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In Italia si vive malissimo (ops ' Italia è fuori dalla classifica dei 20 paesi più vivibili)

Vivibilità significa fare poca fila per rinnovare il passaporto o aspettare l'alba davanti al Colosseo? A ognuno la sua scelta.

Linh Nguyen su Unsplash

L’Italia non compare nella top 20 mondiale della qualità della vita. Okay, prendiamo atto. La classifica 2018, presentata a Davos al World Economic Forum, realizzata da U.S. News & World Report Best Countries, somma una serie di parametri nei quali l’Italia, effettivamente, non eccelle. Ad esempio, la snellezza della burocrazia. Al primo posto c’è la Svizzera, seguita dal secchionissimo Canada. Bellissimi luoghi, strade perfettamente in ordine, stipendi alti, immigrati soddisfatti e collocati nel mondo del lavoro. La Svizzera ha attirato molte star, da Audrey Hepburn che viveva nel Canton Vaud, a Mina che dopo una lunga permanenza a Lugano ha preso la cittadinanza elvetica nel 1989. Basta farci un salto per leggere sui quotidiani notizie sulla pesca straordinaria di una trota da 50 centimetri perché non accade quasi mai nulla di disturbante. I motivi per cui il Canada è al secondo posto, invece (festeggiatissimo sulla stampa locale), dipendono da stabilità economica, mercato del lavoro dinamico, costo della vita accettabile, stipendi adeguati, sistemi politico e sanitario molto stabili. Beh, un Justin Trudeau si invidia facile. La classifica dei primi 10 paesi in cui si vive meglio è dunque questa: 1) Svizzera; 2) Canada; 3) Germania; 4) Regno Unito; 5) Giappone; 6) Svezia; 7) Australia; 8) Stati Uniti; 9) Francia; 10) Olanda.

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Daniele Levis Pelusi per Unsplash

Matera fotografata da Daniele Levis Pelusi per Unsplash

Va bene, i risultati non si possono contestare nemmeno con il più accanito nazional-campanilismo. L’Italia è il paese dove le imprese estere investono con più riluttanza, infastidite dai muri della burocrazia con cui si scontrano, e che spesso scoraggiano anche gli italiani stessi che vogliono mettersi in proprio. Però. Però c’è una notizia curiosa. Siamo in testa alla classifica dell’influenza culturale. Eh già. Davanti alla Francia e agli Stati Uniti. Il che vuol dire che mentre noi italiani ci abbeveriamo da fascinazioni di paesi stranieri come gli Usa, la cosmetica e la musica della Corea, dai reali inglesi e dall’estetica etnica, poi il resto del mondo guarda a noi come punto di riferimento per tutto ciò che è bello e storico. E forse nessun paese al mondo è capace di offrire un tale contrasto tra le sue due città più importanti, Roma e Milano. Con la prima melting pot di traffico e bancarelle, di ristoranti dove se ciò che servi e meno che eccezionale hai vita molto breve, benedetto da una luce che ne fa un set cinematografico perenne o un posto dove è bel tempo anche quando è brutto tempo. E Milano dove si corre e rincorre il successo surfando su mezzi pubblici praticamente impeccabili, tra mostre d’arte a ritmo continuo, e lo shopping che ti attira come il canto di una sirena anche quando l’armadio scoppia.

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Paul Morris per Unsplash

Castello di Sammezzano fotografato da Paul Morris per Unsplash

L’altra notizia curiosa è che siamo al decimo posto come “pensionamento confortevole”. Forse perché molti stranieri vengono a trascorrere qui da noi la terza età. Ma perché fra le prime 20 di questa classifica della vivibilità compare anche la Finlandia, un paese dove persino uno degli scrittori più famosi, Aarto Paasilinna, scrive romanzi che ironizzano sulla spiccata tendenza al suicidio dei suoi connazionali? E perché al quinto c'è il Giappone, dove si muore di karoshi, lo stress per troppo lavoro? C’è stato un momento, durante la mania (la scoperta?) dello spread, in cui qualcuno, di fronte all’ennesimo declassamento dell’Italia da parte di agenzie di rating come Standard e Poor ha cominciato a dire “e ora basta veramente, però”, e proponeva di disconoscere queste società, e le accusava di servire solo a ostacolare la crescita di chi declassavano. Non si trattava di campanilismo, ma di una nuova teoria delle relatività (Einstein permettendo), una contestazione degli “altri” basata sul principio: “sarai pure in cima alla classifica della ricchezza e quello che vuoi, ma quando ti vuoi divertire, vieni da noi”. Che non sia un invito al lassismo e alla rassegnazione, sia chiaro: bisogna tendere sempre a crescere e non si finisce mai di migliorare (e in Italia c'è ampio margine per farlo). Ma se questo poi succede o no, forse nessuna classifica stilata a tavolino lo potrà mai decidere. Lo decide quanto si ride.

Foto di apertura di Linh Nguyen su Unsplash

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