiamo “messi” al sicuro tutti all’interno dell'edificio».

Chiara, volontaria dell’associazione Senza Margini odv che gestisce un dormitorio a Milano.
Courtesy photo

Chiara, cinquantenne milanese un lungo passato nelle pubbliche relazioni, da 5 anni fa la volontaria per l’associazione Senza Margini, un’organizzazione di volontariato di Milano (ex Comitato Emergenza Freddo) che gestisce dal 2013 un ricovero notturno per i senzatetto durante i rigidi mesi di gennaio, febbraio e marzo in locali messi a disposizione del Comune. Da tre anni il dormitorio ha sede in una vecchia scuola - un ex istituto tecnico - in Corso di Porta Vigentina. E il miracolo di cui parla Chiara è stato dettato anche dalle rigide regole che i volontari si sono dati al loro interno.

Alcuni ospiti all’interno del dormitorio milanese gestito da Senza Margini odv.
Courtesy photo Senza Margini odv

«Subito, sin dall’inizio del Coronavirus, abbiamo chiesto una consulenza a Emergency. Loro, abituati a gestire ospedali in zone calde di guerra e di epidemie, ci sembravano i migliori a cui rivolgersi - racconta Chiara - Ci hanno confermato che quello che avevamo fatto andava bene e ci hanno dato qualche dritta in più. Comunque, abbiamo sanificato i locali e stabilito nuove procedure di pulizia. Abbiamo diviso gli ospiti in più stanze, modificato le posizioni per mangiare ai tavoli, messo segni per il distanziamento sociale, gel disinfettanti sui tavoli e nei corridoi, aggiunto tempi e regole nuove per l’uso dei bagni e delle docce. E poi, nella settimana dopo il lockdown, ovvero dal 14 di marzo quando il Comune ci ha dato la possibilità di tenere aperto tutto il giorno, gli ospiti hanno dovuto scegliere: dentro o fuori. Con la consapevolezza che se uscivano non avrebbero potuto più rientrare».

Insomma, al dormitorio di Senza Margini hanno fatto le cose proprio per bene. E la chiusura totale ha messo in sicurezza i 32 ospiti e li ha salvati dal virus. Loro che fanno parte di quell'esercito degli oltre 2600 senza fissa dimora di Milano, numero stilato da un recente censimento realizzato dalla Fondazione Rodolfo De Benedetti con l'Università Bocconi e il comune di Milano, persone che dormono nei 32 centri di accoglienza notturna, strutture con dimensioni variabili, da a un minimo di 4 a un massimo di 632 posti.

«Gli scorsi inverni qui c'erano 40 persone, solo uomini, ora meno. Per lo più africani del nord - ma ce ne sono anche di Gambia e Niger - e qualche italiano. Prima della pandemia, alcuni lavoravano ai mercati, altri facevano i riders, la maggior parte nulla. Il 15 marzo abbiamo detto a tutti loro che dovevano scegliere: dentro o fuori. Ma se uscivano dove avrebbero potuto andare senza un lavoro, con biblioteche, parchi e centri commerciali chiusi?».

La distribuzione dei pasti al dormitorio di Senza Margini.
Courtesy photo Senza Margini odv

Il dormitorio nei tre mesi in cui è aperto funziona, grazie ai soli volontari, dalle 19.30 alle 7.30 del mattino. Luce, riscaldamento e raccolta differenziata vengono pagati e gestiti dal Comune. «Noi, di solito, arriviamo alle 19 e dopo mezz'ora apriamo e li facciamo entrare, hanno uno spazio dove sistemare le loro cose. Poi serviamo la cena (arriva pronta in scatole termiche dall'associazione Progetto Arca) e possono usare le lavatrici. Dopo mangiato, stiamo con loro, chiacchieriamo, giochiamo a carte. Certi sono restii a raccontare le loro storie, ad altri piace. La notte loro dormono nelle loro stanze, noi in quella dei volontari, tutti su brandine della protezione civile con sacchi a pelo. Al mattino, dopo la colazione, devono uscire entro le 7.30».

Ora la situazione è cambiata. Il dormitorio è aperto tutto il giorno: nelle ore diurne ci sono due educatori dell’associazione Remar, recupero emarginati, e la sera e la notte i volontari di Senza Margini. Ma degli oltre 200 in questo periodo «siamo rimasti solo in 21, organizzati in sette squadre da tre persone, una per ciascun giorno della settimana. Tanti volontari, anche per problemi familiari - anziani a casa, bambini, timore per i parenti - hanno preferito sospendere l’attività. Ma è stato soprattutto per tutelare gli ospiti che abbiamo deciso di essere pochi e sempre gli stessi. Circoscrivere chi fa servizio significa circoscrivere l’eventuale problema di attacco del virus: prima di entrare ci misuriamo la febbre e all’interno, ovviamente, usiamo sempre mascherine e guanti. E ogni sera due dottoresse volontarie vengono a controllare la salute di tutti gli ospiti».

Volontari e ospiti al dormitorio.
Courtesy photo Senza Margini odv

Guanti e mascherine ora arrivano dal Comune, ma all’inizio erano comprati dai volontari con le loro quote e le donazioni di altri. Così come avviene per i prodotti di pulizia e igiene personale. «Ci aiutano in tanti, il Banco Alimentare per esempio. O la parrocchia vicina che all’inizio di quest’anno ci ha regalato una ricca fornitura di shampoo e bagnoschiuma, talmente tanti che li stiamo ancora usando».

«In queste settimane di lockdown non ho mai avuto paura, ma io sono fatalista. - prosegue Chiara - Le distanze sociale sono diventate, però, fondamentali. Il cibo lo distribuiamo da una piccola "botola" dietro il vetro della segreteria. L'edificio era una scuola - un vecchio istituto tecnico - e questo ci ha aiutato: le stanze sono molto grandi, come pure le finestre, larghi i corridoi, alti i soffitti. Insomma, lo spazio qui non manca ».

I tavoli all’interno del dormitorio di Corso di Porta Vigentina a Milano gestito dall’associazione Senza Margini ovd.
Courtesy photo Senza Margini odv

Ma anche se la distanza fisica deve essere rispettata, loro vogliono comunque sentirsi vicini agli ospiti.
«Ti accorgi di quanto sei fortunata: tu hai una casa dove tornare. Noi siamo la loro casa - continua ancora Chiara -. Ci dicono grazie e tutti insieme ci sentiamo parte di una grande famiglia allargata. Quando metto il grembiule a qualcuno ricordo pure la loro mamma.
Non mi sono mai sentita una benefattrice perché ho versato una quota a un’associazione - anzi questo temine ha per me reminiscenze colonialiste -, ricevo molto di più di quello che do. Pare banale, ma è proprio così. Insomma, se devo fare un bilancio posso dire che il mio è ricchissimo».

Gli ospiti del dormitorio, i paesi d’origine e le lingua parlate.
Courtesy photo Senza Margini

«Aneddoti? Ricordo una volta che un ospite mi ha regalato un golf. Lo aveva ricevuto dalla Caritas (che fa servizio guardaroba ndr) ma era da donna e quindi… “Ti piace - mi chiese. Se vuoi te lo dono, sono in debito con te”. Il debito cui alludeva quell'ospite era un piccolo kit da cucito, di quelli che si trovano nelle stanze degli hotel, che gli avevo dato mesi prima. Non ho certo bisogno di quel golf per vivere, ma quel pullover lo porto ancora ora e lo trovo bellissimo.
Ricordo anche il sapore della torta portata da un giovane italiano che era rimasto da noi per un anno. Aveva perso il lavoro e non poteva pagarsi la casa. Noi lo abbiamo aiutato, cerchiamo con le nostre risorse di ricollocare persone. Ebbene, quando si era riaffrancato, è tornato a trovarci e ci ha portato un dolce da mangiare tutti insieme».

Una piccola biblioteca all’interno del dormitorio.
Courtesy photo Senza Margini

La giornata qui è lunga da passare. C’è un cortile dove si può uscire a fare un giro o a fumarsi una sigaretta. C'è wi-fi, ma non la televisione. Ci sono i libri e le carte.
«Il loro mondo è lo smartphone con cui vedono quello che succede fuori e parlano con i parenti lontani. Il loro vero contatto con il fuori, però, siamo noi. E, in questo periodo in cui non possono muoversi da lì, ancora di più: ci chiedono di compragli le sigarette, di fargli una ricarica per il cellulare. Si fidano. Non dico che siano tutti così, la maggioranza sì. Alcuni sono riservati, altri forse scontrosi. Alcuni ogni tanto litigano: quando il rispetto delle regole viene meno è difficile che si sopportino. Ad esempio, se di notte squilla un telefono è chiaro che devi uscire dalla stanza per rispondere se no svegli chi dorme con te. È chiaro che il rispetto delle norme e dell’educazione è per il bene della comunità. Ma, del resto, questo vale anche per noi. Noi che abbiamo più soldi, più sicurezze. Sembra banale ma lì dentro in questo periodo di emergenza Covid - 19 ti accorgi di quanto siamo veramente tutti sulla stessa barca».

Uno dei tanti cartelli disposti all’interno dell’edificio che illustra visivamente come mantenere le distanze sociali.
Courtesy Photo Senza Margini

Per ora il dormitorio rimane aperto fino al 12 maggio per permettere al Comune di ricollocare gli ospiti più fragili in strutture ordinarie. Ovviamente non è cosa facile e immediata con il nuovo decreto che ancora limita molto gli spostamenti.

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