Seduta in un rettangolo di graminacee nelle infinite praterie del New Mexico, all’ingresso del museo dinamico dell’art deco che è la stazione ferroviaria di Los Angeles, (tra)vestita da dama a una rievocazione storica nel deserto dello Utah. È in uno di questi posti che mi immagino di incontrare, abbracciare, parlare con Elena Refraschini, viaggiatrice, avventuriera, escursionista, mai turista, semplicemente la donna che ha percorso in treno quasi tutte le linee ferroviarie negli Stati Uniti, l'unica europea ad aver percorso, da sola, centomila chilometri sui treni in tutto il mondo. Vive a Milano per modo di dire, la sua patria è il mondo, soprattutto quello americano, e il suo motto è parafrasato da uno scritto di Herb Caen: “Un giorno, se mai finirò in paradiso, mi guarderò attorno e dirò “Non è male, ma non è San Francisco”. Ed è anche all’umorista californiano che deve la sua passione, (de)scritta nel suo primo libro San Francisco, Ritratto di una città, per la Frisco di Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Scrittrice, giornalista e insegnante di inglese sua scuola Inglese Americano, Elena durante il lockdwon ha lanciato Gli Americanini, mini corsi di lingua e cultura americana a distanza per viaggiare direttamente dalla scrivania. Nell’attesa di riempire presto un trolley.

Elena Refraschini
Courtesy Daria Addabbo

Chi sei in 200 caratteri.
Elena, insegnante di inglese e cultura americana, affetta da itchy feet – “piedi che prudono”, come chiamano gli americani quelle persone che fanno fatica a stare ferme. Amo il viaggio lento e profondo, soprattutto in treno e a piedi.

Hai mai contato il numero di aerei su cui sei salita?
In realtà, no. Però un giorno durante il lockdown della scorsa primavera ho provato a contare i chilometri che ho percorso in treno nel mondo: il numero è attorno ai 100.000 (di cui 80.000 solo negli States). Stavo leggendo la raccolta di articoli di un grande scrittore e appassionato di ferrovie americane, E.M. Frimbo, un tipo molto originale che viveva a New York insieme a tredici gatti persiani e che prima di morire aveva percorso più di 4 milioni di chilometri in treno. Credevo di poterlo battere, ma sarà dura! Forse dovrei seriamente considerare l’opzione di vivere su un treno. Non che mi dispiaccia, in effetti…

Il primo pensiero prima di decollare. Il primo pensiero appena atterrata.
Anche se l’aereo non è il mio mezzo di trasporto preferito, l’idea di una imminente nuova avventura mi elettrizza sempre. Per me, un viaggio è innanzitutto un contatto con le persone del luogo: quindi un rituale che ripeto a ogni arrivo è riabbracciare e uscire a cena con gli amici che di solito mi ospitano quando sono negli States. Quando atterro nel Midwest, ad esempio, la prima cosa che faccio è praticamente tuffarmi in una deep dish pizza, la pizza tipica di Chicago: una specie di torta ripiena di formaggio e salsa di pomodoro, deliziosa quanto pesantissima. Ai miei amici americani nemmeno piace granché e non si capacitano di come un’italiana possa apprezzarla, ma mi accompagnano volentieri lo stesso. Non c’è un ricordo di viaggio, dagli States o dal mondo in generale, che non sia legato a una persona specifica che mi ha parlato di quel luogo o che mi ci ha portata. Amo il viaggio in solitaria ma in realtà non sono mai davvero da sola.

A bordo del treno Coast Starlight, a qualche miglio da Los Angeles
Courtesy Elena Refraschini

C’è un viaggio che col senno di poi avresti fatto meglio a non fare?
Non sono una che si pente delle proprie scelte, perché penso che anche in viaggio si impari più dagli errori che dai successi (i miei studenti se lo sentono ripetere fino alla nausea!). Però un paio di anni fa decisi di percorrere la tratta Londra-Milano in pullman: 40 ore, 3 cambi, niente cibo… Ecco, diciamo che è stata una bella occasione per mettere alla prova la mia resistenza fisica e mentale, ma probabilmente non lo rifarei. È stata forse l’unica volta nella vita in cui mi sono detta “Elena, non hai più l’età per queste cose!”.

Il viaggio a cui pensi più spesso.
Senza dubbio, il viaggio intorno al mondo in treno. Nel 2011 organizzai un viaggio di quattro mesi in solitaria: il primo mese attraverso Russia, Mongolia e Cina in treno, e poi tre mesi negli Stati Uniti a bordo di Amtrak, la compagnia ferroviaria nazionale. Durante tutto quel periodo ho utilizzato la rete di ospitalità gratuita di Couchsurfing, dormendo sui divani di persone conosciute solo qualche minuto prima. È stato un grande esercizio di fiducia, empatia e flessibilità. Uno di quei viaggi che cambiano l’approccio alla vita: è anche grazie alle persone che ho conosciuto durante quell’avventura che ho fondato la mia scuola per insegnare l’inglese americano online. Voglio che tutti i miei studenti e tutte le mie studentesse abbiano le stesse opportunità che ho avuto io di creare legami profondi negli Stati Uniti grazie al potente strumento della lingua inglese.

Il tour americano più sottovalutato.
Durante la scorsa primavera ho inaugurato alcuni mini-corsi di lingua e cultura americana che avevano l’obiettivo di far viaggiare con la mente in alcuni territori degli States e di insegnare la lingua inglese allo stesso tempo. Li ho chiamati “gli Americanini”. Il primo di questi Americanini è ambientato in Kansas, zona in cui qualche anno fa mi sono trovata quasi per caso quando il mio treno è stato soppresso causa allarme tornado. In quei giorni mi sono proprio sentita come Dorothy nel Mago di Oz, catapultata in un mondo magico fatto di praterie infinite e fattorie levigate dal vento: e a giudicare dalle opinioni che hanno condiviso gli studenti-viaggiatori a conclusione del viaggio virtuale, credo che potrebbe diventare una destinazione inconsueta e decisamente “americana”.

Il paesino di Malta, in Montana
Courtesy Elena Refraschini

Scontata ma necessaria: appena sarà possibile prenotare, andrai a…? Perché?
In questo anno di viaggi cancellati o sospesi mi sono nutrita di libri, serie tv e progetti vari a tema americano… Il risultato è che appena sarà possibile ho in lista almeno sei aree diverse da toccare. Probabilmente mi prenderò un mese per spostarmi – in treno, of course – da un luogo all’altro. Vorrei esplorare alcune zone che ancora non ho visitato nell’area dei Grandi Laghi e del Midwest... Come racconto spesso a chi studia l’inglese americano con me, e ce l’ha ricordato anche lo spot con Bruce Springsteen della Jeep andato in onda durante il Superbowl quest’anno, è lì che si trovano le radici dell’identità americana.

C’è qualcosa in cui cultura italiana e quella americana si incontrano o abitiamo davvero su due pianeti diversi?
Non penso abitiamo su due pianeti diversi, ma sicuramente ci sono tante piccole e grandi differenze che è bene conoscere, soprattutto per chi ha intenzione di lavorare con gli Stati Uniti o di trasferirsi a lungo termine. I modi in cui stringiamo rapporti di lavoro o di amicizia per esempio sono diversi, così come lo sono gli argomenti di discussione che si ritengono accettabili a tavola. Nei miei oltre trenta viaggi negli Stati Uniti l’ho imparato a mie spese: è importante conoscerli per evitare di fare brutta figura non solo durante i nostri futuri viaggi di piacere o di lavoro, ma anche – banalmente – quando abbiamo a che fare con gli americani in generale.

Ci regali qualche trick per muoversi/viaggiare in America nel mondo più low cost possibile?
Senza contare i miei mini-corsi che si possono fare direttamente da casa, vero? In generale, per quando si potrà tornare a viaggiare, il mio consiglio è se possibile di farlo durante la bassa stagione, fuori dai mesi estivi più gettonati: a volte questa scelta ha un impatto importante sul costo del biglietto aereo e degli alberghi. Inoltre, se il viaggio che avete in mente non include spostamenti troppo lunghi e frequenti, consiglio spesso di valutare il trasporto pubblico di treni e pullman. Il mito del roadtrip è naturalmente molto radicato negli States, ma forse anche per questo un viaggio in Amtrak o Greyhound potrebbe riservare parecchie sorprese al viaggiatore più smaliziato.

Come credi che il nuovo corso politico americano cambierà (in meglio?) il turismo negli USA.
Questo nuovo governo ha implementato un sistema di efficace distribuzione dei vaccini, che è il primo passo per far sì che una destinazione turistica torni a essere visitabile in sicurezza. Soprattutto, però, ho l’impressione che ci sia un rinnovato orgoglio patriottico dopo quattro anni in cui tanti cittadini americani si sono vergognati dei propri leader politici. Spero davvero che il paese sia sulla soglia di una nuova era in cui la voce della scienza torni a essere ascoltata a scapito della miriade di fake news e dove combattere il cambiamento climatico diventi la priorità. Questo è il paese che vorrei tornare a esplorare al più presto. Anche a distanza, percepisco un sollievo molto simile a quello che avevo trovato quando, tra il 2007 e il 2008, visitai il paese a cavallo delle due amministrazioni Bush-Obama. Anche se naturalmente only time will tell, si vedrà solo col tempo.

In Texas
Courtesy Elena Refraschini

Se potessi scrivere un terzo libro che tema avrebbe?
Dopo un primo libro dedicato al viaggiare con Couchsurfing e uno alla storia culturale di San Francisco, non escludo di dedicarmi a un terzo. Mi piacerebbe adottare uno sguardo più ampio: ho diverse idee che mi frullano in testa (ecco perché la definizione di itchy feet mi calza a pennello!), ma nulla di troppo nitido ancora.

San Francisco in 48 ore. 3 attività pop da fare, 3 chicche da insider da visitare, 3 piatti da mangiare.
Un tour dei vecchi bordelli della città, per provare a immergersi nella vita selvatica e sfrenata dei primi anni della corsa all’oro. Consiglio un giro anche in Haight-Ashbury, il quartiere al centro della rivoluzione culturale hippy ma anche oggi sede di diversi esperimenti sociali; e un tour nel quartiere del Tenderloin, con una delle brave guide del museo di quartiere. La maggior parte dei turisti sta lontana da questa zona tristemente nota per l’alta quantità di senzatetto, ma in realtà ha tantissime storie da raccontare. Tra i miei posti del cuore consiglio sempre una tappa all’Ina Coolbrith Park, dal quale si gode di una splendida vista sui grattacieli del quartiere finanziario, per poi vagare tra le tante scalinate che punteggiano il quartiere di Russian Hill. Per quanto riguarda invece i piatti da mangiare, a San Francisco c’è davvero l’imbarazzo della scelta: dal classico clam chowder servito nella pagnotta di pane acido tipica di queste zone, ai giganteschi burritos del quartiere latino di Mission, alla miriade di ristoranti cinesi che hanno popolarizzato la cucina cinese-americana che oggi tutti conosciamo. Si potrebbe stare un mese in città senza esaurire le esperienze che ha da offrire. Ecco, anche dopo più di venti soggiorni ancora non mi sono stancata di camminare su e giù per le sue colline e chissà, forse sarà proprio questa la mia prima destinazione appena si potrà tornare a viaggiare…

Apline, Texas a bordo del Sunset Limited
Courtesy Elena Refraschini