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I deserti più belli del mondo dove andare una volta nella vita

Dalla Mongolia al Cile, dalle dune sto(r)iche del Sahara a quelle bianche della Namibia.

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Quando si arriva alle porte del deserto del Sahara, in terra tunisina a Douz, ci si trova davanti un vecchio bar, una capanna di legno e ninnoli di viaggiatori passati in moto, in auto, a piedi. Si entra in un luogo sacro, in un luogo immenso. In quel luogo dimenticato dal mondo inizia un nuovo mondo. Definire il deserto un regno è un eufemismo. Bruce Chatwin, in ben altri deserti del Sudamerica, ha inventato una letteratura di viaggio (lui, perso tra il deserto di sale del Cile e l’enorme Patagonia) e il mito del viaggio nel deserto è rimasto quello delle (ri)cercatrici di pace. I deserti più belli, potenti nell’immaginario (dei sensi)? Loro. Dove andarci subito.

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Perdersi nel Salar de Uyuni. Un deserto salato che riflette tutta la bellezza del mondo. Destinazione: Bolivia, una distesa di sale e acqua che ha stregato gli Inca ed è diventata meta di culto per chi, su a 3.600 metri di altezza, viaggia sulle orme di Bruce Chatwin.

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Aspettare la notte nel deserto del Namib. Luogo di struggente bellezza, le sue dune che sfumano nel bianco, sono uno spettacolo naturale. Meta indiscussa per centauri che in quelle dune trovano una sfida costante. Gigantesco (più di 80mila chilometri quadrati) è una delle zone più antiche al mondo.

Foto di Dan Grinwis su Unsplash
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L’on the road della vita nel Gran Deserto Victoria. Quella terra rossa iconica che neppure il Roland Garros, quella tinta che brucia al solo guardarla è la grande anima selvaggia australiana. Seguite le scie di eucalipti che addolciscono l’aria torrida. Innegabile: la presenza degli indigeni australiani (i Kogara e i Mirning) significa che questo sarà un lungo viaggio nella cultura australiana.

Foto di Georgia Dixon su Unsplash

Immaginare l'infinito (e viverlo) nel deserto del Gobi. Immenso, enorme, infinito, spaventosamente silenzioso: il deserto più grande d’Asia è la cartolina della Mongolia meridionale che sfiora i confini della Cina. Aspettare l’alba in una tipica tenda mongola, osservare la linea piattissima dell’orizzonte spezzata solo dall’arrivo improvviso dei cavalli selvatici o dai cammelli bactriani. No, non stiamo sognando.

Foto di Sarah Lachise su Unsplash
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